​Il Re Leone che fece sognare Firenze e quasi vinse lo scudetto

La sua carriera calcistica purtroppo non è stata solo fama e successi


Le sue gambe non sono più quelle di una volta, ma il suo cuore è ancora viola. E anche se non è riuscito a far vincere neanche uno scudetto alla Fiorentina, dove giocò dal 1991 al 2000, ha comunque lasciato un segno indelebile nella storia della Firenze calcistica. Fu soprannominato “Batigol”, ma molti lo chiamavano “Re Leone”, per la folta capigliatura che sfoggiava allora. Con lui, i gigliati vissero un decennio memorabile, riemergendo dalla Serie B e arrivando a giocare ai massimi livelli europei.

Gabriel Omar Batistuta si sente ancora “un tifoso della Fiorentina”, come ebbe modo di dichiarare pubblicamente, un paio di anni fa, in occasione della presentazione a Palazzo Vecchio del docufilm “El numero nueve”, dedicato alla sua vita e alle sue prodezze calcistiche. Il suo eccezionale rapporto con la città di Firenze è paragonabile solo a quello che ancora oggi lega Napoli a un altro argentino: Diego Armando Maradona. Come Maradona, anche lui è considerato uno degli attaccanti più forti di tutti i tempi e pare che lo stesso Maradona abbia detto di lui “è il centravanti più forte che abbia mai visto giocare”.

Da giocatore, Batistuta era una macchina da goal e se giocasse ancora oggi, sarebbe sicuramente una delle star internazionali più seguite dai mezzi di comunicazione e dagli esperti di scommesse sulla Champions League e campionato. Grazie a lui, nella stagione 1998/1999 la Fiorentina arrivò a giocare la finale della Coppa Italia e si classificò terza in campionato, sotto la guida di Giovanni Trapattoni. Quell’anno, Batigol segnò 17 reti nelle prime 17 partite. In totale fece 21 goal in 28 incontri (secondo nella classifica dei marcatori, ad appena un goal di distanza dal capocannoniere Mauricio Amoroso dell’Udinese). Tra le altre cose, la Fiorentina sconfisse a San Siro, per 3 a 1, il Milan di Maldini, Weah e Leonardo, con tripletta di Batistuta.

Che sia stato uno dei più grandi campioni della storia del calcio non lo pensano soltanto i tifosi fiorentini. Basta chiedere a quelli giallorossi. Con la Roma, nella stagione 2000/2001, all’età di 31 anni, vinse il terzo scudetto della storia della squadra capitolina. Ma si potrebbe chiedere anche a qualunque argentino appassionato di “fútbol” e tifoso della “selección” biancoceleste. E saranno sicuramente tantissimi, in tutto il mondo, a ricordare lo storico goal segnato il 27 ottobre 1999 allo stadio di Wembley di Londra. Al 74’ della partita Arsenal-Fiorentina (incontro valido per i sedicesimi di finale dell’edizione 1999/2000 della Champions League) con un gesto atletico spettacolare e una potenza straordinaria, l’argentino realizzò un goal che lasciò tutto lo stadio stupefatto e i tifosi gigliati deliranti di gioia.

La sua carriera calcistica purtroppo non è stata solo fama e successi. Un grave problema alle cartilagini delle caviglie (lo stesso sofferto da un altro campione, l’olandese Marco van Basten) lo ha, infatti, costretto a terminare l’attività anzitempo e a sottoporsi a diversi interventi chirurgici e a una lunga riabilitazione.

Qualche mese fa, ricordando i tempi in cui giocava, ha detto: “Le mie caviglie sono fragili per costituzione. Non ho mai potuto giocare al cento per cento. Sono stato torturato dalle distorsioni. Andavo avanti a furia di infiltrazioni e antidolorifici. Ero il Re Leone, Batigol il guerriero e stringevo i denti”.

Redazione Nove da Firenze