Distilleria Deta: cittadini ancora preoccupati

L'azienda sta per alzare un camino di 60 metri e raddoppia le giornate lavorative. Silvia Noferi (M5S): "Le sostanze emesse sono salubri per gli abitanti dei dintorni?"


Il comitato Tutela e difesa della Valdelsa, che raccoglie le istanze dei cittadini e imprenditori del territorio, preoccupati per le esalazioni maleodoranti, conseguenti all'incremento dell'attività lavorativa della distilleria, teme che ciò possa limitare la presenza turistica sul territorio, creando un danno alle aziende agricole e strutture ricettive, mettendo cosi in pericolo migliaia di posti di lavoro e l'economia locale.

Il patrimonio turistico della zona vale 1.200 lavoratori, oltre 1 milione di pernottamenti l’anno, 5 milioni e mezzo di turisti giornalieri all’anno, per un giro d’affari totale di 220 milioni di euro l’anno.

Il Comitato per la Tutela e la Difesa della Valdelsa, che rappresentata cittadini e imprenditori di un vasto territorio, contesta i toni dei comunicati dei giorni scorsi rilasciate dagli amministratori all’indomani della riunione tenutasi con la Regione. In particolare dal progetto della Deta (di proprietà del Gruppo Mazzari) che prevede la costruzione di una ciminiera di 60 metri. Era stato proprio il CTDV a proporre un confronto fra gli amministratori della Valdelsa sulla vicenda Deta e a sollecitare il tavolo in Regione. Tavolo a cui al CTDV è stato negato di partecipare.

“Come può da un tale comportamento nascere un protocollo di intesa con la cittadinanza? Come si può auspicare trasparenza e integrazione del territorio quando fino ad oggi i cittadini sono stati esclusi da ogni confronto e le loro segnalazioni sono state classificate come non critiche?” commenta il CTDV.

C'è preoccupazione – attacca la consigliera del Movimento Cinque Stelle Silvia Noferia Vico d'Elsa e dintorni per gli sviluppi industriali della Distilleria Deta. Nonostante l'ispezione del 2019 dei Carabinieri Forestali per la segnalazione di fumi densi e odorosi, avesse accertato che l'azienda stava operando senza le necessarie autorizzazioni, oggi ARPAT in conferenza dei servizi ha dato parere positivo al raddoppio della produzione, cosa che porterà l’azienda a lavorare 300 giorni all’anno al posto dei 150 di prima.Praticamente una lavorazione a ciclo continuo, a cui si è dato come soluzione la costruzione di un camino alto 60 metri, più della torre di San Gimignano, per disperdere i fumi in un più ampio raggio.L’odore nauseabondo, a volte insopportabile, che lamentano i residenti diventerà ancora più grave col nuovo camino e le zone interessate non saranno solo quelle che oggi sono investite dai fumi che la brezza prevalente, porta verso Vico d’Elsa e Poggibonsi, sulle zone limitrofe di Zambra, Treppie, Poppiano, Poneta, Cusona, Ulignano, sui comuni di Barberino Tavarnelle, Poggibonsi, Certaldo e San Gimignano fino ai territori di Cusona e Ulignano particolarmente colpiti dal problema, l’area sarà semplicemente più vasta - prosegue NoferiLe emissioni prodotte dall’impianto col nuovo camino, in assenza di post- combustore potrebbero diventare un micidiale cocktail di sostanze cancerogene, secondo alcuni studi tecnici commissionati dai residenti.Nella zona non esiste una centralina per il controllo della qualità dell’aria, ma la tesi sostenuta da ARPAT equivale ad un: “prima costruiamo il camino poi vedremo”.Chiediamo al Presidente e alla Giunta regionale – conclude la consigliera del Movimento Cinque Stelle - di appurare con urgenza se le preoccupazioni dei residenti sulla pericolosità delle sostanze emesse dal nuovo impianto soprattutto in funzione del fenomeno di accumulo, siano giustificate e se il nuovo impianto sia compatibile con la vocazione di quel territorio.”

Redazione Nove da Firenze