Rubrica — Agroalimentare

Il Sole 24 Ore: il dossier della Gdf sul business delle mafie nel territorio

In prima pagina la notizia dell’inchiesta della Guardia di Finanza. Coldiretti Siena: "La capitale della qualità accoglie con entusiasmo la notizia del disegno di legge approvato dal CdM in materia di reati agroalimentari". Seconda edizione del progetto antimafia di Arci nelle case del popolo fiorentine


Tra le inchieste sul Rapporto Centro del Sole 24 Ore, in edicola venerdì 28 febbraio in Toscanac’è anche quella sui sequestri e le confische fatte dalla Guardia di Finanza alle mafie, con i numeri sui reati fiscali e sulle infiltrazioni mafiose nelle aziende del Centro Italia. I dati della GdF (2015-2019) mettono sotto la lente i settori più colpiti dalle infiltrazioni della criminalità organizzata: ortofrutticolo, rifiuti e ristorazione. Dai professionisti poi solo 12.394 segnalazioni antiriciclaggio a fronte di 26.701 al Nord e 20.520 al Sud. La GdF denuncia al Sole 24 Ore: "Il cuore dell’Italia è diventato il nuovo laboratorio della criminalità organizzata finanziaria dove le organizzazioni inquinano la vivace realtà produttiva attraverso investimenti con denaro sporco".

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge che riforma la disciplina dei reati agroalimentari, recependo quanto prodotto dall’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti appositamente costituito nel 2015 e presieduto dall’ex magistrato Giancarlo Caselli. Il provvedimento innova le disposizioni del codice penale riguardanti tanto la tutela della salute pubblica quanto la tutela penale dell’economia e punta ad adeguare un quadro normativo ormai obsoleto.

Siena, capitale del buon vino e del buon cibo, accoglie con entusiasmo la notizia. “Siamo il cuore dell’agroalimentare di qualità e non possiamo che esprimere soddisfazione – commenta Coldiretti Siena - . Con il volume d’affari annuale del business delle agromafie che è salito a 24,5 miliardi in Italia è importante la riforma dei reati in materia agroalimentare per aggiornare le norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900, dalla lotta all’agropirateria e al falso made in Italy all’introduzione del reato di disastro sanitario fino alla possibilità di assegnare in beneficenza, alimenti e bevande confiscati che, seppure non commerciabili, siano utilizzabili e non dannosi per la salute. Nei 14 articoli che compongono il disegno di legge si rafforzano gli strumenti normativi contro illeciti agroalimentari: frodi, contraffazioni e agropiraterie. Il testo mira ad assicurare massima protezione alla filiera alimentare sin dal momento della produzione: sia a tutela del consumatore sia a tutela delle eccellenze nazionali Made in Italy. Le agromafie non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocano l’imprenditoria onesta, ma – continua la Coldiretti – compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy. Le mafie – sottolinea Coldiretti – operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, caporalato e truffe nei confronti dell’Unione europea. Ma – continua Coldiretti – viene condizionato anche il mercato della compravendita di terreni e della commercializzazione degli alimenti stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy”.

Due delle cinque iniziative della II Edizione di “SI CREA, Cittadini e Cittadine Responsabili e Attivi”, il progetto di antimafia sociale a cura di Arci Firenze e di Arci Toscana, quella di giovedì 7 maggio all’SMS di Rifredi e quella di sabato 9 maggio alla Casa del Popolo di Impruneta, saranno inoltre dedicate alla presentazione dei Campi della Legalità 2020 organizzati da Arci: il campo Liberarci dalle spine di Corleone e il campo Suvignano #benecomune, che si terrà proprio a Suvignano, nel senese, nei Comuni di Vescovado di Murlo e di Monteroni d’Arbia, dove è presente uno dei beni confiscati più ampi d’Italia, in gestione alla Regione Toscana dal 2019. Le iscrizioni ad entrambi i campi della legalità saranno aperte dai primi giorni di aprile dal sito www.campidellalegalita.netDurante ogni serata della rassegna sarà possibile cenare con i prodotti della Cooperativa “Lavoro e non solo” di Corleone, cooperativa che dal 2000 gestisce un’azienda agricola che coltiva terreni confiscati a Cosa Nostra tra Corleone, Monreale e Canicattì, e che organizza insieme ad Arci il Campo della Legalità Liberarci dalle spine.

L’impegno di ARCI nell’antimafia sociale è ormai pluriennale ed abbiamo deciso anche quest’anno di coinvolgere le nostre basi associative in questo progetto – spiega il Presidente di ARCI Firenze Jacopo ForconiCrediamo infatti sia importante alimentare l’impegno che da anni anche i nostri circoli hanno dimostrato nel proporre un concetto di antimafia che fosse laico, progressista e che stimoli una conoscenza dei fenomeni mafiosi anche sul nostro territorio”.

Redazione Nove da Firenze