Ciompi e Carmine: per gli architetti Firenze deve perdere la banalità

L'Ordine degli Architetti interviene dopo l'inaugurazione delle nuove piazze dei Ciompi e del Carmine


L'inaugurazione della nuova piazza dei Ciompi "dovrebbe rappresentare un passo in avanti, dalla rimozione del vecchio mercato delle pulci e del disordine che vi si era sostituito nell'area che occupava, ma è difficile immaginarla come un'evoluzione positiva, se non per aver nuovamente inserito una funzione compatibile con l'area pubblica” queste le considerazioni dell'Ordine degli Architetti di Firenze ad alcuni giorni dall'inaugurazione della nuova piazza dei Ciompi.

“Questo risultato, insieme alla sistemazione di piazza del Carmine – continua l'Ordine degli Architetti, che ricorda come entrambe le piazze non siano il frutto di una reale partecipazione – mostra come l'introduzione di quello che possiamo definire 'uso compatibile' non possa esaurire la richiesta di un'autentica riqualificazione di aree così nevralgicheper l’ormai tumultuosa vita di un centro storico in perenne affanno, con problematiche di sovraffollamento e di difficile gestione del turismo di massa”.

Secondo l'Ordine degli Architetti è “difficile pensare che oggi un turista scelga di visitare una delle due piazze appena ripristinate se non per i manufatti storici e monumentali che ospitano. Questo non significa pretendere architetture sensazionalistiche, ma progetti misurati che escano dalla banalità. In Europa si assiste a processi ben diversi di partecipazione e realizzazione, con il ricorso a bandi di gara che consentono di calibrare consapevolmente le scelte dell'amministrazione su obiettivi di qualità e budget, basti pensare, nella vicina Francia, ai recenti interventi realizzati per place de la Nation e place d'Italie a Parigi”.

In una città come Firenze, costruita sull'eccellenza di una forma che l'ha connotata nei secoli e che attrae visitatori da ogni parte del mondo, “ciò che preoccupa è che gli interventi che vi si realizzano siano spesso ben lontani dall'eccellenza cui si rapportano e, quel che è peggio, producano nei cittadini una sorta di assuefazione, facendo accogliere come soddisfacenti opere strettamente legate al ripristino di una funzione, mostrando come gli abitanti abbiano perso l’abitudine di pretendere l’eccellenza e apprezzarla”.

Una via di uscita da questa impasse rimane per noi lo strumento del concorso, che dà la possibilità all’amministrazione di scegliere un progetto tra molti, con le migliori professionalità in campo, perché l’architettura torni protagonista dello scenario contemporaneo e continui a formare e informare i cittadini. Perché – conclude l'Ordine degli Architetti di Firenze – è la forma in cui la città cresce che forma i suoi abitanti”.

Redazione Nove da Firenze