Stella (Fi) a difesa della storica Farmacia di piazza San Felice e dell'Oltrarno

Il vicepresidente del consiglio regionale contro lo sfratto: "Una battaglia per la fiorentinità". Appello a Comune e Regione affinché si attivino. "Quartiere 'bistrattato' tra lavori che vanno avanti da due anni e difficoltà di accesso alla ztl"


(DIRE) Firenze, 25 ott. - Il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia), sposa la battaglia contro lo sfratto della farmacia di piazza San Felice aderendo all'appello del comitato in difesa della storica attività. "Abbiamo scelto- afferma- di essere qua per difendere un principio, la fiorentinità, Firenze, la cultura che questa città porta con sé. È impensabile che si decida di sfrattare un presidio storico della nostra città, qualunque esso sia. Vale per la farmacia, che per noi rimane un presidio socio-sanitario, ma il discorso sarebbe lo stesso se ci fosse una bottega artigiana, un ristorante, un'attività di somministrazione".

Stella inserisce il caso innescato dalla nuova proprietà del palazzo di piazza San Felice, che vuole sbarazzarsi dell'attuale farmacia, in un problema più generale che attanaglia il cuore del capoluogo toscano: "La città perde ogni anno più di due-tre mila residenti. I residenti rimasti a oggi nel centro storico sono soltanto 18.000. Perché vanno via? Perché è diventata una zona invivibile, una città museo, dove gli esercizi chiudono, non ne fioriscono di nuove, non si tutelano le attività storiche".

Dunque il tema della farmacia diventa anche il racconto di un quartiere che secondo Forza Italia in questi anni è stato "bistrattato" fra lavori che vanno avanti da due anni, come accade in via dei Serragli, e le difficoltà di accesso con la Ztl. 

Per Marco Stella oltre alla trattativa fra privati, la questione ha una rilevanza "politico-ideologica". Di conseguenza chiede a Comune e Regione di attivarsi. In particolare, fa sapere, "domandiamo che il Comune dica ai proprietari che qui esiste un presidio storico, tutelato dalla soprintendenza alle belle arti e dal regolamento urbanistico ed edilizio della città, che gli arredi non si devono e non si possono toccare". 

Ai nuovi proprietari viene recapitato un messaggio altrettanto rotondo: "Hanno la legittimità di portare avanti la loro attività all'interno di tutto l'edificio, la svolgano ma la farmacia non si può toccare", insiste Stella. Seguendo un principio: è storico il luogo, ma lo è altrettanto l'attività, dunque entrambi sono meritevoli di una tutela. Un punto sul quale sarà decisivo il Tar della Toscana, il quale è stato chiamato a stabilire se annullare o meno il vincolo imposto dalla soprintendenza.

(Cap/ Dire)

Redazione Nove da Firenze