Reintegrato da oggi il delegato Cisl-Fp licenziato a Torregalli

Accordo firmato dalla CISL-FP sul dipendente Asl. Revocato il provvedimento disciplinare, tornerà in servizio in azienda. Ieri lo aveva chiesto anche il Consiglio regionale. Il Consigliere Paolo Marcheschi (Fdi): “Il reintegro del dipendente licenziato non cancella la pagina di autoritarismo scritta dall’Asl Toscana centro”


Firenze- A seguito dell’intervista rilasciata al TG2 il 17 aprile 2020 da un soggetto anonimo e con voce contraffatta che affermava l’inesistenza di regole basilari di trattamento ospedaliero durante l’epidemia COVID nell’ospedale di Torregalli, nonché l’insufficienza dei Dispositivi di Protezione Individuale, la ASL aveva ritenuto di intimare il licenziamento di Alfredo Mazzarella, dirigente sindacale CISL.

Oggi il segretario generale Cisl-Fp Firenze-Prato, Nicola Burzio e il direttore generale Asl Toscana-Centro, Paolo Morello Marchese, hanno firmato un accordo giudiziale. Mazzarella è stato riammesso in servizio dal 15 luglio 2020 previa revoca del provvedimento disciplinare, con conseguente reintegrazione nel posto di lavoro.

La ASL ribadisce che le dichiarazioni rese dall’anonimo nell’intervista in questione sono del tutto prive di fondamento per ciò che concerne la separazione dei percorsi fra malati COVID positivi ed altri utenti dell’ospedale di Torregalli.

Siamo soddisfatti per il reintegro del dipendente licenziato ma ciò non cancella la pagina di autoritarismo scritta dall’Asl Toscana centro” –sottolinea il Consigliere regionale Paolo Marcheschi (Fdi) “Si è trattato di un provvedimento intimidatorio per far capire, a sindacalisti e non, che in questa regione non si può alzare la voce contro il potere”.

Proprio ieri aveva chiesto il reintegro anche una mozione presentata da Sì-Toscana a sinistra, emendata dal consigliere Pd, Enrico Sostegni, approvata dal Consiglio regionale, a conclusione del dibattito sulla comunicazione resa dall'assessore regionale Stefano Ciuoffo nel corso della seduta del 7 luglio scorso. Nella comunicazione all'Aula, l'assessore aveva ripercorso la vicenda, leggendo una nota predisposta dagli uffici e aveva fatto riferimento al servizio del Tg2 Rai del 17 aprile, in cui "un sedicente operatore sanitario dell'ospedale San Giovanni di Dio rilasciava un'intervista, nascosto e coperto da indumenti e quindi non identificabile con voce contraffatta per non essere riconosciuta". Le affermazioni dell'intervistato "descrivevano una situazione di mancata attuazione di misure di prevenzione anti-contagio per l'emergenza Covid e quindi di pericolo per gli operatori e i cittadini all'interno dell'ospedale". Affermazioni che, ha continuato a leggere l'assessore, "nel pieno dell'emergenza Covid, in un periodo estremamente delicato in cui la comunicazione pubblica assumeva un ruolo fondamentale anche per le azioni di prevenzione e per il mantenimento del rapporto di fiducia nei confronti del servizio sanitario regionale e dell'ospedale, potevano indubbiamente indurre nella popolazione e negli operatori sanitari un ingiustificato allarme e minare il rapporto di fiducia nel servizio sanitario, mettendo a rischio la stessa efficienza ed efficacia degli interventi". Tali affermazioni, ha aggiunto Ciuoffo, "risultavano assolutamente infondate e false, come testimoniato da immediati approfondimenti effettuati dalla direzione aziendale. Pertanto, oltre a inviare una lettera di protesta a firma del direttore generale al Tg2, si è proceduto a una indagine interna, anche attraverso una perizia fonica". Dall'indagine e dalla perizia emergeva che l'anonimo intervistato era proprio il dipendente "con sede operativa al san Giovanni di Dio" e con un "ruolo di carattere sindacale". Da questi elementi è "scaturita l'apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, "che dopo l'audizione effettuata alla presenza anche di un legale, ha portato a un provvedimento di licenziamento senza preavviso che è divenuto effettivo". L'assessore aveva spiegato anche all'Aula di aver visto personalmente quel servizio sul Tg2. Un servizio che "mi lasciò perplesso per le modalità del racconto, sembrava si parlasse di un messaggio in codice mafioso".

