Aprono al pubblico gli scavi archeologici di piazza Beccaria. Sabato 25 e domenica 26 luglio sarà possibile visitare eccezionalmente il cantiere e conoscere da vicino gli ultimi importanti rinvenimenti archeologici emersi durante i lavori per la realizzazione della tranvia.
Nel corso dei lavori per la realizzazione della tranvia, sono emerse importanti testimonianze della Firenze medievale.
In particolare, gli scavi hanno portato alla luce una parte della cinta muraria trecentesca e gli ambienti annessi alla Porta alla Croce, tra cui Il ponte per l’attraversamento dell’antico fosso San Gervasio. Si tratta di testimonianze di grande valore storico e archeologico che documentano l’antico sistema difensivo della città.
Le strutture rinvenute sono state in parte interessate dai lavori realizzati nell’Ottocento dall’ingegnere Giuseppe Poggi per la realizzazione della grande conduttura fognaria che si sviluppa al di sotto dei viali di circonvallazione.
Grazie alla collaborazione tra Soprintendenza, Comune di Firenze e Direzione dei lavori, sarà possibile visitare eccezionalmente gli scavi appena ultimati, prima della ricopertura delle strutture archeologiche.
Organizzate nell’ambito del piano di valorizzazione della Soprintendenza – le visite si svolgeranno sabato 25 e domenica 26 luglio con prenotazione obbligatoria. Per informazioni e prenotazione https://soprintendenzafirenze.cultura.gov.it/visite-guidate-piazza-beccaria/
Sabato 25 luglio ore 10 per la stampa, ore 10.30 -13 per gruppi di 10 persone ogni 30’.
Domenica 26 luglio ore 16 – 20 per gruppi di 10 persone ogni 30’.
L'interesse è notevole tanto che le prenotazioni sono andate sold out in poche ore. Erano circa 130 ingressi totali tra i turni organizzati da Soprintendenza e Comune di Firenze.
Un successo di pubblico che però rischia di trasformarsi in un "contentino". «L’enorme interesse dimostrato dai cittadini conferma la necessità di rendere l’area stabilmente visibile e visitabile, non di ricoprirla subito dopo due giornate di apertura» dichiara Jacopo Bianchi, autore della petizione su
http://Change.org per tutelare i ritrovamenti e del canale YouTube Jacopovideo, che ha documentato con un drone tutti i reperti emersi da dicembre 2025.
La paura: rimozione e cementificazione
Il nodo è il futuro dell’area. Bianchi e i firmatari della petizione temono che dopo le visite i reperti vengano nuovamente coperti, rimossi o peggio cementificati. «Queste visite rischiano di sembrare un semplice contentino prima di rendere nuovamente invisibili i reperti» attacca Bianchi. E porta l’esempio di quanto avvenuto tra dicembre 2025 e gennaio 2026 lato via Gioberti: «strutture parzialmente rimosse, eliminate e cementificate per consentire il passaggio della conduttura di Publiacqua».Questa volta però, sottolinea, «a oggi non è stata indicata alcuna necessità infrastrutturale che giustifichi rimozioni, demolizioni, cementificazioni o ricoperture». Anzi: «La stessa Soprintendenza ha dichiarato che i nuovi ritrovamenti non interferiscono con i lavori della tramvia».
La richiesta di chiarezza
Il messaggio è rivolto direttamente al Sindaco Sara Funaro e alla Soprintendente Antonella Rinaldi. «Quando parlano di “rimozione”, è necessario chiarire pubblicamente che cosa comporti concretamente questo termine: quali parti verrebbero smontate o eliminate, quali materiali sarebbero utilizzati e se siano previsti riempimenti o cementificazioni. Firenze e il suo patrimonio archeologico meritano la massima trasparenza».
A sostegno della richiesta, Bianchi cita i video pubblicati su Jacopovideo: «le numerose reazioni e visualizzazioni ricevute dimostrano che molti cittadini non vogliono vedere questi reperti ricoperti, alterati o distrutti».
La petizione online ha già raccolto centinaia di firme al link
E non è tutto: «Stiamo valutando anche iniziative pubbliche in piazza ma i tempi sono molto brevi. Sono numerosi i fiorentini che chiedono la tutela integrale di questi ritrovamenti archeologici».
La conclusione è secca: «Due giornate di visite non possono sostituire un progetto permanente di tutela. Chiediamo che tutti i reperti siano conservati integralmente nel luogo del ritrovamento, protetti e resi visibili e visitabili in modo permanente».