Per Rocco la Fiorentina si fa bellissima e sbanca Bologna

In gol Mandragora e Piccoli: primo tempo magistrale con spunti di gran gioco. Poi tanto controllo, ma finale in affanno

Paolo
Paolo Pellegrini
18 Gennaio 2026 17:12
Per Rocco la Fiorentina si fa bellissima e sbanca Bologna
Foto Fabio Vanzi

Per Rocco, con Rocco. Senza facili retoriche, ma sulla spinta di una consapevolezza nuova, diversa, nella giornata che pure poteva celare più di una insidia almeno sul piano emotivo, per non parlare del divario in termini di punti, di posizioni, di prospettive e – almeno fin qui – anche di rendimento e di caratura tra le due squadre. Ma con Rocco e per Rocco la Fiorentina non si è fatta intimidire, e sotto la pioggia fittissima del Dall’Ara ha confezionato il suo piccolo capolavoro, senz’altro la giornata più bella di questi primi 21 turni di campionato.

Ventuno, numero quasi magico che fa capire una cosa: se la Fiorentina è questa, e con qualche altro piccolo aggiustamento non può che migliorare, la salvezza è tutt’altro che impossibile. Anche se Paolo Vanoli, out per squalifica, a fine gara la butta sul prudente: “Ai ragazzi ho detto solo che questa è la strada, ma ripeto: fino alla fine saremo lì. Niente proclami, testa bassa. Abbiamo fatto un passo importante, ma lo ha fatto anche il Cagliari con la Juve.

Nella seconda parte è un altro campionato, dobbiamo rimanere lucidi”.

Hanno fatto festa, nello spogliatoio, ma il fil-rouge della domenica viola a Bologna è praticamente uno solo: dal riscaldamento con la maglia bianca e la foto del Presidente in palleggio con la scritta Grazie Rocco (e sulla schiena Rocco e il numero 1) alla maglia viola mostrata da Mandragora dopo il suo gol con il nome Rocco e il numero 5, era il suo quando giocava, fino ai cori “Ro-cco, Ro-cco” nello spogliatoio e al messaggio a firma di Catherine e Giuseppe Commisso, “Rocco sarebbe stato davvero orgoglioso di questo successo. Grazie di cuore”. Insisto, niente retorica. E non dico che ce ne vorrebbero di giornate così, per carità, fin troppi nella storia recente della Viola i momenti da piegarsi in due per il dolore e lo strazio, da quel maledetto marzo 2018. Però, la concentrazione e la voglia di rendere onore e omaggio hanno funzionato sicuramente da moltiplicatori di impegno e di adrenalina.

Diciamocelo: si è vista in campo una squadra. Si sono visti momenti di calcio, quello vero, anche perché qualcuno sembra tornato su standard più che apprezzabili: vedi Dodo, che al Dall’Ara torna Palla di Fucile, e in catena con Pallina da Flipper Parisi (impari a non mangiarsi i gol, però) sembra funzionare assai bene, così quando arriverà Jack Harrison, e succederà presto, per Paolino Vanoli ci sarà vivaddio un problema di scelta in più. Molte cose hanno funzionato, in quel magistrale primo tempo del Dall’Ara in cui la Fiorentina ha lasciato sì e no tre minuti ai rossoblù per poi prendere e mantenere il comando di tutte quante le operazioni in campo, con momenti di gioco anche spumeggianti: difesa attenta, per esempio, sì, qui magari ci gioca anche la pochezza offensiva del Bologna con la fonte dei guizzi e delle ispirazioni, Orsolini, praticamente annullato da un super Gosens, e il centrocampo incapace di inventarsi gran che. Di contro, il centrocampo viola: in mezzo, ancora sontuoso Fagioli, giocate e controlli, tempi e riflessioni, lanci e appoggi, tutto preciso e ispirato, magari stia più attento a non perdere palloni velenosi come quello che di fatto ha portato al gol di Fabbian, e comunque ben coordinato con Mandragora e Ndour oggi più mobili e meno macchinosi del solito, addirittura il classe 2004 capace di andare in gol con un bel piatto destro angolatissimo dopo un’azione esemplare per bellezza e semplicità proprio della irrefrenabile catena destra.

