"Il fantasma di Zappolino" al Teatro di Cestello

Il fantasma Zappolino

Il 3 e 4 maggio un spettacolo "politicamente scorretto" sul caso Moro


Il 3 e il 4 maggio alle 21 al Teatro di Cestello andrà in scena "Il fantasma di Zappolino", spettacolo che tenta di spiegare, attraverso il racconto di una seduta spiritica avvenuta intorno al caso Moro, le assurdità di questa nazione, ma in maniera leggera, per renderli fruibili a tutti e lasciare a bocca aperta. Biglietti euro 14,00/16,00

Nelle parole dell'autore e  regista Marco Giavatto "l'idea nasce da un'articolo di giornale che titolava proprio il fantasma di Zappolino facendo riferimento al caso Moro, allora curioso l'ho letto tutto e quando avevo finito avevo già visto come poteva venire, la storia c'era, il nome pure... mancavano i dialoghi. Mi sono chiesto per oltre un anno come metterlo in scena, su cosa spingere e cosa no... ho lasciato che il testo cuocesse a fuoco lento nella mia testa, ogni tanto per strada, in giro, in treno, al lavoro, prendevo appunti, vedevo una cosa e scrivevo un pezzo di monologo, lo mettevo da parte e pensavo, forse potrà servire. Stessa cosa ho fatto con gli articoli che man mano trovavo, con le documentazioni che attestavano le varie versioni e testimonianze, non solo della seduta spiritica, ma anche di quello che i personaggi principali di quella vicenda facevano o pensavano durante la prigionia di Moro. Morale della favola, mi sono ritrovato con una pila, di appunti scritti, di articoli da leggere, di dialoghi e monologhi, di scena che fra loro sembravano non legare, allora mi sono messo a potare e sistemare ed è venuto fuori un testo che ha l'ossatura di un 8 e mezzo di Fellini, apparentemente senza un filo logico e cronologico, ma pieno di spunti e la cosa particolare è che quando lo spettacolo sembra rivelare da che parte si vuole schierare, arriva un buio e passiamo ad un altro spicchio della storia. Non è uno spettacolo moralista insomma, o che vuole avere la presunzione di indicarti la via è a tratti documentaristico ma con il mio personale stile umoristico, qualsiasi cosa viene raccontata ha delle sfaccettature comiche, questa è una comica, una farsa... sul copione che ho consegnato agli attori ho scritto "non temete di essere blasfemi o politicamente scorretti... se mai vi capiterà di pensarlo, sappiate che non abbiamo cominciato noi". Così è in fin dei conti, io riporto, senza sottolineare quale sarebbe la squadra per cui tifare, poi aggiungo la mia visione delle cose, della vita, dell'arte dell'umorismo, anche in un caso in cui, non c'è niente da scherzare. Però su certi aspetti, come può essere il Caso Moro che ci ha indubbiamente segnati e ci ha fatto vedere che siamo una nazione in grado di creare qualcosa di assurdo di pericoloso, trovi delle storie così ridicole che non puoi non portare... e dire: "noi siamo questi" a qualcuno verrà da ridere, a qualcuno da incazzarsi... ma è lo stile italiano, quello di raccontare così, ne sono convinto. Non c'è niente da divertirsi a rievocare certe situazione, ma ci sarebbe tanto da ridere. La gente è affascinata dalle coincidenze della storia, dei paradossi che poi tanto paradossi non sono, ma assomigliano più che altro a momenti di grosso imbarazzo e impunità, per certi o taluni soggetti... può un Presidente della Repubblica asserire che un fantasma gli ha detto che Moro era a Gradoli con una serie di coincidenze assurde, senza subire un normale approfondimento della magistratura, senza decadere automaticamente da cariche pubbliche, per via del fatto che è una persona di cui fidarsi? In questo spettacolo ho tentato di spiegare le assurdità di questa nazione, in modo molto semplice e sulla base di quelle, per poi poter ragionare su fatti gravi, in maniera leggera e renderli fruibili a tutti".

Redazione Nove da Firenze