FIRENZE- I dati del 2025 restituiti ieri dalla Fondazione Antonino Caponnetto descrivono la realtà cruda di questa città. Con 1.065 crimini di strada registrati nell'ultimo anno, Firenze si conferma la seconda città in Italia per indice di criminalità in rapporto alla popolazione (6.507 denunce ogni 100.000 abitanti), posizionandosi immediatamente dopo Milano. Il Quartiere 1 è l'epicentro del fenomeno, concentrando circa il 50% degli episodi. Non si tratta di allarmismo, ma della necessità di riconoscere un "degrado ambientale" e una fenomenologia criminale che sta mutando in sistema.
Il riciclaggio di capitali illeciti è il motore invisibile che inquina l'economia legale cittadina. I settori maggiormente esposti sono la ristorazione, i B&B, le farmacie e quei "negozi senza acquirenti" che restano aperti senza mai battere scontrino. Per un cittadino attento, l'Osservatorio Mediterraneo sulla Criminalità Organizzata e la Mafia ha elaborato una guida pratica basata su 5 interrogativi:
- Chi è? Valutare l’identità e l’eventuale reticenza di chi subentra in un'attività.
- Cosa fa? Analizzare se il mestiere scelto è una copertura tradizionale per interessi mafiosi (compro oro, alberghi).
- Da dove prende i soldi? Canoni di affitto fuori mercato o locali che restano in allestimento per mesi sono segnali inequivocabili.
- Da dove viene? Distinguere tra chi fugge dalla mafia e chi investe per conto dei clan o è un "perdente" di una faida.
- Di chi si circonda? Osservare le frequentazioni che, spesso, rendono visibile l’invisibile.
Questa economia sotterranea si appoggia su sistemi bancari clandestini come l'Hawala (diffuso nelle comunità mediorientali e asiatiche) e il Fei Ch’ien ("denaro volante") cinese. È fondamentale comprendere che il crimine di strada è solo il sintomo visibile di questo inquinamento finanziario.
Il triangolo Firenze-Prato-Osmannoro è considerato l’epicentro economico-sociale delle triadi a livello internazionale. La pietra miliare giuridica è la sentenza della Cassazione del 30 maggio 2001, che per la prima volta ha applicato l'Art. 416 bis a un'organizzazione straniera, riconoscendo i metodi di "assoggettamento e omertà" tipici della mafia.
L'evoluzione delle triadi ha portato alla cosiddetta "Guerra delle Grucce", un conflitto per il controllo della logistica che muove centinaia di milioni di euro. Questo scontro non ha confini: ha generato attentati e bombe incendiarie tra l'Italia e la Spagna, portando recentemente ad arresti chiave in Calabria, Sicilia e Veneto (tra cui un ex militare cinese fermato a Padova).
"I criminali cinesi si sono così evoluti che sono diventati così efficienti al punto da interagire con i clan di serie A italiani diventando una sorta di loro agenzia per i trasferimenti" spiega a Nove da Firenze Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto.
Definire "baby" questi gruppi è un errore metodologico che ne minimizza la pericolosità. L'osservatorio stima 200 gang in Toscana, di cui oltre 40 a Firenze. La mappatura evidenzia tre tipologie: le pandillas strutturate (come gli MS-13 salvadoregni), i "maranza" (gruppi misti con codici estetici diffusi su YouTube e protagonisti di recenti scontri a colpi di pistola) e le gang di ragazzi facoltosi in cerca di status attraverso la devianza.
Il rischio sistemico è la perdita del controllo del territorio e la creazione di vere "piazze di spaccio". Per contrastare questo fenomeno, l'approccio deve essere duplice: repressione dura per le gang armate e un recupero sociale "politicamente scorretto". Il rigore e la fermezza sono prerequisiti indispensabili per qualsiasi percorso educativo.
Nel Quartiere 1, l’area di San Jacopino è esemplare del malessere cittadino. I residenti denunciano uno scenario di insicurezza quotidiana: lo spaccio è radicato lungo la Tramvia T2 (fermate Redi e Ponte all'Asse), dove agiscono borseggiatori professionisti nelle ore di punta. Le siepi alte sulla ciclabile Redi offrono una copertura ideale per i pusher, rendendoli invisibili alle forze dell'ordine.
Il fenomeno più allarmante è quello delle "spaccate": effrazioni ai danni di auto e negozi che avvengono ormai spesso in pieno giorno e in luoghi privati, alimentando un senso di totale impunità. Questa esasperazione è condivisa dai commercianti di Campi Bisenzio, che definiscono la situazione "insostenibile". Le richieste dei comitati cittadini sono perentorie:
- Presenza costante, visibile e interforze sul territorio.
- Taglio sistematico delle siepi per eliminare le zone d'ombra.
- Allontanamento immediato dei soggetti reiteratamente violenti.
- Controlli serrati sui minimarket e lotta ai bivacchi molesti.
Il nuovo Decreto Legge Sicurezza di febbraio 2026 punta sulla "lotta alla mafia del giorno prima", privilegiando strumenti preventivi e inasprimenti mirati. Le misure cardine includono:
- Porto di armi bianche: Reclusione da 6 mesi a 3 anni per lame superiori a 8 cm; reclusione da 1 a 3 anni per strumenti con lama superiore a 5 cm se flessibili, a scatto o a farfalla (butterfly).
- Zone Rosse Urbane: Il Prefetto può individuare aree a vigilanza rafforzata, disponendo l'allontanamento (da 6 a 18 mesi) di chi ha precedenti negli ultimi 5 anni per reati contro la persona, il patrimonio o spaccio.
- Reato di fuga pericolosa: Carcere da 6 mesi a 5 anni per chi non si ferma all’alt delle Forze di Polizia dandosi alla fuga.
- Contrasto al narcotraffico: Confisca obbligatoria di autoveicoli e mezzi utilizzati per agevolare lo spaccio.
- Ammonimento per minori: Il Questore può ora ammonire i minori tra i 12 e i 14 anni per "reati spia" come rissa, lesioni e minaccia.
"La complessità della minaccia criminale a Firenze e Prato impone un cambio di passo. È necessaria una mappatura capillare e l'istituzione di una sezione distaccata della DDA a Prato per rispondere con pragmatismo alle triadi. La sicurezza non è un optional elettorale, ma un diritto fondamentale. La legalità richiede che la cittadinanza non deleghi solo alle forze dell'ordine, ma impari a riconoscere i segnali di un sistema che tenta di sostituirsi allo Stato" conclude Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto.