Firenze, 30-6-2026- Il 12 giugno 2026 le lavoratrici e i lavoratori delle Gallerie degli Uffizi impiegati da ALES (società in house del Ministero della Cultura) hanno aderito al primo sciopero generale proclamato nel comparto beni culturali degli ultimi cinquant'anni. Qualche giorno dopo, 29 di loro si sono visti recapitare una contestazione disciplinare per «assenza ingiustificata dal luogo di lavoro». Una «infrazione gravissima», secondo l'azienda.
"Lo avevamo già denunciato in occasione dello sciopero generale nazionale del 12 dicembre scorso. Ci troviamo costretti a farlo di nuovo anche oggi, visto che Ales risulta decisamente recidiva -denuncia Filcams Cgil Firenze- 'in-house del Ministero della Cultura, continuando ad attribuirsi di fatto una prerogativa che senza dubbio non ha, anche in occasione dello sciopero nazionale della cultura del 12 giugno scorso (nell'occasione, si svolse un partecipato presidio di fronte agli Uffizi) aveva deciso infatti di precettare, con un ordine di servizio, buona parte dei suoi dipendenti impiegati nei principali musei statali fiorentini.
Non solo. Ma questa volta la società si è spinta molto oltre, visto che in queste giorni ha notificato contestazioni disciplinari (per assenza ingiustificata e mancato rispetto dell'ordine di servizio) a 28 lavoratrici e lavoratori per aver aderito, nonostante la sorta di precettazione, a quest'ultimo sciopero, condividendone, come noi, la sacrosanta piattaforma programmatica.
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Ales facendo leva, in modo palesemente strumentale ed errato, sulla normativa legale e contrattuale vigente sui servizi pubblici essenziali, ancora una volta intende con tutta evidenza impedire ai propri dipendenti di esercitare il loro sacrosanto diritto di sciopero.Siamo di fronte ad una vera e propria forzatura totalmente inaccettabile; per questo, nel denunciare di nuovo questi comportamenti chiaramente antisindacali, se negli incontri che avremo a stretto giro con Ales, l'azienda non ritirerà le contestazioni disciplinari, intraprenderemo senz'altro, nell'interesse individuale e collettivo qui da noi rappresentato (circa la metà delle 28 lavoratrici e lavoratori raggiunte dalle contestazioni sono nostri iscritti), tutte le azioni giudiziarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo".
Anche Sinistra Progetto Comune esprime piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori sanzionati e chiede il ritiro immediato di tutte le contestazioni.
"Noi la chiamiamo con il suo nome: una ritorsione contro chi ha esercitato un diritto costituzionale -dichiara Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune- Le ragioni dell'illegittimità di queste contestazioni sono state documentate puntualmente dalla dalla Confederazione Unitaria di Base nella lettera inviata ad ALES il 26 giugno. Il contratto collettivo nazionale del Commercio (quello applicato alle lavoratrici e ai lavoratori ALES) non prevede alcuna norma sui servizi minimi essenziali in caso di sciopero.
Il Protocollo MiC del 14 febbraio 2022 citato da ALES riguarda esclusivamente il personale ministeriali e, anzi, prevede esplicitamente il comando di personale MiC per garantire i minimi «in considerazione della possibile assenza del personale ALES», riconoscendo che le lavoratrici e i lavoratori dell'appalto non sono soggetti a quell'obbligo. ALES ha quindi applicato a propri dipendenti una disciplina che non li riguarda, e lo ha fatto con ulteriori vizi: precettando tutti i quaranta lavoratori invece di un contingente minimo, con un preavviso di soli due giorni invece dei cinque previsti dalla normativa ARAN.
C'è poi un piano ancora più profondo. Il 13 marzo 2026 il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha dichiarato che la legge italiana n. 146/1990 (nella parte in cui include le attività culturali tra i servizi pubblici essenziali) è contraria alla Carta Sociale Europea. Un trattato che l'Italia ha ratificato e che è gerarchicamente superiore alla legge ordinaria. Le contestazioni disciplinari mosse ad ALES si basano su una normativa che si pone come illegittima nel diritto internazionale.
Non è un caso isolato. Le Gallerie degli Uffizi generano oltre 60 milioni di euro l'anno, hanno ricevuto quasi quattro milioni di visitatori nel 2025, e il loro funzionamento dipende dal lavoro quotidiano di centinaia di addetti all'accoglienza, alla vigilanza, alla biglietteria (impiegati in appalto con contratti precari, salari insufficienti, doppi turni da undici ore). Abbiamo già portato questa vertenza strutturale in Consiglio comunale: la nostra risoluzione sulla precarietà negli appalti museali, che sarà presto discussa in aula dopo il parere favorevole della Commissione Consiliare IX, descrive esattamente quel modello.
Le contestazioni disciplinari per lo sciopero del 12 giugno ne sono l'ultimo atto. Un datore di lavoro che prima impone condizioni di lavoro insostenibili e poi sanziona chi osa protestare non merita di gestire un patrimonio dell'umanità".