Foto Fabio Vanzi

Gol annullato per i centimetri di offside di Parisi: ma la Viola non s’è persa, appena due giri di lancette e stavolta è Mandragora a metterla dentro, con perfetto tempismo a inserirsi sul lussuoso invito di Gudmundsson, ecco uno che ai felsinei ha fatto vedere i sorci verdi e però magari s’è incartato un paio di volte quando l’apporto di un piede delizioso come il suo poteva determinare la chiusura anzitempo delle ostilità. Come accadrà poi con Pongracic dopo 52’ di gioco, e lì davvero la partita poteva essere chiusa, ma Ravaglia capisce che non ha davanti un animale da area, non abbocca e gli ferma il tentativo di cucchiaio a tu per tu.

Analisi che non sarebbe completa se non si spendessero parole per Roberto Piccoli: assente Kean, ma anche Dzeko e Kouamé per quanto potessero valere e con il solo Braschi puntero a rincalzo in panca insieme ad altri giovanottini in odore di Primavera, il ragazzo si è sobbarcato un reparto intero sgroppando a destra e sinistra e non risparmiandosi sportellate a sinistra e a destra e anche nel mezzo. Fino a bagnare questo bel match generoso con una zampata vincente, quella del due a zero, e magari se in mezzo all’area trova ancor più coraggio…

Sì, certo. Un po’ di coraggio nella ripresa è mancato. Si dirà che si doveva gestire, si doveva controllare. Ma si è ben visto che, attaccato sulle fasce, il Bologna andava drammaticamente in tilt. E allora perché non osare di più, dopo il mancato tre a zero di Pongracic, per chiuderla prima e meglio senza dover cadere nel trappolone del solito rischiosissimo assedio finale con maledetto affanno, finali concitatissimi dove si è già amaramente constatato che può accadere di tutto, e così tra Lazio e Milan se ne sono andati in un soffio quattro punti? Ancora Vanoli: “Il secondo tempo – spiega – si poteva gestire meglio, ma visto quello che c'è successo nelle ultime due partite, per noi c'è un po' l'ansia di portare a casa i tre punti.

Spero che questo sia un altro step che possa darci lucidità e fiducia nelle nostre qualità”. Insomma, per capirsi, “noi dobbiamo giocare a calcio, perché non siamo una squadra capace di stare lì a difenderci. Appena ci siamo abbassati un po' abbiamo preso gol, e questo mi sta dando molto fastidio. Anche chi entra deve dare quella spinta in più, non aver paura di andare avanti, su questo dobbiamo migliorare”. Ecco. Dunque, testa al Cagliari, poi alla Coppa Italia. Certamente con una rosa da rivedere, Parisi accusa problemi muscolari, la caviglia di Kean resta un mistero, però intanto arriva Harrison, c’è da augurarsi come si diceva qualche altro rinforzo.

E c’è da augurarsi che piano piano sparisca la paura. Che l’omaggio a Rocco non si esaurisca nel rimpianto di un pomeriggio di pioggia a Bologna.

BOLOGNA: Ravaglia; Holm (46’ Zortea), Casale, Heggem, Miranda; Pobega (72’ Ferguson), Freuler (46’ Moro), Ferguson; Orsolini (46’ Rowe), Odgaard (46’ Fabbian), Cambiaghi; Castro. A disp: Skorupski, Casale, Immobile, Lykogiannis, Dallinga, Pessina, De Silvestri, Dominguez, Sulemana. All. Italiano

FIORENTINA: De Gea; Dodo, Comuzzo, Pongracic, Gosens; Fagioli (93’ Ranieri); Mandragora (71’ Sohm), Ndour (71’ Brescianini), Parisi (80’ Fortini), Gudmundsson (71’ Solomon); Piccoli. A disp.: Lezzerini, Nicolussi Caviglia, Fazzini, Kospo, Christensen, Kouadio, Braschi, Balbo. All. Vanoli

ARBITRO: Daniele Doveri (Roma); assistenti Rossi-Fontemurato, quarto uff. Colombo; Var Gariglio-Maresca

MARCATORI: 19 Mandragora, 45’ Piccoli, 88’ Fabbian

NOTE: ammoniti: Holm (B), Miranda (B), Ferguson (B); angoli 7-1 Bologna; spettatori 27.590

Foto gallery
In evidenza