Strada chiusa in centro: Palazzo Vecchio ha agito senza via libera del Comitato Provinciale

Dmitrij Palagi e Antonella Bundu (Sinistra): “Allora mettiamo sacchi di sabbia vicino alle finestre...” Il Consigliere regionale Paolo Marcheschi (Fdi): “Il Comune ha chiuso la strada senza il benestare della Prefettura. Una Sinistra arrogante pensa di poter fare quello che vuole. E’ un gravissimo abuso di potere”. L'intervento dell'Ordine degli Architetti sul tema delle cancellate


Firenze– Chi ha preso la decisione di mettere un cancello in via dell'Ortone, chiudendola dalle 20:00 alle 6:00?Clamorosa la notizia che la Prefettura di Firenze è intervenuta in merito alla chiusura mediante cancelli in Sant’Ambrogio, spiegando che la richiesta del Comune di valutare la chiusura è ancora all’esame del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

In relazione agli articoli di stampa apparsi in questi giorni sulla chiusura mediante cancelli della strada del centro di Firenze, la Prefettura di Firenze precisa infatti che la richiesta pervenuta nei mesi scorsi dal Comune di valutare la proposta di chiusura di via dell’Ortone tramite apposizione di cancelli è tuttora all’esame del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, in attesa di ricevere i dettagli e i chiarimenti chiesti. Pertanto nessuna asseverazione è al momento intervenuta da parte del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica sulla specifica questione.

Il Comune ha dunque agito d’imperio, siamo all’ennesima dimostrazione dell’arroganza della Sinistra. Pensano di poter fare quello che vogliono. E lo fanno senza pudore ma soprattutto senza autorizzazioni fregandosene della Prefettura che è responsabile in materia -attacca il Consigliere regionale Paolo Marcheschi (Fdi)- Dicono di avere le autorizzazioni e sono stati sbugiardati, dicono di aprire porti e chiudono le strade pubbliche su raccomandazione di uno chef. È un gravissimo abuso di potere. Ma anche una colossale figuraccia che dimostra come nei vertici del Comune alcuni si pieghino ad interessi particolari e non di tutta la città. Se invece si sono arresi nel difendere la città dal degrado e dalla criminalità e hanno deciso di chiudere le strade pericolose e degradate, le chiudano tutte. La richiesta arriva da tanti luoghi del centro storico, spieghino come mai ne accontentano solo uno e addirittura da come si legge dalla nota della Prefettura senza permessi”.

«C'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra» è il noto verso della canzone L'anno che verrà di Lucio Dalla, del 1978... “Ci è tornata in mente – commentano Dmitrij Palagi e Antonella Bundu di Sinistra Progetto Comune – L'unica soluzione giusta di questa Amministrazione sul tema della sicurezza è legato all'illuminazione. Per il resto tra centrodestra e centrosinistra è una gara alla misura più repressiva: telecamere ovunque, maggiore presenza di divise e armi per le strade, inferriate con cui recintare spazi pubblici e sottrarli alla pubblica fruizione. Il tutto senza andare a indagare quel senso di insicurezza diffuso che nasce dalla precarietà delle condizioni materiali, dall'assenza di una città capace di pensarsi come luogo e bene comune. Il degrado come violenza, la soggettiva visione di decoro come norma che disciplina il vivere quotidiano, una totale incapacità di comprendere la pluralità della vita, il voler ridurre tutto a un'enorme centro commerciale con vetrine scintillanti, accessibili solo a chi può permettersele... Non ci si può nascondere dietro a provvedimenti spezzettati: un lampione qui, mille telecamere là, il cancello dall'altra parte, uno student hotel dietro l'angolo... Per governare serve una visione d'insieme coerente e chiaramente schierata su una proposta di vita pubblica. Quel cancello – concludono Bundu e Palagi – è una sconfitta della politica, del vivere in società. Non c'è altro modo per giudicarlo, pur comprendendo quei sentimenti della cittadinanza che magari hanno spinto a chiederlo. Ma quel cancello non cancella quei sentimenti, li alimenta”.

