La settimana decisiva della Fase 2

Il contributo dell'equipe medica della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Firenze


del Direttore, prof. Guglielmo Bonaccorsi

e dei medici in Formazione Specialistica dr. Giuseppe Albora,

dr. Massimiliano Biamonte,

dr. Duccio Giorgetti,

dr. Andrea Moscadelli,

e del laureando in Medicina e Chirurgia Michele Innocenzio,

La settimana che tanti italiani aspettavano da quasi due mesi è cominciata: le speranze sono tante, così come le perplessità sul futuro.Tutto il mondo guarda all’Italia, come dall’inizio della pandemia d’altronde, e agli esiti che la riapertura del Paese produrrà. Ancora una volta attraverso le nostre politiche sanitarie saremo, nel bene o nel male, un modello per l’intero pianeta: che sia nell’uno o nell’altro senso dipenderà, adesso più di prima, da noi cittadini.

La fase 1 è stata caratterizzata da provvedimenti molto rigidi che hanno visto una riduzione della libertà personale, quella stessa libertà che avevamo sempre data per scontata, ma invece ci siamo resi conto che possiamo perdere in qualsiasi momento quando l’interesse della collettività supera la tutela del diritto individuale.

La fase 2 prevede, apparentemente, solo un lieve allentamento delle misure di contenimento, ma di fatto le disposizioni messe in atto dal Governo concedono una significativa riacquisizione di quella stessa libertà che abbiamo dovuto sacrificare negli scorsi mesi per la salute collettiva.Si tratta dunque di una fase di grande responsabilità i cui risultati saranno determinati quasi esclusivamente dalle nostre azioni e dai nostri comportamenti. Il distanziamento sociale, il corretto uso delle mascherine e l’adeguata igiene delle mani sono, ad oggi, gli unici strumenti di cui disponiamo per impedire che i contagi crescano nuovamente e che ulteriori misure restrittive vengano introdotte. Ma affinché tali misure funzionino abbiamo bisogno che siano comprese, metabolizzate e condivise da tutti, senza eccezione alcuna.

E’ dunque questo il nostro appello alla popolazione. La sfida può essere superata soltanto con l’aiuto e l’impegno di tutti. Lo dobbiamo ai tanti professionisti della sanità, e non solo, che hanno impiegato e rischiato la loro vita, alcuni anche perdendola, nella lotta al coronavirus, ai nostri cari che non ce l’hanno fatta ed alle innumerevoli rinunce che abbiamo sostenuto in questi mesi.

Redazione Nove da Firenze