Gestione degli ungulati nelle riserve naturali: la legge non è ancora realtà

Normativa approvata a giugno in consiglio regionale non trova ancora attuazione, fauna selvatica fuori controllo e mancano gli indennizzi. Capecchi, Fantozzi, Petrucci, Veneri (FdI): “Autorizzare le battute di caccia perse durante il lockdown”


Firenze, 23.01.2021– «La fiducia che avevamo riposto nella legge regionale sulla gestione degli ungulati nelle riserve naturali è bruciata in un fuoco di paglia; quella stessa normativa approvata a giugno non trova ancora applicazione e tutto tace in un silenzio assordante». E’ il grido di allarme dell’Unione Provinciale Agricoltori di Siena al fianco degli imprenditori che hanno investito nelle loro attività all’interno di riserve naturali e che oggi «continuano ad essere considerati agricoltori di serie b – prosegue l’associazione -, coltivano e pagano le tasse senza diritti né tutele e soprattutto senza indennizzi di fronte ad una fauna selvatica fuori controllo». «Avevamo ritenuto la legge approvata in consiglio regionale a giugno come una luce fuori dal tunnel ma di fatto così non è – evidenzia l’Unione Provinciale Agricoltori di Siena -. Manca la sua applicazione e quelle che si chiamano riserve naturali sono diventate di fatto riserve di ungulati. Le aziende agricole che si trovano all’interno sono penalizzate oltremodo da una normativa farraginosa, molto attenta alla fauna selvatica, decisamente meno al territorio ed alle aziende stesse. Dovevano essere siti dove proteggere la cosiddetta fauna nobile e rispettare dell’ambiente. Niente di tutto questo: sono oggi territorio franco per queste specie, divenute nefaste ed in molti casi nemmeno autoctone. Dall’approvazione della legge regionale ad oggi nulla è cambiato, è aumentato solo lo sdegno e la frustrazione degli agricoltori, unici incolpevoli che subiscono torti e soprusi. Ed allora è con forza ed a voce alta che chiediamo risposte concrete e rapidissime – conclude Upa Siena - in grado di risolvere un problema che si protrae dal 2015»

«Autorizzare subito le battute di caccia perse durante il lockdown». Lo chiedono i consigliere regionali di Fratelli d'Italia Alessandro Capecchi, Vittorio Fantozzi, Diego Petrucci e Gabriele Veneri. «Come annunciato da Coldiretti – continuano i consiglieri - il numero di animali abbattuti rispetto allo scorso anno si è praticamente dimezzato in tutti gli Atc della Toscana, ciò determina un sovrannumero di ungulati che imperversano per le colture causando danni all'agricoltura e disagi agli automobilisti che spesso si vedono attraversare la strada da questi animali». «Da novembre scorso – spiegano Capecchi, Fantozzi, Petrucci e Veneri -, tramite un atto presentato in consiglio regionale, Fratelli d'Italia chiedeva di riaprire la caccia agli ungulati, a cui si sono aggiunte mozioni simili presentate anche da Lega e forze di maggioranza. Ne è conseguita un’ordinanza del governatore Giani che consente lo svolgimento della caccia “in quanto stato di necessità per conseguire lo sviluppo faunistico venatorio, per limitare danni alle colture nonché per limitare il potenziale pericolo per la pubblica incolumità” fino al 31 gennaio. Ma ciò non può bastare a tenere sotto controllo il numero degli ungulati che stanno continuando a creare danni alle attività agricole e non solo. La caccia rappresenta un’attività di pubblica utilità, poiché permette il controllo della popolazione degli animali selvatici, che hanno tempi di riproduzione e mobilità incompatibili con le attività umane». «Per questo è ora necessario autorizzare le battute di caccia di gruppo e recuperare, già a partire dal prossimo febbraio, le operazioni di abbattimento perse durante il periodo di lockdown», concludono i consiglieri FdI.

Redazione Nove da Firenze