Renai, al via la più grande cassa di espansione della Toscana. E Giani sale sulla ruspa

Ma stavolta è un gesto contro la burocrazia: "Sono vicino alla concretezza degli operai"


Hanno preso il via, ai Renai di Signa, i lavori per quella che è destinata a diventare l’opera di maggior impatto idrogeologico della Toscana, una cassa di espansione da 11 milioni di metri cubi e dal costo di 13,2 milioni di euro. “Un impatto -ha detto il presidente Eugenio Giani- persino superiore a quello dell’invaso di Bilancino”.

Sarà anche per la portata dell’opera, il cui lungo iter era iniziato con l’accordo di programma del 2002, che Giani, dopo essersi scagliato contro la “burocrazia e il guazzabuglio delle nostre leggi” non ci ha pensato due volte ed è salito su una ruspa. Niente di nuovo, si penserà, lo hanno già fatto altri politici. Sì, solo che questa volta non c’erano di mezzo campi rom o di altra natura da sgomberare.

“Ho voluto solo dare un segnale di vicinanza agli operai che sono coloro che trasformano veramente in meglio la realtà con il loro lavoro. Sto improntando la mia Giunta e le politiche della Toscana nel segno della concretezza”, ha detto Giani, appena sceso dalla ruspa, che non si è limitato a far finta di manovrare, ma che ha azionato proprio con tanto di movimento del terreno.

Una ruspa contro la burocrazia, verrebbe da dire: “nel 2002 -ha ricordato l’assessore regionale all’Ambiente, Monia Monni- quando fu firmato l’accordo di programma, che pianificava quest’opera io ero assessora al Comune di Campi Bisenzio e collaborai alla sua stesura. Sono passati tanti anni e finalmente ci siamo"

"E’ una delle opere più importanti del Piano d’Ambito, è un’opera strategica perché -ha continuato Monni- interviene sul Bisenzio ma anche sull’Arno perché la presa dell’opera idraulica si colloca nel tratto dove il Bisenzio confluisce nell’Arno e si verifica il fenomeno del rigurgito. L’intervento sarà realizzato in 3 anni, 3 anni e mezzo e terrà conto del rispetto della biodiversità e dell’habitat del Parco, che non dovrà interrompere le sue funzioni. E’ un’opera che aumenta la sicurezza di un’area molto vasta. Tutta l’area della Piana ne ha un beneficio. Bisogna ringraziare il Comune di Signa che mette a disposizione un’area vastissima per garantire maggiore sicurezza ai cittadini e alle imprese”.

"Con la cassa raggiungeremo vari obiettivi -ha aggiunto Giani- come la valorizzazione del Parco dei Renai, che è un vanto per il rapporto tra uomo e ambiente; si pongono poi le condizioni per la realizzazione del ponte tra Signa e Lastra a Signa. Abbiamo bisogno, anche per realizzare il ponte, dell’equilibrio idrogeologico che sarà portato da questa cassa di espansione. E poi c’è l’utilità diretta: sappiamo che il Bisenzio quando è in piena trova l’Arno che sbarra la strada, avremo con la cassa la possibilità di far scorrere le acque del fiume e una la capacità di contenimento dell'acqua più importante della Toscana, ancor più dell’invaso di Bilancino".

Giani ha ricordato lunghezza di un iter cominciato con l'accordo del 2002 e l'approvazione del progetto esecutivo nel 2014: "le procedure sono queste. Noi ormai viviamo ingolfati da procedure per appalti, valutazione di impatto ambientale, autorizzazioni, e chi più ne ha più ne metta. Nessuna responsabilità degli uomini, ma la responsabilità è di quel guazzabuglio di procedure che le nostre leggi, che si sovrappongono l’una all’altra, ci porta. Molte opera pubbliche in Italia non vengono realizzate per questo, persino quelle, come questa, che ci aiutano a prevenire i danni delle alluvioni", ha concluso Giani. 

Marco Bazzichi