Coronavirus, la Fase 2 degli esercizi commerciali e da asporto a Firenze

Prato ancora in vista della ripartenza. Ambulanti senza lavoro: “Fateci riaprire, sicurezza al primo posto!”


Da lunedì 4 maggio, prosegue - in base all’ordinanza del sindaco Dario Nardella - la possibilità per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande come ristoranti, bar, gelaterie, gastronomie, la possibilità di effettuare la vendita da asporto, così come previsto dall’ordinanza regionale numero 41 del 22 aprile e dalla determina dirigenziale del Comune di Firenze numero 2755 del 23 aprile. Tuttavia dal giorno 4 sarà possibile effettuare la vendita da asporto anche senza prenotazione on line o telefonica che pure resta fortemente raccomandata, in modo da garantire che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano di regola per appuntamenti, dilazionati nel tempo, allo scopo di evitare assembramenti all'esterno e di consentire di regola la presenza nel locale di un cliente alla volta e per il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce. A carico del titolare dell’esercizio resta il dovere di accogliere all’interno della struttura di vendita una persona alla volta e premunirsi che gli altri fruitori attendano fuori nel rispetto delle distanze l’uno dall’altro di un metro.

“Siamo stati fra i primi a prevedere la possibilità della vendita da asporto – ha detto l’assessore al commercio Federico Gianassi - come attività accessoria e aggiuntiva alla consegna a domicilio, possibilità che abbiamo ritenuto comunque utile in questo periodo così difficile per le attività economiche e anche per i cittadini. Dal 4 maggio questa possibilità continuerà secondo le nuove disposizioni del Governo”.

Sarà una settimana intensa anche a Prato per approntare tutti gli interventi possibili in vista della riapertura delle attività commerciali e del terziario L'Amministrazione comunale ha già calendarizzato per martedì alle 17 il tavolo del terziario, con le parti sociali del settore e per giovedì mattina alle 9 la cabina di regia sul centro storico, con i tecnici e le associazioni di categoria. Durante la settimana si terrà anche un incontro con tutti i consorzi e le associazioni del centro storico per il percorso "Noi che il centro". "Capiamo perfettamente le difficoltà dei commercianti, degli esercenti e degli artigiani del centro che ci hanno scritto, così come quelli di chi lavora nelle frazioni - sottolinea l'assessore allo Sviluppo economico Benedetta Squittieri - e come sempre siamo disponibili a individuare gli strumenti possibili: alcune sollecitazioni riguardano direttamente l'attività del Comune e su queste troveremo soluzioni condivise, per altre ci impegniamo a portare le istanze degli operatori ai livelli di competenza, regionale e di governo". Un percorso che in realtà non ha mai avuto pause, sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria: "Stiamo già operando con le associazioni di categoria ma anche con gruppi di commercianti sia per il centro storico sia per le frazioni della nostra città, perché l'obiettivo comune è di lavorare per tutto il terziario - sottolinea l'assessore Squittieri -. Siamo sempre stati disponibili a parlare di tutto ma dobbiamo essere chiari sul fatto che il Comune deve agire nell’ambito delle proprie competenze". La sfida è quella di ripensare completamente la città ed essere pronti a vivere i prossimi mesi come una prova per le potenzialità di tutti: "Si disporrà un piano di interventi per il centro e le frazioni, l'estate 2020 sarà un test - annuncia Squittieri -. Dobbiamo rivedere gli orari e gli spazi della città per venire incontro alle categorie in difficoltà, ma anche al bisogno di socialità che tutti noi abbiamo e che deve rispettare la sicurezza della salute. Si tratta di un lavoro che ci vedrà impegnati non soltanto nella revisione dell'esistente. A tutti è richiesto il massimo impegno per venire incontro alle richieste, ma soprattutto per trovare soluzioni nuove. Gli orari della città, l'uso dello spazio pubblico, la fruizione di giardini e spazi all'aperto sono gli ambiti di azione che abbiamo di fronte. Servono risorse ma anche tanta disponibilità a rimettere in discussione decisioni e criteri del passato. Il Comune farà la sua parte in tempi certi. Dobbiamo cogliere adesso l'occasione che ci imporrà di frequentare meno luoghi chiusi come i centri commerciali per fare shopping e puntare sulle potenzialità dei nostri centri storici tanto importanti per riaffermare la nostra idea di comunità".

“Primo maggio festa dei senza lavoro, mai avremmo immaginato di vivere in un simile incubo”. E' amareggiato e furioso Franco Palermo, storico ambulante, presidente della Fiva ConfcommercioPisa: “Siamo gente che si alza tutti i giorni alle cinque per andare a lavorare ovunque nei mercati e da due mesi a questa parte ci hanno messo in soffitta o congelato in freezer. Siamo diventati invisibili, si parla di tutto e di tutti meno che di noi, tanto che siamo scomparsi anche dall'ultimo decreto del Governo. Ma noi non siamo invisibili e vogliamo tornare a lavorare. Dire la salute prima di tutto non vuol dire far lavorare la grande distribuzione in regime di monopolio assoluto. Partiamo con tutte le garanzie, siamo capaci di adottare i protocolli di sicurezza necessari, ma se qualcuno pensa che noi ambulanti possiamo essere cancellati per decreto sbaglia indirizzo. Se le nostre aziende cominciano a fallire, se non sappiamo più come sfamare le nostre famiglie si rischia seriamente di innescare una bomba sociale”. “La merce acquistata lo scorso autunno è ancora stipata nei nostri camion e magazzini e adesso ci chiedono anche di cominciare a pagare” - aggiunge il rappresentante degli ambulanti pisani: “Giugno, con tutte le scadenze fiscali, è dietro l'angolo e noi da mesi non incassiamo un centesimo. Abbiamo urgenza e necessità che vengano azzerati i tributi per l'occupazione di suolo pubblico e per la tassa sui rifiuti. E' un paradosso: siamo chiusi e paghiamo le tasse. Contributi una tantum come i seicento euro sono irrisori, la categoria ha urgente bisogno di sostegni a fondo perduto e liquidità, perché siamo in ginocchio e la situazione di tanti operatori è sempre più grave”. L'appello alle istituzioni è un richiamo alla responsabilità della sorte di tante famiglie: “Le imprese come le nostre non sono strutturate sul piano economico per vivere ancora in queste condizioni. Per questo, con l'inizio della fase 2, è necessario riaprire anche i mercati con tutte le prescrizioni e le precauzioni necessarie. Il nostro lavoro si svolge all'aria aperta e con regole chiare e protocolli condivisi con le amministrazioni comunali possiamo dimostrare sul campo e con i fatti che i nostri mercati saranno sicuri”.

“Il commercio ambulante su aree pubbliche rappresenta il 22% della distribuzione nazionale e se i mercati non riaprono in tempi brevi si calcola che chiuderanno 60 mila imprese e si perderanno 10 miliardi di euro. Una tragedia nella tragedia” – conferma il coordinatore sindacale Alessio Giovarrusico – “che a livello provinciale si traduce nella possibile chiusura di 700 aziende familiari sulle circa 2 mila attualmente registrate e la perdita di oltre 100 milioni di euro”. 

Redazione Nove da Firenze