​Fiorentina: il modello incompreso del calcio italiano e la logica del lieto fine

28.026 abbonamenti, una scenografia mozzafiato, un amore viscerale che malgrado la cronica assenza di vittorie cresce sempre più. E un presidente che va perfino a vedere la squadra femminile a San Gimignano e la Primavera alle Due Strade...


Firenze e il calcio sono un binomio vincente, anche se la Fiorentina non è una squadra vincente: quest’anno (stagione 2019/2020), 28.026 abbonati, record per la società viola dal 1996/7 quando con la gestione Cecchi Gori furono sottoscritte 32.620 tessere. Già superato da Commisso il record dellavalliano: 24.389 abbonamenti nel 2008/9.

Appena due scudetti in 93 anni di storia, qualche Coppa Italia, una Coppa europea (la prima edizione della Coppa delle Coppe) e poco più. Ma l’attaccamento, l’amore per questa squadra non accenna a svanire. La Fiorentina non è solo una squadra di calcio, è il simbolo di una città alla quale i fiorentini sono legati da un senso di appartenenza viscerale. La Fiorentina va oltre il calcio e la nuova società viola lo ha subito capito molto bene, mettendo al centro di tutto Firenze. Che vanta (oltre all’arte di cui è Capitale mondiale, a Dante e alla bistecca) di essere la Patria del Calcio, con quella partita giocata nel Cinquecento mentre gli assedianti dall’alto delle colline minacciavano di mettere a ferro e a fuoco la città. “Ah, volete fare questo? E noi si gioca a pallone dalla paura che ci fate...”, è il senso della sfida lanciata, in puro spirito fiorentino.

Certo, questo binomio Firenze-calcio è così forte e consolidato da essere diventato un modello per chi vuole vedere oltre le convenzioni, oltre lo scontato, oltre le minestre riscaldate. L’energia di questo binomio, scaturito nella Patria mondiale della Bellezza forgiata dall’Uomo, potrebbe essere linfa per il calcio italiano ma in Italia i criteri di merito sono altri: sono il numero di potenziali tifosi televisivi, la quantità di scudetti o coppe vinte, insomma banalità che fanno sprecare al calcio italiano un potenziale valore assoluto. Cioè Firenze. Non tutti hanno Firenze e chi ce l’ha dovrebbe approfittarne. Ma non è così. Il calcio italiano sembra avere bisogno del lieto fine, che è individuato nella soddisfazione dei più. E il lieto fine non prevede la vittoria della Fiorentina o di altre squadre considerate secondarie. Quindi se tifi Fiorentina sei condannato a perdere anche perché il divario si amplia sempre più.

Tutto ciò è ben noto a tutti, non serve uno scienziato per capire certe logiche di mercato peraltro consolidate. Ma ai fiorentini questo non importa: vincere o non vincere, se c’è una società che piace, a Firenze si fanno 28mila abbonamenti. Si fa una scenografia mozzafiato come quella di sabato scorso, nella quale “Firenze” (finezza assoluta) era scritto in carattere corsivo e ognuno delle migliaia di tifosi che hanno reso possibile il bellissimo disegno ha fatto la sua parte fino in fondo. E anche la Juventus, inconsciamente o per puro caso, sabato al Franchi ha reso omaggio a questa città indossando i colori bianco e rosso, i colori di Firenze, un inedito assoluto per la squadra bianconera.

Molto bello poi il richiamo, qualche giorno fa, della società a quei pochi tifosi che avevano intonato cori sull’Heysel durante la festa della Curva Fiesole: questa non è Firenze, questa minoranza rappresenta solo se stessa.

La società targata Rocco Commisso e Joe Barone poi sta facendo miracoli per avvicinare la gente alla squadra. Loro sono i primi a mostrare calore, in una maniera senza precedenti in Italia. Il primo esempio, il portacolori di questo modello è lo stesso patròn italo-americano, che domenica pomeriggio prima è andato a San Gimignano a vedere le ragazze viola impegnate contro la Florentia San Gimignano (per la cronaca vittoria 4-2 per le ragazze di Cincotta) poi si è recato allo stadio delle Due Strade a guardare Fiorentina – Bologna Primavera (6-3 per i viola di Bigica). Commisso si è recato a salutare giocatrici e giocatori, non risparmiandosi in affetto e calore che distribuisce a tutti formando un gruppo societario affiatato: perché lui è il primo a dare l’esempio. Non è il miliardario che se ne sta sulla sua torre d’avorio. E’ un Uomo che prima di tutto sta a contatto con le persone, “uno di noi” insomma lo sentono i fiorentini. Tutto ciò piace molto anche al figlio di Rocco Commisso e della signora Catherine, il giovane Joseph che sui social network sottolinea sempre il suo apprezzamento e il suo amore per questa città. Ed è rimasto incantato da quella scenografia da brividi che tutto il mondo ha apprezzato. Una scenografia frutto di un amore smisurato, misto a un orgoglio che non conosce limiti. Sotto la coreografia, nello striscione a corredo c’era una frase che dice tutto: “Fin da quando ero bambino, è l’orgoglio mio più grande quello di essere fiorentino”.

Redazione Nove da Firenze