Coronavirus: la sera, al Bar servizio solo al tavolo

Con le disposizioni dell’ultimo decreto Conte, come noto, si introduce l’obbligo di somministrazione al tavolo di alimenti e bevande dopo le ore 18.00. In Lombardia stop alla vendita di vino dopo le 18 anche nei supermercati, Consorzio Vino Chianti: “Una follia, non risolve nulla e danneggia le imprese”


Firenze, 20 Ottobre 2020- Tra le nuove disposizioni per prevenire le infezioni coronavirus, per la ristorazione è previsto che, se i bar vogliono stare aperti fino alle 24, a partire alle ore 18 il consumo debba essere effettuato solo al tavolo. Il provvedimento è stato adottato per evitare gli assembramenti al di fuori dei locali, che sembra siano forieri di propagazione del virus. Questa disposizione vale per tantissime attività della città, dell’area Unesco, ma anche dei cinque quartieri.

Ecco perché riteniamo opportuno avanzare all’Amministrazione Comunale (tramite apposita lettera) una formale richiesta di proroga, almeno fino al prossimo 31 Dicembre 20120, delle autorizzazioni tavolini (quasi 1.000) concesse gratuitamente, anche a seguito delle disposizioni del Governo nazionale, nel periodo immediatamente successivo al lockdown di marzo/maggio”, commenta Santino Cannamela Presidente Confesercenti Città di Firenze “Si fa anche presente che il cosiddetto “Decreto Agosto” (entrato in vigore solo qualche settimana fa) prevede già questa possibilità, stabilendo una apposita forma di compensazione economica per le amministrazioni comunali disponibili a prorogare gratuitamente il provvedimentoIn un momento come quello che stanno attraversando le nostre imprese, si tratterebbe non solo di un importante segnale di attenzione, ma anche di un concreto strumento di sostegno che ha tenuto in piedi, negli ultimi mesi, tante attività (non solo per la cena ed aperitivo, ma anche per colazione/pranzo) e che adesso potrebbe rivelarsi decisivo nell’evitare tante chiusure ed ulteriori processi di riduzione del personale. Non va infine trascurato il ruolo che hanno svolto queste autorizzazioni in funzione anti-covid, evitando il reiterarsi di pericolosi assembramenti in pubblico: anche questo è un elemento che va valutato con estrema attenzione. Per l’insieme di tali motivi, confidiamo, quanto prima, data anche la scadenza prevista del prossimo 31 ottobre, in una rapida presa in esame della nostra proposta da parte di Palazzo Vecchio”, conclude Cannamela. 

"Ci auguriamo che gli esercenti questa attività siano consapevoli che, al di là delle generiche prese di posizione più o meno contro che si leggono sulle varie cronache che ci informano sulle conseguenze economiche di provvedimenti di questo tipo, esiste comunque la necessità di arginare la diffusione del virus. Per cui, mentre ne dobbiamo seguire le conseguenze, sarebbe opportuno che alcune categorie non fossero necessariamente più penalizzate di altri -commenta Vincenzo Donvito, presidente dell'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori- Nella fattispecie, in molti bar dei centri storici e non solo, la consumazione al tavolo ha dei prezzi talvolta anche più del doppio del costo dello stesso servizio al banco. Di conseguenza i consumatori non sono molto incoraggiati in merito. Con le nuove disposizioni di obbligo di consumo al tavolo, ci domandiamo se questo tipo di bar ha compreso o meno come cercare di farsi meno male e, di conseguenza, non pretendere più un costo maggiore per il servizio al tavolo. Ci rendiamo conto che si tratta di un servizio diverso, ma in clima di 2+2 che fa 3 e non l’abituale 4, cercare di darsi una mano – esercenti e consumatori – non sarebbe inopportuno".

“Vietare dalle 18 la vendita del vino nei supermercati, nelle enoteche, in tutti gli esercizi commerciali e artigianali, è una follia, un attacco al buon senso, un provvedimento incomprensibile”. Il Consorzio Vino Chianti, per voce del suo presidente Giovanni Busi, esprime lo sconcerto e la rabbia dei produttori per l'ennesima ordinanza che cerca di ridurre i contagi da coronavirus, in questo caso il regolamento numero 620 della Regione Lombardia. Nella giungla dei provvedimenti in tutta Italia, tra i distinguo e le eccezioni, dall’amministrazione Fontana arriva una decisione che ha messo in subbuglio tutto il mondo del vino. “Si vuole attaccare e criminalizzare il vino, come fosse la causa degli assembramenti. La cosa incredibile, e che ci stupiamo non venga colta - commenta Busi - è che ad essere penalizzate sono soprattutto le persone che dopo il lavoro fanno la spesa e magari per cena comprano una bottiglia di vino. Di solito i giovani, a cui crediamo sia rivolta questa misura, hanno più tempo libero: il vino possono comprarlo anche prima delle 18 e poi berlo fuori, per strada. Non è difficile da comprendere, ma di cosa stiamo parlando?”. La preoccupazione per le ripercussioni di questa misura sono tante. “Attaccare il settore nel canale della grande distribuzione, l’unico che ha retto e ha garantito nel corso della pandemia la sopravvivenza di molte aziende, significa non comprendere la gravità della crisi che sta mettendo in difficoltà imprese e lavoratori. La Regione Lombardia ci ripensi”, conclude il presidente del Consorzio Vino Chianti.

Redazione Nove da Firenze