Firenze, 7 maggio 2026 – In un Paese che importa oltre l’80% del pesce che consuma, l’acquacoltura italiana prova a ridefinire il proprio ruolo nel sistema agroalimentare nazionale. È il messaggio emerso dalla giornata di studio “La produzione ittica quale componente strategica del sistema agroalimentare nazionale”, promossa dall’Associazione Piscicoltori Italiani (API) insieme all’Accademia dei Georgofili di Firenze, luogo simbolico della cultura agricola, nell’ambito del Programma Nazionale Triennale della pesca e dell’acquacoltura 2025–2027 sostenuto dal MASAF.
L’iniziativa ha riunito imprese, università, ricercatori e istituzioni attorno a un tema che intreccia sicurezza alimentare, sostenibilità, competitività produttiva e dipendenza dall’estero. Sullo sfondo, una contraddizione che il settore considera sempre più evidente: l’Italia è uno dei principali mercati europei per il consumo di prodotti ittici, ma la produzione nazionale continua a rimanere marginale rispetto alla domanda interna.Ad aprire i lavori, in rappresentanza del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, è stata la Professoressa Giuliana Parisi, Accademica e docente dell’Università di Firenze e Accademica, che ha richiamato il valore storico dell’incontro.“Ventisette anni fa, sempre in questa sede, l’Accademia dei Georgofili ospitava un confronto intitolato ‘Acquacoltura e pesca tra i due millenni’.
Oggi è necessario fare nuovamente il punto sull’evoluzione del settore, in particolare in Toscana – ha spiegato Parisi –. Nonostante gli importanti progressi tecnologici e produttivi, permangono criticità evidenti: la produzione nazionale resta insufficiente rispetto alla domanda e la dipendenza dalle importazioni continua a essere molto elevata.”Parisi ha inoltre sottolineato il ruolo della ricerca e della collaborazione tra università e imprese come leva indispensabile per affrontare le sfide future del comparto, dalla sostenibilità ambientale alla competitività produttiva.Nel corso della giornata è emerso più volte un dato considerato emblematico dagli operatori: nonostante oltre 8.000 chilometri di coste, l’Italia dispone oggi di appena 19 concessioni per l’allevamento ittico in mare.
Un numero che fotografa le difficoltà autorizzative e strutturali che negli ultimi anni hanno rallentato lo sviluppo della maricoltura nazionale.“Dalla più antica accademia dedicata alle produzioni agricole ed economiche vogliamo rilanciare la maricoltura partendo dalla Toscana, dove in Italia questo settore ha avuto origine – ha dichiarato Claudio Pedroni, Presidente dell’OP del Pesce e Vicepresidente Esecutivo API –. Oggi il nostro Paese pesa appena il 2,5% della produzione mediterranea di spigola e orata.
È evidente che esiste un problema strutturale, ma anche una grande opportunità economica e occupazionale ancora inespressa.”Per API, il tema non riguarda soltanto le imprese, ma più in generale la capacità del Paese di rafforzare la propria autonomia produttiva in un contesto internazionale sempre più instabile.“L’acquacoltura non può restare marginale. È una componente strutturale del sistema agroalimentare italiano e deve essere riconosciuta come tale – ha affermato il Presidente di API Matteo Leonardi –.
Rafforzare la produzione nazionale significa ridurre la dipendenza dall’estero, garantire maggiore trasparenza al consumatore e costruire una filiera più solida e competitiva.”Accanto agli aspetti economici, la giornata ha messo in evidenza anche il contributo scientifico del sistema universitario toscano e degli istituti di ricerca. Gli interventi delle Università di Firenze, Pisa e Siena e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana hanno affrontato temi che vanno dalla biosicurezza alla sostenibilità ambientale, dal monitoraggio degli ecosistemi marini all’innovazione tecnologica applicata agli allevamenti.Sul tavolo anche il tema della valorizzazione del prodotto nazionale, soprattutto nel canale della ristorazione, dove il settore chiede maggiore trasparenza sull’origine del pesce servito ai consumatori.Il messaggio finale emerso da Firenze è che l’acquacoltura italiana, pur mantenendo dimensioni ancora contenute rispetto ai principali competitor mediterranei, punta oggi a rafforzare il proprio ruolo strategico all’interno delle politiche agroalimentari, economiche e territoriali del Paese.