Lavoro nero, dormitori e caporalato: arresti in Toscana

Applicato l'articolo 603 bis del codice penale che estende al datore di lavoro le norme sul caporalato


 Una operazione nelle prime ore della mattinata ha portato all'arresto dei titolari cinesi di una ditta di confezioni, accusati del reiterato sfruttamento di 21 connazionali. "Un'operazione importante che ha permesso, forse per la prima volta in Italia, di applicare l'articolo 603 bis del codice penale che estende al datore di lavoro le norme sul caporalato" è il primo commento del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

"Desidero innanzi tutto ringraziare la Procura della Repubblica di Prato, i Carabinieri e quanti hanno lavorato alle indagini. Ma un ringraziamento speciale – sottolinea il presidente – va agli operatori della Regione Toscana da anni impegnati nel progetto 'Prato Lavoro Sicuro' perché l'operazione di oggi è scaturita anche dagli accertamenti che quotidianamente svolgono sul territorio. Ed è per noi grande motivo di orgoglio".

"La Regione Toscana – conclude Rossi – mantiene il suo impegno nel contrastare lavoro nero, dormitori e caporalato, proprio per questo il piano straordinario andrà a avanti fino al 2020 e diventerà strutturale".

I numeri di "Prato Lavoro Sicuro"

Dal 2 settembre del 2014 al 31 dicembre 2018 sono state ispezionate 11.583 imprese, dando luogo a 5.484 comunicazioni di reato, a 464 sequestri e all'eliminazione di 1.723 impianti elettrici fatiscenti, 1.303 dormitori e 369 cucine abusive.

La situazione è nel tempo nettamente migliorata. Nella fase 2, iniziata il 1 aprile del 2017, le notizie di reato sono passate dal 54,8% al 34,8%, gli impianti elettrici non a norma dal 18,1 al 5,4%, i dormitori abusivi dal 11,7 al 7,6%.
Il piano proseguirà tuttavia fino 31 dicembre del 2020 e dal prossimo aprile il raggio ispettivo verrà ulteriormente esteso.

Redazione Nove da Firenze