Marijuana terapeutica: Toscana ha una Legge stupefacente, non applicata

Enrico Rossi in prima linea per la legalizzazione delle droghe leggere


"Per primi, noi in Toscana, abbiamo deciso di utilizzare la cannabis per fini terapeutici" ricorda il presidente Enrico Rossi su Facebook lanciando la campagna per la legalizzazione. Chi ha seguito il caso toscano e conosce la normativa però è rimasto perplesso. Perché? Perché la Toscana è appena entrata nell'ottica della cannabis usata per fini terapeutici e rimborsata per questo dal Servizio Sanitario Regionale che già con un salto ulteriore se ne vorrebbe l'uso libero a proprie spese

"E' il momento di legalizzare la cannabis, come vogliono 218 deputati di PD, M5S e SEL - sostiene Enrico Rossi - perché la droga fa male, come l'alcol e il fumo, ma a differenza di queste è illegale. Finora il proibizionismo non ha certo limitato l'uso della cannabis, ma ha prodotto soltanto un mercato illegale e clandestino che arricchisce la criminalità organizzata. Legalizzare quindi è giusto".
"Più del proibizionismo - spiega ancora Rossi - contro la droga e i suoi mali può certo funzionare una buona campagna di educazione sanitaria che mette in guardia rispetto ai rischi per la salute derivanti dall'uso e soprattutto dall'abuso. È ora che lo stato tratti i giovani e i cittadini scommettendo sulla loro intelligenza e responsabilità".

Ed è proprio contando sull'intelligenza non solo dei giovani, ma anche dei meno giovani, che si è battutto nel Consiglio regionale toscano Mauro Romanelli che in tempi non sospetti ha raccolto l'importante eredità del lavoro svolto dal verde Fabio Roggiolani: "Anziché parlare di legalizzazione in termini nazionali - commenta a Nove da Firenze Mauro Romanelli - Enrico Rossi dovrebbe usare il potere a sua disposizione in Toscana per applicare la Legge sulla cannabis, un'ottima legge ed il suo ottimo regolamento. Non sono io ad elogiare il lavoro svolto, ma i tanti malati che hanno potuto valutare il testo. La Legge Toscana è la migliore d'Italia non certo grazie al Pd che si sarebbe limitato ai malati terminali oncologiciGrazie al nostro lavoro abbiamo invece un regolamento che permette di intervenire su tutte le patologie, a patto che uno specialista prescriva il farmaco all'interno di un piano terapeutico. A quel punto la cannabis può essere prescritta anche dal medico curante. Inoltre la Legge toscana impone alle farmacie di preparare gli infusi ad hoc per il singolo paziente e consente sempre alle farmacie di far da tramite per i farmaci provenienti dall'estero".

Sull'applicazione il dibattito è serrato, molti malati sono in difficoltà nonostante la bontà della normativa, perché? "La cannabis è indicata per un certo numero di patologie su prescrizione rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale, in Toscana è diverso. Dunque quello che manca è l'informazione e la sensibilizzazione dei medici e delle Asl locali visto che i malati ci raccontano che non riescono ad ottenere le prescrizioni. Non solo.. ci sarebbe anche una eccessiva cautela come ad esempio il fatto di consegnare il preparato dentro un olio, affinché non possa essere fumata, che però creerebbe addirittura problemi lassativi".

I medici non conoscono la legge ed il regolamento? "Rossi a quanto pare si fida troppo di funzionari meno aperti di lui - spiega Romanelli - il problema è semplice: a livello nazionale, l'organismo preposto decide quale sia il farmaco indicato per curare una certa malattia ed in quel caso scatta il rimborso. L'esempio è la cura Di Bella che non utilizzava farmaci vietati, il problema era il rimborso dei singoli farmaci usati nella terapia non riconosciuta. I cannabinoidi sono indicati solo per alcune malattie e le altre? In Toscana il rimedio esiste. Enrico Rossi se vuole fare qualcosa di utile, anziché arrogarsi poteri che non gli competono, incoraggi i medici toscani all'applicazione della Legge".

Un suggerimento a Rossi? "Studi bene in modo da poter spiegare bene: in Toscana se un medico specialista, davanti ad una qualsiasi patologia, prescrive il farmaco in fase di ricovero, l'SSR rimborsa il farmaco. Le Asl frenano, i medici frenano? Imponga allora dei seminari ed una comunicazione corretta. I post su Facebook in cui diventa alfiere di problematiche nazionali sono un modo per parlare del tema importante senza però avere il potere di fare nulla. La Toscana può dare un contributo culturale importante con la ricerca e la sperimentazione, a patto che abbia capito cosa è in grado di fare" conclude Romanelli.

Anche Aduc è intervenuta sulla normativa Toscana: "La Giunta ha emanato “nuovi indirizzi procedurali ed organizzativi per l’attuazione della Legge Regionale 18/2012, in sostituzione di quelli precedentemente adottati“, perché aveva posto una serie di limitazioni come la possibilità di prescrizione ristretta a solo quattro patologie, e solo in centri autorizzati".
Le cose sono migliorate? "I malati toscani - denuncia l'Associazione dei Consumatori con sede nella centrale via Cavour a Firenze - lamentano che gli stessi operatori, sembrano ignorare o disconoscere le norme, mentre gli stampati informativi e la modulistica di ospedali ed ASL continua a citare il vecchio regolamento, tanto da poter risultare in violazione con il codice civile e penale. La conseguenza è che quasi tutti i pazienti stanno continuando a ricevere dinieghi immotivati, riguardo la possibilità anche teorica di accedere alla terapia in ambito pubblico".
Si è reso necessario adire le vie legali. "Le associazioni dei pazienti si sono rivolte ad un legale del Foro di Grosseto ed hanno chiesto alla Regione di ristabilire immediatamente la legalità e la trasparenza amministrativa".

Vi sarebbero però ulteriori problemi. "Oltre all’accesso negato alla cura - denuncia Aduc - dobbiamo purtroppo segnalare che i dosaggi prescritti in diverse strutture ospedaliere appaiono inspiegabilmente ed esageratamente bassi, oltre il limite della decenza. Potrebbero essere frutto di un equivoco tra dosaggi di principio attivo sintetico in capsule e le dosi di inforescenze in preparazioni magistrali che contengono un massimo di 21% di THC. Forse un colpo di genio della finanza creativa per azzerare i costi, ma a farne le spese sono pazienti spesso affetti da dolore severo".

La beffa tragicomica. "La fine del mese di prova ha sapore kafkiano - commenta Aduc - poiché a proprie spese, a ciascun paziente viene chiesto se la terapia ha avuto effetti positivi, nel qual caso verrà continuata in ospedale senza spese, o se non ha avuto effetti verrà sospesa tout-court. Un bel dilemma per un malato gravemente sofferente, voi cosa rispondereste?".

Una allucinazione. Prima della legalizzazione, che abbatterebbe il muro del proibizionismo ed è auspicio condiviso da PD, Movimento 5 Stelle e Sel, sarebbe utile aiutare quei malati che si sono visti riconoscere un diritto per poi vederlo sparire. 

Antonio Lenoci