Paesaggio, Rossi: "Difenderemo il rapporto tra ambiente e lavoro dell'uomo"

Cave: approvata nuova normativa regionale. Su 36 votanti 28 a favore e 8 contrari. Il Piano paesaggistico in Aula il 17 marzo


FIRENZE- "Sono io il primo a voler tutelare il paesaggio toscano, arrivando al traguardo dell'approvazione del piano paesaggistico. Senza dimenticare, tuttavia, che questo paesaggio è una ricchezza che riesce difficile classificare come un monumento: piuttosto rappresenta il frutto del secolare rapporto tra la natura e il lavoro dell'uomo. Ed è questo rapporto che va preservato e rafforzato anche per il futuro". E' con queste parole che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi rassicura il sottosegretario ai beni culturali e al turismo Ilaria Borletti Buitoni che oggi, intervenendo a Palazzo Chigi alla presentazione delle Giornate Fai di Primavera, ha espresso alcune preoccupazioni sulla tutela del paesaggio in Toscana. "Mi verrebbe da dire che, fermo restando che tutto può essere migliorato, sarebbe meglio che l'attenzione di coloro che oggi criticano il nostro lavoro si concentrasse su quelle realtà che nemmeno provano ad adottare un piano o che non hanno fatto una legge come la nostra 65 del 2014 con cui abbiamo detto basta al consumo del suolo – ricorda Rossi –. Ma il modo con cui intendiamo operare credo che emerga con particolare forza proprio con la legge sulle cave che abbiamo portato in fondo ieri col voto in consiglio regionale. La nuova normativa rende pubblico ciò che per secoli è stato privato, distribuisce risorse sul territorio, crea lavoro in un quadro di regole, con la consapevolezza che si può creare valore e nello stesso contenere le attività. Non è nemmeno la prima volta che in Toscana vinciamo una sfida del genere, basta pensare che cosa siamo riusciti a fare nel distretto del cuoio, coniugando qualità e ambiente. Sono sicuro che anche questa volta arriveremo in fondo, nonostante le grida di coloro che, per fortuna pochi, oggi urlano al vandalismo".

 Disco verde in aula alla nuova normativa regionale sulle cave. Dopo ampio dibattito, la nuova legge è stata votata ieri a maggioranza: 36 votanti, 28 i voti favorevoli della maggioranza, 8 i contrari espressi dalle minoranze. In dichiarazione di voto il consigliere Giovanni Donzelli (capogruppo Fratelli d’Italia) ha annunciato la non partecipazione al voto da parte del proprio gruppo, “per non rendersi responsabili di una legge sbagliata che finisce per scontentare tutti”. Tra gli emendamenti approvati da ricordare quelli all’articolo 33 della legge, con il quale è stato cassato il comma 7, e quindi di non prevedere nel nuovo testo di legge la possibilità per il Comune di riservarsi di coltivare direttamente livelli territoriali ottimali, anche a seguito di affidamento diretto a società a totale partecipazione pubblica.

COSA PREVEDE LA LEGGE SULLE CAVE

Semplificazione per le imprese, incentivi per le aziende che lavoreranno sul posto la pietra scavata, ma anche compensazioni per le comunità e i territori. Il consiglio regionale ha approvato la legge sulle cave, fortemente voluta dalla giunta regionale.

Nuovo sistema di pianificazione
Con la legge approvata le funzioni di pianificazione che prima erano delle Province passano completamente alla Regione. Al Piano regionale cave spetterà elaborare una stima dei fabbisogni, su scala regionale, delle varie tipologie di materiali, individuerà i giacimenti potenzialmente escavabili escludendoli da altre attività estrattive. Assegna anche ciascuno comprensorio estrattivo individuato obiettivi di produzione. Rimane in capo ai Comuni il rilascio delle autorizzazioni alla coltivazione delle cave ordinarie e delle cave di prestito di interesse locale, dei piani di recupero dei siti estrattivi dismessi, la vigilanza ed il controllo dell'attività di cava e la possibilità di emanazione di provvedimenti di sospensione e revoca delle autorizzazioni.

Semplificazione
Con il ricorso al Suap, lo sportello unico per le attività produttive, si riduce al massimo a 150 giorni l'iter per le escavazioni.

Agri marmiferi di Massa e Carrara e concessioni crescenti
Rimane ferma la potestà regolamentare dei Comuni di Massa e Carrara in merito alla disciplina delle concessioni degli agri marmiferi, quali beni che appartengono al patrimonio indisponibile dei medesimi comuni. Le concessioni saranno in futuro rilasciate con una gara, ma è prevista una fase transitoria di sette anni per quelle aziende che sono in possesso di una concessione. Ai 7 anni se ne potranno aggiungere 2 per le aziende dotate di certificazione ambientale. Periodo che potrà arrivare a 25 anni per le aziende che, tramite stipula di un'apposita convenzione, si impegnino a valorizzare la filiera corta nella lavorazione del marmo.

Canoni e contributi
Le attività estrattive esercitate all'interno dei beni di proprietà pubblica saranno soggette al pagamento, oltre che del contributo di estrazione, anche di un canone concessorio determinato dal Comune. Per il distretto delle Alpi Apuane viene fissato al 10% il contributo di estrazione, con un massimo del 15%, tra canone e contributo per i beni appartenenti al patrimonio indisponibile comunale.

Redazione Nove da Firenze