Il licenziamento del dipendente Asl, per Andrea Quartini (Movimento 5 stelle), “è stata ingiusto”. Sulla comunicazione, resa dall'assessore Ciuffo, il consigliere rileva che gli operatori sanitari in questa pandemia si sono dovuti confrontare non solo con gli aspetti clinici, ma anche sul rischio individuale. È stato detto in tutta Italia che mancavano i dispositivi di protezione individuale e che non si lavorava in sicurezza”. “Sono inaccettabili gli atteggiamenti ritorsivi e intimidatori”, afferma Monica Pecori (gruppo Misto) mette in discussione l'operato del dirigente dell'azienda: “Rispetto a come sono state condotte le indagini interne, anche con perizia fonica quindi con soldi pubblici, per accertare le dichiarazioni del lavoratore che può parlare bene fuori dall'ambiente lavorativo senza autorizzazione solo se parla bene della propria azienda. Ci sono stati altri casi – dichiara ancora – su questo lavoratore si è arrivati al licenziamento senza preavviso senza tener conto che godeva delle prerogative del codice aziendale essendo componente delle Rsu”.

Per Paolo Bambagioni (Pd), “occorre tornare all'essenza della vicenda e mantenere un atteggiamento molto laico, senza difese d'ufficio. Serve pacatezza”, continua, rilevando che “la reazione della direzione generale è assolutamente ingiustificata”. “Nell'emergenza c'erano difficoltà, ma di fronte alla denuncia non c'è una lesa maestà, ma una critica, tanto più se chi la fa assolve ad una carica sindacale. Al limite si poteva fare un richiamo al dipendente”. Il punto “politico grave, da regime totalitario, è quello che non consente ad un lavoratore di esprimersi”, continua, rivolgendo l'invito a “ritirare il licenziamento”, mentre alla Giunta Bambagioni chiede di fare un” richiamo scritto alla dirigenza”. Conclude poi domandandosi “chi pagherà l'iniziativa legale che sicuramente reintegrerà il dipendente? Il clima di intimidazione è insopportabile”.

“Un signore a volto coperto rilascia giudizi negativi sull'azienda. Afferma poi altre cose che nel mezzo dell'emergenza Covid. Questo è un reato, significa procurato allarme. Va oltre l'interpretazione personale. A mio avviso l'azienda deve denunciare quella persona”, dichiara Enrico Sostegni (Pd). Ma il consigliere prosegue, affermando che il licenziamento del rappresentante sindacale è un atto non condivisibile, "perché quel rappresentante ha affermato di non essere la persona dell'intervista a volto coperto" e annuncia voto favorevole del gruppo Pd alla mozione di Sì-Toscana a sinistra, per la quale presenta anche gli emendamenti, poi approvati. E aggiunge: “Fin tanto che non c'è una decisione di un organo giudiziario, quel licenziamento deve essere ritirato”.

Per il capogruppo di Sì-Toscana a sinistra, Tommaso Fattori , la critica espressa dal lavoratore "è giusta, visto che in quella fase anche la sanità Toscana viveva un momento di caos". Fattori definisce la vicenda di "grande valenza politica", perché "intacca il principio fondamentale della libertà sindacale e anche quello della libertà di stampa" e quindi "è giusto che noi ne facciamo una valutazione politica e politicamente si chieda il ritiro del licenziamento".

"Per tutti i motivi già detti in aula anche io chiedo che sia ritirato il licenziamento del dipendente dell'Asl centro", afferma Serena Spinelli (gruppo Misto), che parla di una "vicenda gestita male, in cui serviva muoversi con maggiori attenzioni". E aggiunge: "Si è presa una decisione eccessiva e affrettata". La consigliera ha fatto riferimento a una interrogazione presentata a sua firma, con la quale chiedeva se la Regione intendesse attivare azioni di verifica sul provvedimento deciso dalla Asl in modo da valutare oltre ogni dubbio la congruenza del licenziamento per motivi disciplinari" e se "intenda provvedere nel frattempo a chiedere alla Asl Centro di disporre il reintegro del lavoratore licenziato".
Anche il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Marchetti, aveva presentato un'interrogazione nelle sedute precedenti, per conoscere "le ragioni del comportamento della Asl Toscana Centro, del presidente e se intenda rivalutare la vicenda, reintegrando il dipendente ingiustamente licenziato".

Redazione Nove da Firenze