Chiusura delle fabbriche: il sistema confindustriale chiede chiarezza

L'ambiente industriale esprime esigenze prioritarie per le imprese della regione. Rossi scrive a Boccia: “Adottiamo accorgimenti per evitare effetti controproducenti. Domani 50.000 mascherine e gel alle Rsa". I sindacati toscani: "Non manderemo i lavoratori a svolgere un'attività senza la certezza di rispettare le regole"


FIRENZE, 22 marzo ’20– Il sistema confindustriale toscano, consapevole della gravità della situazione e con grande senso di responsabilità verso il Paese e verso la sicurezza dei propri collaboratori, chiede chiarezza sulle disposizioni annunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, vista anche la preoccupante insufficienza delle informazioni a distanza di molte ore dall’annuncio del decreto; le imprese toscane sottolineano, inoltre, alcune esigenze prioritarie del sistema produttivo per evitare il rischio che la situazione generi conseguenze irreversibili per la futura prosecuzione dell’attività. Le imprese toscane chiedono, anzitutto, tempi tecnici adeguati per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, rinviando l’entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore. Chiedono, inoltre, assoluta chiarezza sulle aziende che, pure se non espressamente inserite nella lista dei codici Ateco anticipata dai giornali, possano proseguire la loro attività perché funzionale alla continuità e al buon funzionamento di quelle ritenute essenziali. In ogni caso, che le aziende che devono rimanere aperte non siano individuate solo in base ai codici Ateco, ma sulla base anche delle esigenze delle rispettive filiere, anche internazionali, partendo da quelli che sono definiti i “servizi essenziali”. Considerano, a questo proposito, fondamentale il ruolo delle Prefetture per una applicazione del provvedimento che non sia pregiudizievole agli stessi settori considerati essenziali. Le imprese della regione sollecitano la necessità di fare salve tutte quelle attività manutentive, legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti per non pregiudicare la capacità delle imprese di essere produttive alla ripresa delle attività, nonché alle attività di vigilanza. Infine le aziende toscane sottolineano l’importanza del credito e della liquidità, per evitare che la situazione abbia un impatto irreversibile sulle imprese, raccomandando al contempo estrema chiarezza e garantendo immediata operatività al ricorso alla cassa integrazione, sia attraverso efficaci modalità di richiesta (ordinaria, straordinaria e in deroga), sia in relazione alle risorse disponibili.

«La Toscana comprende e si allinea alle nuove decisioni restrittive del governo a tutela della salute pubblica ma suggerisce alcune modalità attuative per evitare effetti controproducenti o imprevedibili sull’economia, l’ambiente e la produzione di energia”. E’ quanto ha scritto oggi il presidente Enrico Rossi nella lettera che ha inviato al ministro per gli affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia alla luce delle ultime decisioni assunte dal Governo e annunciate dal presidente Conte ieri sera nella sua comunicazione televisiva. Tramite la sua lettera Rossi chiede di adottare alcuni accorgimenti in particolare:

- di preservare le attività funzionali a quelle essenziali, chiedendo l’autocertificazione alle imprese;

- di consentire il completamento dei cicli produttivi avviati per non perdere e buttare via semilavorati e prodotti non finiti che andranno consegnati.

- di garantire le filiere attivate per la produzione di dispositivi di protezione individuale “Made in Tuscany” sempre mediante autocertificazione “per non compromettere – specifica Rossi - questa fornitura faticosamente e fruttuosamente attivata in Toscana”

“Non chiedo pertanto di allentare le ulteriori misure annunciate – specifica il presidente Rossi - quanto di adottare alcuni accorgimenti per renderle attuabili e gestibili evitando cortocircuiti che potrebbero determinare situazioni paradossali”.

Rossi aggiunge anche che “la Toscana è tra le regioni che ha saputo attivare una produzione locale di mascherine chirurgiche, camici, tute, visiere, disinfettanti ed in prospettiva lavoriamo anche per una filiera produttiva di ventilatori polmonari per terapie intensive, viste le difficoltà di fornitura dall’estero. Tuttavia, se non si adotta la possibilità di autercitificare tali filiere produttive, che concorrono a sviluppare o mettere a disposizione beni e servizi per uso sanitario in condizioni di emergenza, a fronte di ordinativi emessi o richieste da parte del Servizio sanitario regionale (nel caso toscano Estar), rischiamo che i confezionatori di mascherine chirurgiche smettano di lavorare lasciando scoperti i bisogni di protezione degli operatori sanitari o di altri servizi, determinandosi quindi un danno per la salute anziché il beneficio ricercato”.

"Ho accolto l’appello dei sindacati Cgil Cisl Uil sui bisogni delle Rsa nell’emergenza Covid-19 – ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi - ed ho subito raccolto le loro giuste richieste. Domattina inizierà la distribuzione di 50 mila mascherine e gel disinfettante destinati a tutte le residenze toscane pubbliche e private. Inoltre incontrerò in teleconferenza i tre sindacati confederali per discutere delle criticità che il sistema delle Rsa toscane - che ospita circa 15 mila degenti - sta affrontando in questa emergenza". “Ho anche chiesto all'assessore alla sanità e sociale Stefania Saccardi di strutturare un confronto con i sindacati di categoria dei lavoratori della sanità, del socio assistenziale e dei pensionati, per monitorare continuamente la situazione che si viene a creare per le persone che rappresentano e per trovare, come abbiamo finora fatto, le migliori soluzioni per affrontare questa emergenza”. "La protezione delle persone fragili e non autosufficienti, con patologie di varia natura - ha concluso Rossi - è una vera priorità in questa emergenza sanitaria e come tale viene considerata anche dal sistema sanitario regionale toscano".

Ma le organizzazioni sindacali nazionali Cgil-Cisl-Uil hanno annunciato una fermata da lunedì 22 marzo di tutte le attività produttive non essenziali, in attesa di conoscere la lista ufficiale delle attività necessarie che dovranno proseguire le attività, consci della confusione che si è venuta a creare. In provincia di Livorno, ad esempio, Fim-Fiom-Uilm invitano a effettuare una fermata a prescindere di almeno due giorni fino a Mercoledì 24 Marzo.

"In mancanza di disponibilità delle singole aziende ad effettuare la fermata richiesta -affermano in un documento congiunto Fim-Fiom-Uilm provinciali- non saremo disponibili a mandare i lavoratori a svolgere un'attività senza la certezza di rispettare il DPCM di ieri sera quindi copriremo questi giorni eventualmente con lo Sciopero per tutte le ore necessarie. Convinti comunque che lo sciopero non sarà necessario perché le aziende comprenderanno che tutti abbiamo bisogno di capire ciò che sta avvenendo in queste ore in Italia, che non ha precedenti, e che la salute e sicurezza è la priorità rispetto agli interessi economici e produttivi, fin da domani ci attiveremo per fare chiarezza azienda per azienda".

Redazione Nove da Firenze