Rubrica — Spettacolo

Teatro della Pergola: Filippi Timi apre la stagione con la prima nazionale di "Un cuore di vetro in inverno"

Dal 23 al 28 ottobre (ore 20:45, domenica ore 15:45)


Filippo Timi inaugura la stagione del Teatro della Pergola con la prima nazionale di Un cuore di vetro in inverno da martedì 23 a domenica 28 ottobre. La sua nuova linea di ricerca è la storia di un cavaliere umbro che parte per combattere il drago delle sue paure, condivisa in scena con Marina Rocco, Elena Lietti, Andrea Soffiantini, Michele Capuano.

“Di una cosa – afferma Timi – oggi sono certo, che le paure ti corazzano, ma insieme sbarrano la strada. Però, so che è fondamentale affrontare il drago inesistente per tornare vittorioso all’amore sinceramente.”

Raccontato per stazioni come in una sorta di Via Crucis o di sacra rappresentazione, lo spettacolo, semplice e giullaresco a mo’ di rappresentazione medievale, è anche, in parte, un omaggio a un certo cinema di Pasolini e alle sue atmosfere. Giovedì 25 ottobre, ore 18, Filippo Timi e la Compagnia incontrano il pubblico. Coordina Riccardo Ventrella. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. La produzione è di Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana e, dopo l’anteprima a Monza e il debutto a Firenze, toccherà Milano, Roma e Perugia.

Le avventure di un cavaliere in un percorso dalla profonda anima poetica. Scritto nel personale e inconfondibile stile che contraddistingue il lavoro di Filippo Timi, Un cuore di vetro in inverno apre in prima nazionale la stagione del Teatro della Pergola da martedì 23 a domenica 28 ottobre. Uno spettacolo fortemente suggestivo, condiviso da Timi in scena con Marina Rocco, Elena Lietti, Andrea Soffiantini, Michele Capuano, che racconta la storia di un cavaliere umbro costretto a lasciare il proprio amore ad attenderlo mentre è in battaglia. Una produzione di Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana, che, dopo l’anteprima a Monza e il debutto a Firenze, toccherà Milano (Teatro Franco Parenti, 30 ottobre – 11 novembre), Roma (Teatro Ambra Jovinelli, 28 novembre – 9 dicembre) e Perugia (Teatro Morlacchi, 11 – 16 dicembre).

Andrée Ruth Shammah, direttrice del Franco Parenti, spiegava così la genesi di Un cuore di vetro in inverno in occasione delle prove aperte al Teatro Niccolini di Firenze nel marzo scorso: “Quando ho chiesto a Filippo di fare una serie di serate intorno a delle parole chiave (per esempio la paura, il sogno) lui è arrivato un pomeriggio, si è seduto nel mio ufficio e mi ha letto quello che aveva scritto. È stata un’ora di grande intensità. Non si poteva non cercare di fare di tutto per fargli mettere in scena quelle parole. Abbiamo chiesto aiuto alla Fondazione Teatro della Toscana, che ha sempre ospitato e coprodotto i nostri spettacoli di Filippo. Ora non ci resta che fare il possibile, creando le migliori condizioni artistiche e produttive per accompagnare la nascita di questo nuovo lavoro.”

Siamo nel Seicento, anno più, anno meno. Un cavaliere errante va a combattere contro il drago delle sue paure, lasciando il suo amore ad aspettarlo al ritorno, nella convinzione e con l’obiettivo di ritornarvi vittorioso, proprio come in un romanzo cortese, ma di costume, in grado di stupire, far sorridere e riflettere il pubblico. Uno scudiero e un menestrello, una prostituta e un angelo custode, costituiscono la piccola corte che il cavaliere porta con sé, che fa da contorno alla sua figura, in un carosello che ha del tragicomico. Sono personaggi che si definiscono e prendono forma in quello che fanno e nel loro star dietro al cavaliere.

Illustra Filippo Timi ad Angela Consagra sul foglio di sala dello spettacolo: “Il titolo Un cuore di vetro in inverno è nato così perché vediamo il personaggio principale, un cavaliere umbro del Seicento, che va ad affrontare un drago: nello spettacolo assistiamo proprio a un momento specifico in cui questo cavaliere si denuda di tutto e rimane in mutande, sotto la neve, sentendosi solo. A un certo punto lui dice, a proposito di se stesso: “Eccola, la mia anima, un albero isolato dal mondo, un albero in cima a un dirupo”, e queste parole riassumono la visione dell’essere umano che si ritrova a combattere la propria guerra. L’individuo è necessariamente solo con se stesso: partendo da questo, il titolo riporta a un’idea di fragilità, al fatto di essere sprofondati in un mondo d’inverno e di essere, appunto, “un cuore di vetro in inverno”, ovvero un cuore trasparente e fragile. Alla fine, il cavaliere sconfigge il drago, nel senso che si trasforma in un uomo. Accetta il suo lato umano, accetta la propria fragilità. Lui capisce che, per sopravvivere e vivere, ha bisogno degli altri. E accoglie la propria umanità.”

Redazione Nove da Firenze