Torrigiani, lavori al buio: la frana, la perdita e il buco o viceversa

Un vero e proprio rebus l'esatta dinamica degli eventi, eppure i lavori sono partiti secondo uno schema ben preciso


Il cantiere procede a ritmo serrato su quel versante dell'Arno che nelle vecchie immagini di Firenze neppure esisteva
Colpa della pressione aumentata a causa di un "errore umano" su una riparazione notturna presa alla leggera? Un tubo si è rotto e l'asfalto ha ceduto nel tempo? C'è stata una frana ed il tubo si è rotto?
Firenze, ancora all'oscuro della verità, sta provvedendo alla riparazione mantenendo la spalletta spanciata ed ipotizzando un camminamento sottostante. Un azzardo?

Come ha ricordato Nove da Firenze a pochi giorni dal crollo, la sponda era detta "Delle Rovinate" ovvero molte case erano state ripetutamente distrutte dal franare del declivio roccioso soprastante e persino Bernardo Buontalenti rimase sepolto sotto le macerie di una di queste frane.
Lodovico delle Colombe nel 1610 contesta i fondamenti delle asserzioni galileiane dicendo: "Il fabricar sopra questi fondamenti precipitosi, mi fa ricordare di coloro che muravano su le Rovinate della via de' Bardi, la dove, sendo gli edifici caduti una volta, non mancò chi ve ne rifece di nuovo".

Nel 1547 infatti il poggio antistante Santa Lucia de' Magnoli franò insieme ad altri 18 edifici e la chiesa fu volgarmente chiamata "Santa Lucia delle Rovinate".  Cosimo I de' Medici, secondo Duca di Firenze e, in seguito primo Granduca di Toscana, emanò un editto che proibiva - temporaneamente - la ricostruzione delle case. Il palazzo Capponi alle Rovinate si trova in via dei Bardi 36, con accesso anche su Lungarno Torrigiani 25. La facciata sul lungarno fu edificata tra il 1872 e il 1878, quando venne realizzata la strada lungo il fiume, su progetto di Luigi Del Sarto e Raffaele Canevari, nell'ambito del piano regolatore approntato da Giuseppe Poggi. 

Probabilmente alla mobilità della collina ha concorso la ricca presenza di corsi d'acqua che scorrono giù verso l'Arno. Oggi interrati e invisibili, in epoca medievale alimentavano mulini. Un ricordo di quell'epoca è il toponimo Via del Canneto, la piccola via, a due passi dai Lungarni che sale sù da Via de' Bardi. Il nome attuale di questo vicolo pittoresco conserva il ricordo di quando, perpendicolari all'Arno, scorrevano torrentelli circondati da canneti acquitrinosi

Mentre nelle stanze di Palazzo Vecchio si discute sulle responsabilità politiche eventuali e su quelle tecniche demandate al lavoro della magistratura inquirente, qualche fiorentino arriva a porsi riflessioni interessanti.
Una domanda su tutte riguarda le modalità di ripristino della spalletta che sono partite secondo un programma che, a questo punto più che mai, parrebbe essere stato disegnato all'oscuro degli eventi che hanno causato il danno.

Ad intervenire sull'argomento, dopo le indiscrezioni sulla relazione presentata da Publiacqua, è anche Vincenzo Donvito patron di ADUC: "Publiacqua, avendo fatto una sua relazione sul crollo di lungarno Torrigiani e conseguente rottura di un proprio tubo, avrebbe attribuito le cause ad uno smottamento della collina. Si e' quindi tirata fuori dalle responsabilità dovute a quello che fino ad oggi ci e' sempre stato detto (Sindaco di Firenze in testa), che si trattava di un errore umano. Il Comune, tra i maggiori azionisti di Publiacqua, fa sapere che non ne sa nulla di questa relazione, che ne e' venuta a conoscenza dai media e che, comunque, aspetta i risultati delle indagini della magistratura. Ai posteri -forse- sara' ammesso di conoscere di cosa stanno parlando, cioe' quali sono i particolari di questo smottamento della collina, visto che Publiacqua sembra non abbia intenzione di rendere pubblico una si' importante relazione, ma si e' limitata a far filtrare quanto basta per dire che la responsabilità non e' loro. E' un modo di fare politica che crea solo danni"
Aduc punta poi il dito sul "detto e non detto" accusando il sistema economico che vede "assenza di concorrenza" nel settore idrico locale.

Antonio Patruno