Laboratorio di pelletteria utilizzato da cinesi anche come casa

Operazione congiunta di Polizia Municipale, Carabinieri e Azienda sanitaria. Il blitz dopo segnalazioni e un esposto circa la presenza di rifiuti e topi: trovati impianti non a norma e irregolarità sullo smaltimento degli scarti delle lavorazioni


Prima alcune segnalazioni e un esposto, poi il blitz. Così Polizia Municipale, Carabinieri e operatori dell’Azienda sanitaria hanno scoperto un laboratorio di pelletteria utilizzato anche come abitazione in zona Brozzi.

Tutto parte da alcune segnalazioni relative alla presenza di rifiuti e di topi nei pressi di un capannone. A seguito di un esposto ricevuto dalla Stazione dei Carabinieri di Peretola poi trasmesso al sindaco, martedì è scattato l’intervento congiunto
Il capannone è risultato in pessime condizioni: tutte le finestre erano oscurate con teli, in parte strappati; all’interno erano presenti numerosi macchinari e fustelle per la lavorazione di pelletteria e sette postazioni di lavoro due delle quali in uso. 

Nei locali sono stati trovati due cittadini cinesi (marito e moglie) e due minorenni (figlio e nipote della coppia). All'esterno è stato rinvenuto molto materiale accatastato e alcuni bidoni con scarti di pelletteria: gli agenti della Polizia Municipale hanno chiesto il registro di carico e scarico ai titolari dell’impresa, risultato però mancante. Questo significa che, in sostanza, l’impresa era sconosciuta ad Alia e quindi non pagava la Tari e, presumibilmente, smaltiva i rifiuti delle lavorazioni in modo illegale. Per questo è scattata una maxi sanzione che può arrivare fino a 15.500 euro.
Irregolarità sono state rilevate anche dagli operatori dell’Azienda sanitaria. La ditta, pur iscritta nel registro delle imprese, lavorava in locali non idonei con impianti elettrici non a norma e che venivano utilizzati anche come abitazione: sono stati infatti trovati materassi e giacigli per dormire, e spazi per cucinare. Il tutto fra rifiuti e scarti di pelletteria. Per gli impianti non a norma è prevista la denuncia con l’arresto fino a 6 mesi e ammenda fino a 10mila euro.
Infine sono in corso accertamenti per verificare l’autenticità di una serie di borse di marca trovate in alcuni scatoloni.

Redazione Nove da Firenze