Morte di Duccio Dini: testimoni ascoltati oggi nell'aula bunker

L'assessore Giachi: "Comune parte civile perché quel giorno si è rotto il legame di coesione sociale, è stato leso il diritto delle persone a vivere nel proprio quartiere senza timore di essere investiti". La discussione finale prevista a gennaio


“Queste prime udienze hanno confermato che quel giorno ci sono state scene da Far West davanti alle quale non è possibile rimanere indifferenti”. Così la vicesindaca e assessora agli affari legali Cristina Giachi ha commentato la ricostruzione dei fatti che sta emergendo al processo per la morte di Duccio Dini, il giovane travolto e ucciso a 29 anni, il 10 giugno 2018 in via Canova all'Isolotto, da un'auto coinvolta in un inseguimento. 

Oggi, all'aula bunker, sono stati sentiti una decina di testimoni tra agenti di polizia municipale, carabinieri e semplici cittadini che hanno vissuto in diretta quanto avvenuto lo scorso anno.

“Il Comune è parte civile – ha ricordato la vicesindaca – perché è riuscito a prospettare alla corte d'assise l'esistenza di un danno risarcibile per l'amministrazione. Un danno gravissimo perché quel giorno purtroppo si è rotto il legame di coesione sociale che tiene insieme una collettività, è stato leso il diritto delle persone a vivere nel proprio quartiere senza timore di essere investiti – ha proseguito – o peggio, com'è accaduto , di essere uccisi. Lo confermano quanti, anche oggi, si sono alternati sui banchi dei testimoni”.
“La nostra avvocatura sta seguendo con attenzione le varie udienze – ha concluso la vicesindaca – in attese della discussione finale prevista per il prossimo gennaio”.

Redazione Nove da Firenze