Supporto psicologico ai poliziotti: nuovo progetto a Firenze

Organizzato e patrocinato dal Silp Cgil di Firenze in collaborazione con l’Associazione Cerchioblu. Molti agenti si trovano costantemente coinvolti in situazioni a grosso impatto emotivo


Debriefing psicologico per gli operatori di Polizia: parte domani venerdì 13 novembre il progetto di supporto psicologico organizzato e patrocinato dal Silp Cgil di Firenze in collaborazione con l’Associazione Cerchioblu.

“Sentiamo forte la necessità e l’esigenza - dichiara il Segretario Generale del Silp Cgil fiorentino Antonio Giordano - di fornire un immediato e concreto supporto a tutte le poliziotte ed i poliziotti di Firenze, a cominciare da coloro che più di altri, per tipologia di servizio, si trovano costantemente coinvolti in situazioni a grosso impatto emotivo. Reati minorili, abusi e maltrattamenti familiari, pedopornografia, scene del crimine: sono solo alcune delle situazioni che creano quotidianamente stress negli operatori di Polizia i quali non sempre hanno formazione, conoscenze e consapevolezza per poter operare in autonomia un’opportuna decompressione psicologica”.

Sul tema, di particolare rilevanza per il Silp Cgil, notevoli passi in avanti sono stati compiuti da parte del Dipartimento di P.S. che, stimolato e sollecitato dal Silp Cgil con proposte concrete di modifica dei regolamenti, ha posto le basi per un approccio responsabile e condiviso volto a fornire momenti formativi e di supporto al personale.

Il Silp Cgil Firenze, anticipando quello che potrebbe essere un servizio fornito dal Dipartimento di P.S., ha stretto una collaborazione con  Cel’Associazionerchioblu, che si occupa dal 2014 di offrire supporto psicosociale e formazione sulle competenze relazionali che possono aiutare gli operatori di Polizia a gestire gli eventi critici di servizio e i propri vissuti emotivi.

Gli incontri di gruppo di decompressione emotiva, chiamati tecnicamente gruppi di debriefing psicologico, avranno, secondo il Presidente dell’ Associazione dott. Graziano Lori, “la funzione di aiutare gli operatori, che vengono in contatto con situazioni di violenza, a decomprimere l’impatto emotivo e potenzialmente traumatico che tali situazioni possono avere su di loro e sulla loro vita oltre che sulla qualità del lavoro che poi si troveranno a svolgere. Permettere all’operatore di avere uno spazio sicuro e condiviso con il gruppo di appartenenza, per elaborare e riconoscere aspetti critici e di difficile gestione dal punto di vista emotivo, è il primo passo anche per evidenziare e riconoscere sintomi di disagio o di natura post-traumatica”.

Redazione Nove da Firenze