Rubrica — Agroalimentare

Il Governo approva il "Salva Mare"

Il provvedimento guarda al progetto toscano "Arcipelago pulito"


FIRENZE- Missione compiuta (manca solo l'ultimo passaggio), per un mare più pulito e che sia più facile liberare dalle plastiche. Dopo che l'Europa nelle settimane scorse ha fatto propria l'idea toscana, anche il Governo italiano l'ha seguita. Il Consiglio dei ministri ha infatti appena approvato un disegno di legge, il "Salva Mare", che recepisce e si ispira al progetto "Arcipelago Pulito". Si attende solo il via libera del Parlamento, che la Regione Toscana con l'assessore alla presidenza si augura che avvenga rapidamente, dopodiché tutti i pescatori italiani potranno contribuire a ripulire i mari.

“Siamo ovviamente molto soddisfatti che i principi e le modalità con cui abbiamo sperimentato “Arcipelago pulito” siano stati riportati nel disegno di legge del Governo, come aveva già fatto l’Europa. Adesso ci auguriamo che il Parlamento approvi la legge in tempi rapidi - commenta l’assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli - così che tutti i pescatori d'Italia non siano più costretti a rigettare in mare i rifiuti finiti accidentalmente nelle loro reti. Ad oggi infatti, paradossalmente, se ne dovrebbero assumere la responsabilità e i costi di smaltimento”.

Adesso non si poteva fare e quello che i pescherecci accidentalmente recuperavano veniva rigettato in acqua. Ora lo potranno portare in porto, senza essere costretti a pagarne lo smaltimento o rischiare multe. Il disegno di legge fa proprie le soluzioni che la Regione Toscana aveva già individuato con il proprio progetto sperimentale: dalla previsione di un deposito temporaneo di raccolta dei rifiuti presso il porto alla previsione di ‘premi' per i pescatori virtuosi. Ma la Toscana non si ferma ed è già pronta non solo a prorogare ma anche ad ampliare la sperimentazione. "Arcipelago Pulito" proseguirà infatti a Livorno e si allargherà da subito a Castiglione della Pescaia e a tutti gli altri comuni della costa che vorranno aderire, a cominciare dai porti più importanti in termini di attività ittica.

L'avvio l'anno scorso
La Regione aveva tenuto a battesimo il progetto un anno fa nello spicchio di Tirreno davanti a Livorno con il coinvolgimento di una locale cooperativa di pescatori, ma anche di Legambiente, la Guarda Costiera, l'Autorità di sistema portuale del MarTirreno Settentrionale, Unicoop Firenze, la società Labromare che gestisce la raccolta dei rifiuti nel porto e Revet che li ricicla. Il valore aggiunto, rispetto ad esperienze simili portate avanti in altri mari e in altre parti del mondo, stava proprio nell'aver saputo creare una filiera completa, dalla raccolta del rifiuto alla sua analisi e trattamento e, quando possibile, recupero in un impianto idoneo. Da questo punto di vista è stato il primo progetto in Italia e in Europa. La sperimentazione, esempio di economia collaborativa e circolare ma anche molto senso pratico e buon senso, era stata presentata l'anno scorso a fine giugno a Bruxelles al Parlamento europeo. Parallelamente era stato chiesto al Governo di approvare velocemente una legge.

Diciotto quintali di plastica raccolta in sei mesi
Dopo i primi sei mesi la sperimentazione era stata prorogata di altri quattro e che la soluzione e il modello virtuoso messo in moto fosse capace di portare risultati concreti lo si era visto subito. Solo da aprile 2018 fino allo scorso settembre sono stati raccolti con una mezza dozzina di piccoli pescherecci oltre 18 quintali di rifiuti, per un volume di oltre 24 mila litri. Su diciotto quintali, circa il 20 per cento è composto da plastiche riciclabili. Un segnale importante, dunque, anche in termini di economia circolare, come tra l'altro viene richiamato nel disegno di legge presentato. Nelle reti a strascico dei pescatori si trovano bottiglie, fascette, sacche e buste. Ma c'è un po' di tutto: ad aprile, in una delle prime uscite, i pescatori di Livorno avevano tirato su tra sanpietri e sugarelli, scampi, qualche sardina, rombi e un polpo anche il presunto sterzo di un motoscafo, una vecchia tanica e una torcia da sub. Oggetti a volte quasi nuov i, altri a pezzi, molti incrostati dal tempo e dalle conchiglie.