“Da molti giorni ormai si parla della proposta di realizzare una cancellata sul sagrato di Santo Spirito, con voci di chiaro dissenso e altre di altrettanto convinto appoggio -interviene il Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Firenze, che spiega- si era già espresso alla prima manifestazione di questa ipotesi con una posizione di rifiuto e oggi ci sentiamo in dovere di aggiungere qualche riflessione dato che di spazio e per giunta di spazio pubblico si parla, in un contesto tanto caratterizzato per il tessuto in cui si colloca e per l’opera dell’architetto che, insieme ad altri illustri colleghi, ha contribuito a far conoscere nel mondo questa città. La funzione delle piazze nella vita cittadina è storicamente aggregativa, luogo di scambio e di contatto umano in parte molto simile o certamente in affinità con quello delle chiese, che non a caso dialogano con logica di continuità con lo spazio che le fronteggia. La sola idea di difendere fisicamente il sagrato dalle persone che vivono la piazza ci pare eccessiva: proteggere l’integrità fisica del luogo ne indebolisce il significato simbolico se è una barriera l’elemento di protezione. Il tema dell’inclusività deve essere il filo conduttore della gestione degli spazi pubblici che si animano e vengono presidiati proprio dal modo in cui vengono utilizzati e condivisi. Uno spazio intercluso allontana ed esclude, più che una proposta ricorda una rinuncia. Lo sappiamo bene noi che anni fa abbiamo spostato la nostra sede alla Palazzina Reale di Santa Maria Novella, allora luogo di bivacchi notturni e di ricovero improprio per clochard. Le dinamiche di uso sono cambiate con l’acquisizione di funzioni che ne hanno mutato l’assetto. Oggi quest’area vive ancora momenti di difficoltà per il rapido cambiamento dei flussi e dei fenomeni sociali che la riguardano molto da vicino, ma la nostra scommessa contemporanea è quella di contribuire a togliere la cancellata che separa l’Esedra da via Valfonda, perché potrebbe innescare la decompressione dei flussi oggi esistenti, laddove decomprimere serve ad accogliere e gestire, naturalmente di concerto e in accordo con tutte le amministrazioni che sono coinvolte in questa scelta. È anche il frutto degli esiti di un evento organizzato dalla Fondazione Architetti proprio alla Palazzina Reale nei mesi scorsi, Spazi Sospesi, che analizzava con esperti e cittadini i cosiddetti 'non-luoghi' prospettando l’ipotesi di continuità e maggiore fluidità lungo il percorso che dalla Fortezza porta alla Stazione, in assoluta analogia con quanto emerso nel Laboratorio San Lorenzo, percorso partecipativo cui ha compartecipato l'Ordine degli Architetti, in cui si richiedeva, insieme al recupero del complesso di Sant'Orsola, l’apertura dei giardini del Palazzo dei Congressi proprio per consentire un più facile contatto col quartiere. Entrambe le proposte si muovono nella certezza che tali aperture contribuiscano a ridurre il degrado dei luoghi e non il contrario, e la presenza dei cittadini è il comune denominatore degli esempi citati. Non si intende privare di valore le legittime lamentele del priore di Santo Spirito cui altre istituzioni devono certamente rispondere con una diversa attenzione agli usi e alle funzioni che gravitano intorno ai luoghi, ma cerchiamo una strada che ci aiuti a innalzare il livello di consapevolezza di chi vive lo spazio pubblico, ricordando che richiede maggiore rispetto proprio perché è di tutti, distinguendo e arginando il vandalismo dall’uso disinvolto e rilassato. Non ci scandalizziamo per le persone che scelgono gli scalini di una chiesa per sedersi e conversare civilmente, magari possiamo chiederci se ci siano sufficienti sedute o bagni pubblici e porre mano a una più organica proposta di arredi urbani e servizi per tutto il territorio cittadino. Cogliamo piuttosto l’occasione del dibattito che si è innescato in città per migliorare l’assetto attuale senza alterare uno dei più significativi monumenti cittadini”.

Redazione Nove da Firenze