Fallimento di Mercatone Uno: la Regione incontra i sindacati il 13 giugno

Confconsumatori risponde alle domande più frequenti dei consumatori che hanno acquistato al negozio di Calenzano. Mariotti & Pecini: la Regione incontrerà l'azienda per scongiurare lo spostamento


FIRENZE- La vicenda del fallimento di Mercatone Uno e della conseguente chiusura di 55 punti vendita in tutta Italia di cui due in Toscana (Calenzano e Navacchio) sarà al centro dell'incontro convocato in Regione dal consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini per il prossimo 13 giugno. La vicenda è seguita direttamente dal presidente della Regione Enrico Rossi che nei giorni scorsi ha coinvolto, tramite gli uffici della Regione, il sistema degli sportelli a tutela dei consumatori per assistere i clienti che hanno versato acconti per l'acquisto di prodotti che non saranno mai consegnati. La Regione ha anche seguito la vertenza partecipando alle riunioni in piedi a livello nazionale presso il Ministero dello sviluppo economico. I punti vendita Mercatone Uno erano stati ceduti alla multinazionale Shernon Holding che è successivamente fallita. Nei due punti vendita toscani, oggi chiusi, erano stati riassunti rispettivamente 18 addetti dei 30 originari a Calenzano e 17 sui 27 originari a Navacchio.

Confconsumatori sta ricevendo diverse richieste di consumatori danneggiati dal fallimento del Mercatone Uno del negozio di Calenzano e si è attivata per offrire assistenza nelle diverse casistiche. «Oltre alle gravi conseguenze per i lavoratori, - hanno commentato l’avvocato Roberta Li Calzi, del direttivo nazionale di Confconsumatori e l'avv. Stefano Bonacchi della sede di Prato- hanno avuto ripercussioni anche i consumatori che avevano acquistato, pagando degli acconti, senza ricevere l’ordine. Un’ulteriore problema, poi, si profila per quegli acquirenti che hanno stipulato contratti di finanziamento collegati all’acquisto e ora si trovano a dover pagare le rate, pur senza aver avuto il bene ordinato».

La Regione contatterà quanto prima i vertici dell'azienda Mariotti e Pecini per convocarli ad un incontro. La decisione è scaturita dalla riunione convocata oggi dal consigliere del presidente per il lavoro Gianfranco Simoncini e alla quale hanno partecipato la Fiom e la Rsa dell'azienda e l'assessora Gariella Bruschi del Comune di Sesto Fiorentino. Nel corso dell'incontro i lavoratori hanno espresso contrarietà per la decisione di spostare a Reggio Emilia la sede delle produzioni presa da Interpump, la multinazionale che sta subentrando nella proprietà e detiene ad oggi il 60% delle azioni. La Mariotti e Pecini produce agitatori per liquidi utilizzati per gli impianti di depurazione e per l'industria farmaceutica. Si tratta, come è stato rilevato, di una piccola realtà di eccellenza, in tutto 14 addetti ma con buoni fatturati e ordini significativi. Appare quindi inspiegabile, secondo i lavoratori, la decisione di spostare la produzione fuori dalla Toscana, lasciando a Sesto Fiorentino soltanto un piccolo presidio che riguarda la progettazione. I lavoratori hanno espresso la forte contrarietà rispetto a questa decisione, sia per la difficoltà personali ma soprattutto per i rischi che comporterebbe sradicare un'azienda con queste caratteristiche, che si è imposta sul mercato proprio grazie al suo stretto rapporto con il territorio e ad un prodotto fortemente customizzato, di fattura quasi artigianale e che non potrebbe reggere se inserita in una produzione standardizzata tipica della multinazionale. Simoncini ha condiviso le preoccupazioni dei sindacato, ribadito i rischi per l'impoverimento del tessuto produttivo e la ricaduta negativa sull'indotto e fatto presente che, nel corso del prossimo incontro con l'azienda, la Regione insieme al Comune di Sesto Fiorentino verificherà la possibilità che questa receda dalla decisione presa. All'azienda sarà anche prospettata, in quell'occasione, la possibilità da parte della Regione di mettere in campo strumenti per sostenerne l'ulteriore radicamento nel territorio.

Redazione Nove da Firenze