Il ruolo di Unicoop Firenze e Legambiente
Unicoop Firenze ha contribuito fin dalla sua ideazione allo sviluppo del progetto, nato dallo stretto rapporto della cooperativa con i pescatori che riforniscono le pescherie dei punti vendita. La cooperativa negli scorsi mesi ha promosso anche eventi e iniziative di sensibilizzazione di soci e consumatori sul fenomeno e sui rischi dell'inquinamento marino da plastiche, e ha messo a disposizione del progetto Arcipelago pulito parte dei fondi ricavati dal centesimo che soci e clienti, per legge, dall'inizio del 2018 devono pagare per le buste in mater-b dell'ortofrutta. L'impegno di sensibilizzazione continuerà, con iniziative e incontri dedicati.

Unicoop Firenze – ricorda la presidente Daniela Mori - ha contribuito fin dalla sua ideazione allo sviluppo del progetto, nato dallo stretto rapporto della cooperativa con i pescatori che riforniscono le pescherie dei punti vendita”. La cooperativa negli scorsi mesi ha inoltre promosso eventi e iniziative di sensibilizzazione di soci e consumatori sul fenomeno e sui rischi dell’inquinamento marino da plastiche, e ha messo a disposizione del progetto Arcipelago pulito parte dei fondi ricavati dal centesimo che soci e clienti, per legge, dall’inizio del 2018 devono pagare per le buste in mater-b dell’ortofrutta. “Ma il nostro impegno non finisce qui – spiega ancora Mori - : intendiamo infatti continuare con la sensibilizzazione dei soci e dei consumatori sulle tematiche ambientali, attraverso iniziative ed incontri dedicati”.

Legambiente ricorda come un numero crescente di Paes si stia attrezzando per combattere l'inquinamento dell'immondizia in mare che riguarda anche l'Italia, come dimostrano i monitoraggi scientifici realizzati sulle spiagge dai volontari e in mare dalla Goletta Verde. I rifiuti galleggianti sono purtroppo solo la punta dell'iceberg di un problema ben più complesso e il ‘fishing litter' - ovvero il contributo offerto dai pescatori – è un contributo importante. Ben venga dunque il disegno di legge del ministero, che introduce una misura necessaria finora ostacolata dalla normativa vigente.

“Finalmente - dichiara il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani - un numero crescente di Paesi si sta attrezzando per combattere il marine litter che riguarda anche il nostro paese, come dimostrano i monitoraggi scientifici realizzati in mare dalla nostra Goletta Verde e sulle spiagge dai nostri volontari. Per questo siamo molto soddisfatti che sia passato oggi in Consiglio dei ministri il ddl Salva Mare, di cui auspichiamo la rapida approvazione in Parlamento”. Il provvedimento darà gambe ai progetti sperimentali di ‘fishing for litter’, ovvero permetterà ai pescatori di riportare a terra senza multe e costi aggiuntivi i rifiuti finiti nelle loro reti. “I rifiuti galleggianti - aggiunge - sono purtroppo solo la punta dell’iceberg di un problema ben più complesso che giace soprattutto sui fondali marini. Il fishing for litter è la principale attività che consentirebbe di rimuovere questi rifiuti. Il disegno di legge del ministero dell’Ambiente introduce una misura quanto mai necessaria, prevista dalla direttiva europea Marine Strategy, e finora ostacolata in Italia dalla normativa vigente”.

Redazione Nove da Firenze