Ex lavoratori Pignone, Rossi fa da mediatore

Processo per l'amianto, incontro in Regione dopo la sentenza che intima a 21 operai di pagare le spese legali. Il presidente parlerà con la proprietà. Mercatone Uno, summit il 13 giugno


FIRENZE – Una verifica sul registro tumori per vedere se e quanto si è sopra le medie locali, regionali, con uno studio epidemiologico, una sorveglianza attiva richiamando più volte nel tempo tutti gli esposti, infine un versamento personale sul fondo di solidarietà istituito dai lavoratori per far fronte alle spese legali e la richiesta ai consiglieri regionali di devolvere a questo scopo un gettone di presenza.

Sono questi gli impegni che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha preso con i rappresentanti degli ex lavoratori del Nuovo Pignone una cui rappresentanza ha incontrato questo pomeriggio a Firenze in Palazzo Strozzi Sacrati.

Il presidente, dopo aver ascoltato le ragioni degli ex lavoratori, accompagnati dai loro legali, si è anche detto disponibile ad interloquire nuovamente con la proprietà, alla quale spetta però l'ultima parola circa la possibilità di vedere applicata la sentenza della Cassazione che intima ai 21 ex dipendenti che avevano intentato causa per danni biologico e danno morale di pagare le spese legali.

Al momento l'offerta dell'azienda è di corrispondere il 20% del dovuto (circa 600 euro di media a testa) in beneficenza ad alcune associazioni della zona. Una richiesta ritenuta comunque ingiusta dagli ex lavoratori che sottolineano come molti di loro siano morti a causa dell'esposizione all'amianto usato in fabbrica come protezione dal calore e tanti si siano ammalati di mesotelioma, malattia sicuramente amianto-correlata.

Su questo il presidente Rossi ha garantito l'impegno di Agenzia regionale di sanità dell'Ispro, l'Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica e del Sistema sanitario regionale a compiere un monitoraggio sanitario permanente e a tenere sotto controllo epidemiologico incidenza e prevalenza della malattia, cioè sia i casi esistenti che quelli nuovi, aggiungendo una sorveglianza attiva, con esami ed analisi ripetute nel tempo sugli ex esposti all'amianto per esaminare i fattori di rischio, coinvolgendo anche Liguria e Umbria, regioni da cui provengono molti ex lavoratori.

"E' questa – spiega il presidente Rossi – la risposta politica che la Regione Toscana può dare e che è nelle sue possibilità. Siamo comunque di fronte ad una sentenza che va rispettata. Vediamo in quali modi e forme anche secondo la disponibilità dell'azienda. Quanto alla mia personalissima solidarietà agli ex lavoratori, la manifesterò con una donazione anonima e chiederò anche ai consiglieri regionali di dimostrarla, così come scriverò ai parlamentari toscani per chiedere una modifica della normativa che attualmente impedisce la compensazione delle spese legali. A mio giudizio deve sempre essere possibile quando si è di fronte a questioni che riguardano la salute e la sicurezza sul lavoro".

Sul fronte Mercatone Uno, la Regione convoca per il 13 giugno un incontro sulla chiusura dei 55 punti vendita in tutta Italia, di cui due in Toscana: a Calenzano (Firenze) e Navacchio (Pisa). La vicenda, assicura una nota di palazzo Strozzi Sacrati, viene seguita personalmente dal presidente della Regione, Enrico Rossi, che ha coinvolto nei giorni scorsi gli sportelli a tutela dei consumatori per assistere i clienti che hanno versato acconti su prodotti che a questo punto non saranno piu' consegnati. La Regione segue la vertenza anche partecipando alle riunioni incardinate a livello nazionale al ministero dello Sviluppo Economico. I punti vendita Mercatone Uno erano stati ceduti alla multinazionale Shernon Holding che è successivamente fallita. Nei due negozi toscani, oggi chiusi, erano stati riassunti rispettivamente 18 addetti dei 30 originari a Calenzano e 17 sui 27 originari a Navacchio.

Redazione Nove da Firenze