ICAM: serve una casa famiglia protetta per le madri detenute

Antonella Bundu e Dmitrij Palagi (SPC): “Non bastano soluzioni parziali”


A Firenze i tempi per l’apertura dell’Istituto a custodia attenuata per madri detenute, o di una Casa Famiglia Protetta, si sono dilatati. Da quando furono compiuti i primi passi nel lontano 2006, poco è stato fatto di concreto: solo una lunga fila di rinvii a tempo illimitato, burocrazie e tante promesse. Siamo nel 2020 e l’unica struttura territoriale per i bambini e le loro madri detenute è tuttora il nido del carcere di Sollicciano.

"La disponibilità manifestata in questi giorni dal Comune di Firenze a lavorare su un progetto per permettere alle associazioni di volontariato di accompagnare i bimbi all’esterno del carcere -dichiara Massimo Lensi, presidente dell’Associazione Progetto Firenze- non può che essere una misura temporanea in attesa della definitiva apertura delle strutture previste per legge. Ciò che, infatti, molti sembrano dimenticare è che nel nostro ordinamento esiste una legge, la numero 62/2011, rivolta a favorire il rapporto tra madre e figlio minore, nel corso del processo penale e durante l’esecuzione della pena. Una legge dello Stato che contiene dei limiti e delle incertezze, certo, ma che a Firenze potrebbe essere applicata con facilità grazie alla disponibilità di una struttura di accoglienza e a una forte coesione politica territoriale. Per queste ragioni, rivolgo un forte appello al capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini, e al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, affinché intervengano per sbloccare in modo definitivo l’iter burocratico per la realizzazione dell’Icam, o di una Casa Famiglia Protetta a Firenze".

“Abbiamo già depositato un'interrogazione per capire esattamente quali siano i problemi che hanno impedito la realizzazione di un Istituto a Custodia Attenuata per Madri Detenute a Firenze. La Madonnina del Grappa – ricordano i consiglieri di Sinistra Progetto Comune Antonella Bundu e Dmitrij Palagi – ha infatti messo a disposizione un edificio, per la cui ristrutturazione sono stati già stati stanziati 700.000 euro dalla Regione Toscana. Il gruppo Firenze Riparte a Sinistra aveva sollecitato l'Amministrazione sul tema, durante i cinque anni della precedente consiliatura. Rassicurazioni su scadenze mai rispettate sono state le uniche risposte ricevute. La situazione non è accettabile e la possibilità di allontanare i bambini dal carcere per qualche ora non rappresenta in alcun modo una soluzione definitiva. Sotto Natale i “buoni sentimenti” spingono ad avere maggiore attenzione su situazioni altrimenti rimosse nel quotidiano. Il tema dell'ICAM – aggiungono i consiglieri Palagi e Bundu – accompagna il Comune di Firenze da anni. Riteniamo inaccettabile che oggi ci si muova come se non esistesse una storia di mancanze e azioni non intraprese. Che il 2020 inizi con una discontinuità forte su questa vergogna del nostro territorio, quale è il nido di Sollicciano come unica soluzione per le madri detenute e i loro bambini”.

Redazione Nove da Firenze