Da Santa Croce l'appello per un’economia umana

Giornata della Fraternità, Zamagni: “La pandemia ci obbliga all’umiltà, alla fraternità”


Firenze, 2 ottobre 2020 –- Parte da Santa Croce, cuore fiorentino della spiritualità francescana, l’appello per un’economia umana. Stamani nel corso della seconda Giornata delle Fraternità, promossa dall’Opera di Santa Croce con la Comunità dei Frati minori conventuali, c’è stata una richiesta condivisa per un nuovo corso dell’economia a servizio della fraternità. A lanciarla – con don Alessandro Andreini, vicepresidente dell’Opera di Santa Croce – Guido Guastalla, editore e rappresentante della Comunità ebraica di Livorno, Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, il francescano Felice Autieri, docente della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale con Paolo Biancone, esperto di finanza islamica dell’Università di Torino e Cristiano Ciappei, docente di strategia ed etica d’impresa dell’Università di Firenze. Al gruppo si è unito, con un video messaggio, Ali Al Qaradaghi, docente di Giurisprudenza presso la Facoltà di Sharia e Studi Islamici dell’Università del Qatar di Doha.

“La pandemia ci ha tolto il velo, ogni grande crisi è un disvelamento – ha affermato Stefano Zamagni - Abbiamo compreso che non ci può essere progresso se gli incrementi del reddito si concentrano nelle mani di pochi invece che ridistribuirsi. Dobbiamo tornare ad essere umili, a stare con i piedi per terra. Non siamo invincibili e abbiamo dei limiti, la pandemia ci obbliga a rimettere i piedi per terra. Dobbiamo tornare alla virtù cardinale dell’umiltà”.

“L’economia di mercato nasce nel 1400 in terra di Toscana e il suo principio base è quello di fraternità sulla base dello spirito francescano– ha proseguito Zamagni - Le prime banche le fondarono i francescani, i Monti di Pietà (Perugia, Siena: gli statuti di queste banche avevano come principio guida quello di fraternità. Quindi è un ritorno all’antico ed è interessante che avvenga qui a Firenze”.

l nostro è un invito alla riflessione, all’apertura di orizzonti – ha spiegato don Alessandro Andreini - La fraternità viene prima dell’economia, perché il cuore di tutto non può che essere a servizio della fraternità. In questo tempo di grande incertezza e difficoltà, di incapacità di vedere oltre il quotidiano, abbiamo bisogno di ascoltarci e confrontarci su visioni profonde fondate sulle grandi tradizioni che si rifanno alla figura di Abramo”.

“La lezione di oggi è che bisogna ritornare ad una economia umana - mette in evidenza Guido Guastalla - che metta l’uomo al centro e consideri l’economia un mezzo per il bene comune dell’uomo. Bisogna passare da un’economia dove l’uomo diventa il mezzo, a un’economia dove il fine sia l’uomo e il bene comune. Occorre tornare a una visione che è quella della tradizione giudaico cristiana”.

“La dinamica economica non va demonizzata ma bisogna tener conto della centralità della persona ha sostenuto padre Felice Autieri - La vera sfida è mantenere l’equilibrio fra gli interessi pur comprensibili e la realtà dell’uomo che non può diventare oggetto ma rimanere soggetto della realtà economica. Ritengo il gesto di papa Francesco di firmare l’enciclica Fratelli tutti ad Assisi sia profetico e di speranza. In un contesto di angoscia del coronavirus è un modo per dire che il nostro presente non è il nostro futuro”.

“Il tema dell’economia è un tema di inclusione con l’islam, di tipo finanziario e operativo – ha affermato Paolo Biancone –La legge del Corano non ammette gli interessi sui prestiti e il dialogo può permettere di comprendere quali sono i bisogni delle persone che risiedono sui territori, i musulmani anche vivono in Italia ad esempio non riescono a trovare banche che non prevedono interessi. Occorre mettere a punto strumenti specifici di inclusione finanziaria che superino questa difficoltà”.

Redazione Nove da Firenze