Ex ippodromo Le Mulina: legittima la decisione del Comune

Secondo i giudici del Tar il provvedimento dell’amministrazione è “un atto plurimotivato”

Redazione Nove da Firenze
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04 Marzo 2026 21:01
Ex ippodromo Le Mulina: legittima la decisione del Comune

La delibera di decadenza dalla concessione è legittima. Lo ha stabilito la terza sezione del Tar della Toscana rigettando il ricorso della Pegaso srl contro il provvedimento emesso dal Comune lo scorso maggio. "Il ricorso è infondato" e quello del Comune è “un atto plurimotivato” perché, come hanno sottolineato i giudici, “tutti gli inadempimenti contestati alla ricorrente dal Comune di Firenze e posti a fondamento del provvedimento di decadenza dalla concessione demaniale risultano gravi e di notevole importanza e tali da legittimare il provvedimento”.

Prima di entrare nel merito il collegio ha ripercorso le tappe principali dell’intera vicenda. In particolare che il Comune “sin dal luglio 2018 il complesso immobiliare sia stato consegnato alla ricorrente libero da persone e cose e che, da tale momento, gli obblighi previsti in convenzione a suo carico siano divenuti esigibili”.

Subito dopo i giudici hanno messo in evidenza come “l’inadempimento all’obbligo di presentare il piano di valorizzazione alla Soprintendenza sia connotato da una gravità tale da giustificare ex se il provvedimento di decadenza dalla concessione demaniale”. “Dal 2016, data di redazione della prima versione del progetto di valorizzazione, sino all’aprile 2024 – si legge nella sentenza - la ricorrente non ha svolto alcuna attività significativa per addivenire alla compiuta redazione del predetto atto; solo il 9 aprile 2024 il Comune di Firenze è stato in grado di dare il proprio nulla osta all’inoltro del progetto di valorizzazione alla competente Soprintendenza”.

Non solo, “ancora nel novembre 2025, la Soprintendenza ha dichiarato di essere in attesa delle integrazioni documentali richieste alla Pegaso per evadere la richiesta di parere di propria competenza”. L’inadempimento di questo obbligo, secondo il collegio, “è da reputare grave e di notevole importanza, perché la valorizzazione del complesso immobiliare affidato in concessione costituisce la causa della concessione stessa, che, pertanto, risulta inattuabile per un comportamento addebitabile alla ricorrente, che dal luglio 2018 non ha posto in essere i necessari adempimenti volti ad ottenere i provvedimenti assentivi circa il suo programma di valorizzazione”.

“Del pari connotati da gravità e notevole importanza – prosegue la sentenza- sono caratterizzati gli inadempimenti della ricorrente agli obblighi convenzionali di manutenzione e custodia”. Dagli atti è emerso che la Pegaso srl “pur dopo l’adempimento dell’obbligo di consegna del bene libero da persone e cose da parte del Comune, non ha svolto le necessarie attività di messa in sicurezza del compendio immobiliare, favorendo in tal modo le ulteriori occupazioni abusive di senza tetto, che si sono susseguite nel tempo”.

“Dal compendio fotografico in atti e dai numerosi verbali di sopralluogo della Polizia Municipale – si rileva nelle motivazioni - risulta che lo stato di degrado del compendio immobiliare sia dovuto all’inadempimento degli obblighi di manutenzione imputabili alla ricorrente, in quanto detentrice del bene, e come gli accessi di persone senza fissa dimora sia dovuta proprio alle predette carenze manutentive. Infine, deve rilevarsi che la ricorrente avrebbe potuto anche fare ricorso ad un servizio di vigilanza privata per impedire ulteriori accessi, comunque dovuti alla scarsa e inadeguata manutenzione del complesso immobiliare, che ne ha determinato un grave degrado”.

“Del pari connotato da gravità – sostengono i giudici - è l’inadempimento dell’obbligo di corrispondere il canone concessorio, che era comunque dovuto, senza soluzione di continuità, perlomeno dal luglio 2018, data a cui potere fare formale riferimento per determinare il momento della consegna del bene, per effetto della nomina di custode disposta con ordinanza sindacale inoppugnata”.

“Un grandissimo risultato, ora possiamo finalmente rendere concreto il percorso di restituzione alla città dell’ex ippodromo Le Mulina. – ha detto la sindaca Sara Funaro – Fin da inizio mandato su questo siamo stati in prima linea, c’è stato un grande lavoro in termini di messa in sicurezza e controlli e abbiamo condotto con determinazione una battaglia legale per recuperare questo spazio dopo tanti, troppi anni di incuria e abbandono. La sentenza del Tar è la conferma che siamo sulla strada giusta e andremo avanti senza indugi. Adesso continueremo a lavorare perché una volta per tutte questo luogo possa tornare a disposizione dei cittadini, pienamente fruibile e in sicurezza. L’impegno dell’amministrazione è totale affinché il patrimonio pubblico sia valorizzato e vissuto al massimo”.

"Questa amministrazione lavora per valorizzare sempre di più i beni pubblici della città e per farli diventare luoghi vivibili e sicuri per tutti - ha sottolineato l'assessore al patrimonio Dario Danti - ed è proprio questa grande attenzione, e determinazione, che ci ha permesso di ottenere questo importante risultato". "La sentenza del Tar è il frutto dell'impegno rigoroso dell'amministrazione comunale e dei suoi uffici - ha aggiunto - in particolare dalle direzioni patrimonio, servizi tecnici e avvocatura. Hanno svolto un grandissimo lavoro che il Tar ha pienamente riconosciuto". "Il nostro compito non finisce qui - ha concluso l'assessore Danti - vogliamo che l'ex Ippodromo Le Mulina venga gestito nel migliore dei modi e possa finalmente tornare a disposizione dei cittadini".

"Ex Ippodromo Le Mulina, avevamo una richiesta chiara: garantire il futuro della struttura, visti anche gli anni di problemi avuti con il soggetto assegnatario della concessione, con cui è ancora aperto un contenzioso legale -dichiarano Dmitrij Palagi e Francesca Lupo - Sinistra Progetto Comune- Nella speranza di incontrare il sostegno della nuova maggioranza di centrosinistra, avevamo tenuto ampio lo spettro di ipotesi. Per esempio un centro equestre che risolvesse i problemi di tante realtà che svolgono ippoterapia e altre attività molto importanti per il territorio. Oppure servizi funzionali alla gestione del verde urbano, come un'area di conferimento per il materiale di risulta da interventi di sfalcio, o l'implementazione dei servizi vivaistici chiesa dal Consiglio comunale. Avevamo anche ipotizzato di recuperare magari una parte degli immobili come alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica.

Non volevamo decidere noi cosa farci, ma dare un segnale di novità, rispetto alla gestione di privatizzazione, vendita e svendita della Città. Dopo interessanti approfondimenti, per cui ringraziamo il Presidente della Commissione 3, è arrivato il no. La controproposta non ci convince: troppo generica, troppo vaga e compatibile con la nascita di una Fondazione pubblico-privata, di cui non è chiara l'utilità e la funzione, guardando agli interessi di Palazzo Vecchio. Speriamo che nel Salone dei Duecento le cose possano andare diversamente".

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