Coronavirus: accordo con la dirigenza sanitaria

Striscioni di di Potere al Popolo davanti agli ospedali: "Non chiamateli eroi se poi non assumete". Angelo Lieti (Uiltrasporti): "In pulizie e Cup delle Asl lavoratori che affrontano la pandemia con contratti da fame"


E’ di queste ore la sigla dell’accordo tra la Regione e i sindacati della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e delle professioni sanitarie toscani su una serie di strategie condivise, finalizzate a rafforzare la rete ospedaliera nella battaglia contro il Covid. L’accordo mira, infatti, a raggiungere una piena unità di intenti per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto, tramite l’istituzione di un tavolo tecnico permanente tra la Direzione Diritti di Cittadinanza e Coesione sociale della Regione Toscana e le organizzazioni sindacali di categoria. Tavolo che si confronterà periodicamente per condividere dati epidemiologici, strategie d’intervento, problematiche emergenti, azioni specifiche e quant’altro necessario a migliorare la funzionalità del sistema sanitario regionale.

“E’ mia intenzione - dichiara l’assessore alla sanità, Simone Bezzini - mantenere un contatto continuativo con le rappresentanze dei medici, che costituiscono una delle risorse fondamentali del sistema sanitario. Un dialogo franco tra noi costituisce l’elemento fondante per elaborare politiche e attuare interventi il più possibile condivisi ed efficaci. Devo dire che su questo terreno ho trovato piena assonanza con i miei interlocutori. Insieme abbiamo condiviso come gestire l'evolversi dell'emergenza per essere il più possibile coordinati e uniti. Ringrazio tutti per la grande disponibilità dimostrata, questo accordo conferma l'importanza di fare sistema nell'interesse della salute di tutti i cittadini".

L’intesa prevede sul piano dell’emergenza sanitaria:

  • l’adozione di tutte le soluzioni possibili per il reclutamento ulteriore di personale, compresi i medici in formazione specialistica a partire dal terzo anno di corso, come da normativa in vigore;
  • l’implementazione di incentivi economici e di carriera destinati ai professionisti che, su base volontaria, si rendano disponibili a garantire l’assistenza sui percorsi Covid e, qualora il fabbisogno non fosse coperto con questa modalità e si dovesse rendere necessario ricorrere al reclutamento d’ufficio, si procederà attraverso ordini di servizio nominali e temporalmente definiti a garanzia della piena tutela dell’integrità giuridica e professionale degli operatori, che devono poter contare sulla piena copertura assicurativa e legale prevista dalla Regione Toscana;
  • la condivisione, l’adozione e la diffusione a tutti gli operatori coinvolti di protocolli clinici, organizzativi e gestionali della patologia da Covid, con particolare riguardo alla fase territoriale pre e post ospedaliera;
  • fermo restando l’obiettivo di non arrestare i percorsi ordinari di cura, riassegnazione di attività al personale la cui prestazione lavorativa si svolga in ambiti oggetto di riduzioni/sospensioni conseguenti alla gestione dell’epidemia;
  • relativamente alle aree mediche Covid non intensive, possibilità di ricorrere a personale medico con diverso grado di specializzazione e competenza, in una logica scalare, graduata e progressiva, rapportata in modo oggettivo alla gravità della crisi sanitaria in atto.

Mentre sul piano della funzionamento generale del sistema sanitario l’accordo prevede:

  • una priorità assoluta, nell’ambito dei processi di implementazione degli organici, alle procedure di stabilizzazione effettuabili ai sensi di legge;
  • una rivalutazione complessiva del sistema di reclutamento del personale nel sistema sanitario regionale, in direzione di un efficientamento delle regole che lo presiedono;
  • una verifica congiunta sulle possibilità di adeguamento e perequazione dei fondi contrattuali aziendali, per avvicinare la media pro-capite toscana alla media nazionale.

