L’assistenza domiciliare è il tessuto connettivo che tiene insieme la dignità di una città, un servizio vitale che entra nelle case per sostenere chi è rimasto indietro. Eppure, a Firenze, questo pilastro del welfare è stato sistematicamente smantellato da una logica di esternalizzazione che trasforma il lavoro di cura in una forma moderna di precarietà salariata. Mentre il Comune di Firenze, nel suo ruolo di stazione appaltante, osserva in un silenzio, la tensione è arrivata al punto di ebollizione.
Una realtà brutale denunciata da CUB Sanità Italiana: il sistema degli appalti ha polverizzato la giornata lavorativa. La gestione dei servizi scarica interamente sulle operatrici l’onere logistico di spostamenti e tempi morti. Non si tratta solo di inefficienza, ma di un furto di tempo legalizzato: ore di viaggio tra un utente e l’altro e reperibilità forzate non vengono retribuite, riducendo drasticamente il valore reale del salario orario. Il caso limite è rappresentato dall’eredità della precedente gestione (Cooperativa Elleuno), dove il meccanismo della "banca ore negativa" ha portato a situazioni paradossali: lavoratrici che si sono viste recapitare buste paga azzerate, costrette a lavorare per "ripagare" un debito orario generato dalle falle organizzative.
Dall'aprile 2025, con l'ingresso del Consorzio Blu, la strategia gestionale sembra aver imboccato la strada dello "scaricabarile": le carenze organizzative vengono trasformate in colpe individuali dei dipendenti attraverso un uso punitivo del potere disciplinare. I lavoratori operano in una solitudine pericolosa, spesso lasciati soli a gestire casi complessi che sfociano in aggressioni verbali e fisiche da parte di utenti esasperati. Invece di tutelare il personale, la cooperativa risponde con contestazioni e sanzioni, alimentando uno stress lavoro-correlato.
Il culmine dell'arroganza gestionale si è materializzato il 30 aprile, con il licenziamento di Silvia, una professionista con oltre 20 anni di servizio, una colonna portante dell'assistenza domiciliare cittadina. Questo atto non è un episodio isolato, ma il segnale di una gestione che intende fare tabula rasa dell'esperienza e della memoria storica per imporre condizioni di lavoro sempre più degradanti. Il licenziamento di Silvia è il manifesto di un sistema che considera le operatrici come ingranaggi sostituibili e non come professioniste della cura.
La mobilitazione del 18 maggio, sostenuta da USB Firenze, solleva il velo su una verità scomoda: lo sciopero generale del 18 maggio diventa così una protesta contro un disegno globale che sacrifica i diritti sociali. La soluzione proposta dai lavoratori è la fine della giungla degli appalti al ribasso attraverso la reinternalizzazione dei servizi. La stabilità del lavoro educativo e di cura non può essere garantita da soggetti privati che mirano al risparmio sui costi del personale. Le rivendicazioni sono chiare: rinnovo immediato del CCNL con aumenti salariali reali, tutele ferree per la salute e la sicurezza in un lavoro sempre più usurante, e il ritorno alla gestione pubblica diretta.
Lunedì 18 maggio 2026, la mobilitazione si articolerà in due momenti:
- Ore 10:00: Presidio presso la Prefettura di Firenze per denunciare l’impoverimento sociale e l’economia di guerra.
- Ore 14:30: Presidio di solidarietà sotto Palazzo Vecchio (Porta della Dogana, lato via de' Gondi) durante la seduta del Consiglio Comunale.
La qualità dell'assistenza è indissolubilmente legata alla dignità di chi la presta. Il Comune di Firenze deve decidere da che parte stare.