Islam a Firenze: Moschea dall'ex Inceneritore all'Anconella

Tra le varie zone studiate dai fiorentini c'era anche la ciminiera di San Donnino chiusa per diossina negli anni '80


Grande accoglienza verso la libertà religiosa, però poi non si trova uno spazio per pregare dignitosamente. Con l'immobilismo si rischia l'ipocrisia.
  Il problema sarebbe solo logistico; questo ciò che è emerso dal nostro viaggio all'interno del percorso sociale sino ad oggi affrontato dai fiorentini più o meno illustri, ricordiamo i 60 opinion leader che hanno dato il loro contributo professionale al dibattito.
Si firmano patti di convivenza, tra scuole di italiano e scuole di arabo, ma 700 fedeli pregano in cantina e Firenze tace.
Meglio una grande moschea oppure tanti luoghi, magari uno per quartiere? Meglio in centro oppure in periferia? Ed alla raggiungibilità, qualcuno, ci ha pensato?

L'ultimo studio partecipato curato da Sociolab tra il 2011 ed il 2013 ha lasciato in eredità a Firenze ben 6 opzioni: l'ex aula bunker di via Paolieri, il deposito comunale dell'Anconella, l'ex Panificio militare di via Mariti, l'ex Gasometro di Borgo San Frediano, l'ex Inceneritore di San Donnino, un'area dismessa tra via Canova e viale Etruria. Più un jolly, manco a dirlo l'Osmannoro.
Sei luoghi da reinventare e nessuna proposta concreta?

L'ex aula bunker dei processi fiorentini di via Paolieri, vicina all'attuale sede di Borgo Allegri, non dispiaceva all'imam, pronto con la Comunità ad acquisire l'area statale che da piano regolatore però, in caso di dismissione, sarebbe destinata ad ospitare un giardino pubblico. "L'inceneritore sarà abbattuto" è quanto ha recentemente dichiarato il sindaco di Firenze per San Donnino, ma l'area sembra autoescludersi visti gli impedimenti ambientali e tecnici che interessano oggi la zona. Restano via Canova, San Frediano, via Mariti e l'Anconella.

Egidio Raimondi, presidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze ci aiuta a definire il quadro tecnico della vicenda: "Posso affermare che in conclusione del percorso, l'area che maggiormente si prestava ad ospitare una Moschea fiorentina era localizzabile nel Quartiere 3 all'Anconella dove si trova un deposito comunale, e non di proprietà di Publiacqua come si credeva in un primo momento. Una scelta apprezzata anche dai cittadini".

L'Ordine ha imposto dei propri paletti? "In Consiglio abbiamo discusso e ritenuto essenziale l'assegnazione del progetto dopo aver indetto un concorso di idee perché in passato abbiamo visto un disegno di una Moschea pensata come un incrocio tra Santa Maria Novella e San Miniato che ritengo un tentativo maldestro di far sembrare fiorentino ciò che fiorentino non è.. penso invece alla Moschea di Roma adiacente agli impianti dell'Acqua Acetosa disegnata da un grande architetto come Paolo Portoghesi".

Ma serve davvero il parere di tutti per poter progettare l'opera? "E' determinante per qualunque opera.. lo vediamo oggi per piazza del Carmine. Per una moschea soprattutto perché non è solo un luogo di culto, ma necessita di ulteriori spazi accessori che ne fanno un vero e proprio centro culturale. Oggi c'è troppa confusione tra Islam ed Isis ed è necessario coinvolgere la cittadinanza, solo così si può fare informazione e si possono capire le motivazioni che portano poi al disegno finale, altrimenti incomprensibile e non condiviso. Non serve invece fare come spesso si fa a Firenze che si presenta il progetto e poi si chiede di condividerlo. Serve ragionarci insieme fin dall'inizio ponendo davanti ai cittadini una scelta su più opzioni valide".

Non si rischia, lasciando la scelta agli altri, di delocalizzare gettando tutto in periferia? "Il rischio c'è.. ma ora pregano in condizioni disumane. Le chiese da noi sono in più punti della città, ma è vero anche che dove ci sono tante moschee le chiese hanno le stesse difficoltà ad inserirsi. Anconella non sarebbe l'estrema periferia, è città anche se non è dentro le mura".

L'Osmannoro? "Speriamo di no.. il grande spicchio dove finisce tutto. Giusto che sia in città e sia raggiungibile con i mezzi pubblici o in bicicletta, non dovrebbe essere separata dalla vita urbana.. sempre se si vuole davvero fare integrazione. Serve a bambini, giovani e anziani, se non è raggiungibile è più probabile che diventi un luogo di mera propaganda, come è stato detto in questi mesi di alcuni luoghi appartati. Affinché sia 'controllabile' è bene che sia integrata con la vita della città".

L'integrazione passa attraverso la condivisione degli spazi, questa è una delle regole che la Fondazione Michelucci, istituto internazionale di valutazione urbanistica, pone alla base dei propri studi.
Cosa preme di più a Firenze, creare un luogo autonomo ed umanamente vivibile oppure controllare uno spazio ridotto e subordinato sebbene invivibile?

Antonio Lenoci