Proprio oggi Potere al Popolo! ha esposto striscioni davanti agli ospedali di Firenze: Una classe dirigente ipocrita li ha definiti eroi per qualche settimana, per poi abbandonarli senza ritegno. Nei 9 mesi dallo scoppio della pandemia nulla o quasi è stato fatto per mettere in sicurezza gli argini che avrebbero dovuto contenere la nuova ondata della pandemia, nonostante le loro grida di allarme, le loro indicazioni, non si siano mai sopite. Sono stati minacciati di sanzioni, provvedimenti disciplinari di ogni sorta, sono stati colpiti da dure reprimende, tutte le volte in cui non hanno piegato la testa davanti a quelle autorità che vorrebbero ancora minimizzare la crisi in cui versa il nostro servizio pubblico, per puro calcolo politico. Per non parlare di coloro che lavorano nelle Rsa convenzionate o negli appalti, dove da tempo le amministrazioni pubbliche hanno deciso di ricorrere alla gestione privata, dove i diritti e le condizioni di lavoro sono peggiori che nel pubblico. Dove, soprattutto, i tamponi sono arrivati in ritardo e solo da poco si è prescritta la separazione tra positivi e non positivi, dove si lavora in condizioni di sicurezza peggiori. Oggi i nostri medici, i nostri infermieri, i nostri operatori sanitari sono essi stessi troppo spesso vittime di contagio. Nella sola #Toscana, secondo i sindacati, sono circa 1200 gli operatori sanitari risultati positivi. Pochi, troppo pochi per poter affrontare l’emergenza, i lavoratori della sanità. E così 12 ore al giorno in corsia, non conoscono turni. Non possono arrendersi alla stanchezza, in alcuni casi sono stati privati anche del diritto alle ferie. Il tutto perché una classe dirigente miope non sa cosa significhi “programmare”, al massimo, come Giani, sa farsi portavoce delle richieste di Confindustria. Per 20 anni politici di ogni colore hanno massacrato la sanità pubblica per fare cassa: ospedali chiusi, reparti ridimensionati, personale strutturalmente sotto organico, nessun passo per rafforzare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare. Dopo 8 mesi dal primo lockdown, la sanità è ancora fortemente ridimensionata rispetto al numero di operatori di cui ci sarebbe bisogno. Le 5000 assunzioni sbandierate da Giani, in un universo fatto di precariato e senza un adeguato scorrimento delle graduatorie, non erano vere assunzioni e non hanno risolto nulla. Se l’emergenza Covid fosse davvero una guerra come vanno ripetendoci, allora i generali dovrebbero essere sottoposti alla legge marziale per tradimento della patria. Perché stanno mandando al massacro i nostri medici e tutti gli altri operatori. E in gioco c’è la nostra patria, cioè la salute del nostro popolo. Qualcuno riesce a immaginare qualcosa di più prezioso?”.

PULIZIE E CUP ASL

“Sono lavoratori silenziosi, che si vedono poco e non stanno mai sulle prime pagine o in televisione. Eppure la loro opera oggi è quanto mai necessaria e indispensabile e non possiamo accettare che siano trattati come ‘invisibili’ dall’azienda sanitaria. E’ certo vero che gli operatori del Cup e addetti alle pulizie non sono formalmente dipendenti dell’Usl Toscana nord ovest ma di cooperative e aziende esterne. Ma vivono quotidianamente il rischio dell’esposizione al contagio da Covid19 e per loro chiediamo con forza dignità, pari trattamento, misure di sicurezza e una stabilizzazione certa”. E’ Angelo Lieti, referente della Uiltrasporti Massa Carrara, a lanciare un appello a nome dei lavoratori Cup e delle pulizie per conto dell’azienda sanitaria di area vasta. “Non si sono fermati mai un momento dall’inizio della pandemia – prosegue Lieti -. Hanno assicurato pulizia e sanificazione, prenotazioni di visite e prelievi, analisi, iscrizioni al servizio sanitario, cambio di medico. Lo hanno fatto con spirito di abnegazione, mettendo a rischio anche la loro incolumità a fronte di pochissimi dispositivi di protezione individuale. Non si sono mai tirati indietro. Hanno fatto il loro mestiere con contratti da fame, a 7 euro lordi all’ora, lontani dalla ribalta, dalle interviste e dalle fotografie. Per loro nessun elogio. Ma senza di loro probabilmente tutto sarebbe andato molto peggio. Adesso chiediamo all’azienda sanitaria quantomeno di ‘pareggiare i conti’”. Significa poche ma concrete azioni per migliorare le condizioni di lavoro: “Servono protezioni individuali migliori, magari fornite dalla stessa Asl come fa per gli altri lavoratori, perché le cooperative e gli appaltatori esterni non possono farlo alle condizioni con cui hanno vinto le gare al ribasso, ovviamente. Per ora hanno solo mascherine chirurgiche e quelle Ffp2 se le sono comprate da soli. Chiediamo accessi contingentati, solo su appuntamento in questa fase di emergenza – conclude il referente Uiltrasporti -, perché troppo spesso questi lavoratori si trovano davanti persone malate, anche positive a Covid. Chiediamo tute di protezione, come per gli altri lavoratori. Chiediamo sicurezza e dignità, con una internalizzazione da tempo promessa e ancora non mantenuta”.

Redazione Nove da Firenze