Medici neolaureati nei Pronto Soccorso?

Punti di forza e punti di debolezza nella delibera regionale secondo i sindacati. Il presidente della commissione Sanità in Regione Scaramelli (Pd): “Le misure straordinarie operative entro l’estate”. Marchetti (FI): «Alta incidenza di pazienti a bassa complessità per assenza di rete territoriale efficiente ed efficace»


Firenze 26.04.2019- I provvedimenti cui hanno fatto ricorso alcune Regioni per fare fronte alla carenza degli organici nelle strutture di pronto soccorso degli ospedali hanno alimentato confronti animati ed anche polemiche infuocate. Le soluzioni adottate sono state diverse: il reclutamento di medici pensionati; l'impiego di personale proveniente da altri paesi; l'integrazione dei medici di medicina generale – ma solo i massimalisti – per i casi in codice bianco; l'assunzione con contratti di formazione-lavoro di neolaureati non specializzati.

"La cifra comune è il tentativo di rimediare tempestivamente ad un problema che potrebbe concretamente impedire il funzionamento delle strutture deputate all'accettazione ed a rispondere all'urgenza -interviene Corrado Catalani, Coordinatore Fp Cgil Medici e Dirigenza Ssn della Toscana- In realtà, si tratta di soluzioni che percorrono ed aprono strade che comportano ricadute molto diverse. In questo scenario complesso emergono con forza due elementi: la carenza numerica così diffusa degli organici e la profonda difformità delle soluzioni. Entrambi documentano un'assoluta mancanza di capacità di programmazione e di coordinamento in primo luogo fra Miur e Ministero della salute ed in secondo luogo fra le Regioni. Insipienza o avvio di un processo disarticolazione delle peculiarità contrattuali della sanità pubblica? Visto che il tutto ha del surreale, la domanda appare più che legittima. Quanto deliberato in materia dalla Regione Toscana, cioè l'assunzione di laureati senza specializzazione con contratti di formazione-lavoro, ha dei punti di forza e dei punti di debolezza. I punti di forza sono: la temporaneità dichiarata in attesa di soluzioni definitive per il superamento dell'attuale criticità; la valorizzazione delle potenzialità formative del personale e delle strutture ospedaliere; l'integrazione contestuale con l'espletamento di procedure concorsuali per specialisti in medicina interna e discipline equipollenti; il sostegno (anche economico) alla professionalità del personale che opera nel Pronto Soccorso. I punti di debolezza sono: il ritardo con cui è stato affrontato il problema; l'ulteriore asimmetria che si viene a creare sul piano contrattuale fra i neoassunti e gli altri operatori medici, un buon numero dei quali anche in regime di para-subordinazione".

Per questo, in una nota inviata in Regione il 12 aprile in risposta ad una richiesta di commento ed integrazione al materiale pervenuto in bozza, la Fp Cgil Medici e Dirigenza del Ssn della Toscana ha ribadito il carattere emergenziale e temporaneo del provvedimento presentato ed ha posto come punto imprescindibile il superamento delle diversità di rapporto giuridico attraverso l'unificazione contrattuale nell'area della dirigenza per tutto il personale medico che opera nei Pronto Soccorso.

Un’affermazione simile a quella diffusa da Nursind a seguito della delibera che interessa anche il personale infermieristico (che lavora sotto organico).

Da Piazza S. Maria Nuova fanno sapere che la situazione nei pronto soccorso è costantemente monitorata. Oltre ad aver dato l’Azienda una risposta in termini di produttiva aggiuntiva quando necessaria, è nota la decisione che si è realizzata con l’assunzione di 36 unità infermieristiche distribuite in tutti i DEA aziendali. Il monitoraggio tra carichi di lavoro e personale assegnato, rimane comunque costante. Per quanto riguarda l’aspetto economico, l’Azienda sottolinea che da anni riconosce l’indennità di area critica a chi lavora nei DEA, pur non essendo tale settore in quelli elencati nel contratto come aventi diritto. Si tratta di una misura che è stata estesa a tutti gli operatori dei DEA, secondo quindi una interpretazione estensiva a favore degli stessi, riconoscendone l’importanza del fondamentale apporto al sistema di emergenza urgenza.

“Priorità e velocità di attuazione. Sono questi i due criteri seguiti, e anche da noi indicati, per gestire il sistema di emergenza urgenza attualmente in affanno”. Così il presidente della commissione Sanità in Regione Stefano Scaramelli commenta positivamente le azioni straordinarie che auspica siano operative entro l’estate, messe in campo dalla Regione in questi giorni per continuare a garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza nell’ambito della gestione dei Pronto Soccorso regionali. “Un’emergenza, come quella della carenza di organico sia di personale medico che infermieristico- spiega il presidente Scaramelli- va affrontata come tale. E’ necessario quindi che venga considerata una priorità e bisogna agire velocemente, senza ricorrere a procedure troppo lunghe. Le misure appena messe in campo dalla Giunta sono positive –prosegue Scaramelli- , si potrà reperire il personale individuando sia percorsi selettivi che percorsi formativi on the job da effettuarsi proprio pressi i servizi del sistema regionale dell’emergenza urgenza”.

«Delle due l’una: o si assumono più operatori sanitari nei pronto soccorso, o se ne assumono per tessere a modo la rete di assistenza e cura territoriale che evidentemente manca, altrimenti non si spiegherebbe un simile incremento numerico di accessi nei dipartimenti d’emergenza urgenza negli ospedali della Asl Toscana Centro soprattutto per quanto concerne le patologie a bassa complessità»: ad analizzare i dati diffusi dalla Asl d’area vasta Centro coincidente con i territori di Firenze – escluso Careggi che fa Azienda a sé – ed Empoli, e poi Prato e Pistoia è il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti. «Un dato è evidente, ed è che medici, infermieri e operatori sanitari dell’emergenza nei pronto soccorso della Asl Centro sono sottoposti a carichi di lavoro crescenti – considera il Capogruppo di Forza Italia – ed elevati. A questa tendenza, che la letteratura di settore ci conferma essere appannaggio anche di altre regioni italiane, in Toscana non corrisponde però un adeguato rinfoltimento degli organici, così che al momento un grande contributo a fronteggiare la quantità di accessi in pronto soccorso descritta dalla Asl medesima lo dà l’abnegazione dei professionisti». «I numeri crescenti vengono declinati quasi come un successo – conclude Marchetti – e invece una tale portata di afflusso soprattutto per pazienti non gravi attesta il fallimento delle politiche sanitarie Rossi-Saccardi che hanno colpevolmente lasciato indietro i punti di riferimento per la salute sul territorio, mentre si ripetono episodi di attese bibliche su barelle nei corridoi dei pronto soccorso anche per pazienti fragili come gli anziani. Non è colpa certo dei sanitari, ma di un modello organizzativo che li riduce di numero mentre li stressa con carichi di lavoro sempre maggiori. Bisogna rimediare, e certo la demedicalizzazione crescente e più o meno strisciante del sistema di 118 è la ricetta sbagliata. Le persone che accusano un sintomo, in questo modo, vedono nel pronto soccorso la sola risposta possibile al loro bisogno di cura».

Redazione Nove da Firenze