Chi è l'uomo fermato ieri con la pistola durante il Consiglio comunale di Prato?

Era un manifestante del presidio Sì Cobas, secondo il sindaco Biffoni: «Ancora una volta segnale inquietante di mancanza di rispetto dei diritti, dei doveri e del vivere civile". Ma il sindacato smentisce e diffida. Solidarietà dalla Federazione toscana del Partito dei CARC


Era un manifestante del presidio dei Sì Cobas l'uomo fermato dalla Municipale con una pistola durante la seduta del Consiglio comunale straordinario sull'illegalità nel lavoro, a detta della Polizia Municipale di Prato.

"È preoccupante che chi reclama il rispetto delle regole vada una manifestazione con una pistola e con questa tenti di entrare nel Palazzo comunale dove si stava svolgendo il consiglio comunale -sottolinea il sindaco Biffoni -. Ancora una volta dai Sì Cobas arriva un segnale inquietante di assoluta mancanza si rispetto dei diritti, dei doveri e del vivere civile. Il diritto di sciopero e di manifestare sono intoccabili, ma quello che fanno i Sì Cobas è altro, è violazione deliberata delle norme. Quanto è accaduto ieri con la partecipazione di un manifestante armato è di una gravità estrema. Ringrazio la Polizia Municipale per la prontezza e la professionalità con cui ha fermato l'uomo e gestito la situazione permettendo al consiglio di proseguire i lavori".

Ma il Si Cobas smentisce categoricamente: "Abbiamo appreso della notizia con sconcerto dai giornali. L'uomo fermato non è in alcun modo collegato al sindacato. Né questo fatto è in nessun modo collegabile alla contestazione di ieri durante il consiglio comunale. Provare a farlo è ridicolo. Il Sindaco, la CGIL e la CISL si assumeranno le responsabilità delle loro gravi dichiarazioni calunniose. Il Sindacato ha intenzione di tutelarsi in tutte le sedi, anche legali, da chi vuole gettare fango sulle lotte dei lavoratori e le agitazioni sindacali. Diffidiamo inoltre tutti gli organi di stampa a diffondere e dare risonanza a dichiarazioni calunniose e notizie evidentemente false. In 20 mesi di attività le nostre battaglie si sono sempre svolte con le uniche armi del coraggio e della determinazione, affrontando sempre a mano nude e viso aperto le manganellate delle forze dell' ordine e le botte delle squadrette inviate dai caporali. È spregevole il tentativo di infangare e diffamare un movimento pacifico che tanto ha fatto e tanto farà ancora per combattere il sistema Prato che per migliaia di lavoratori in questa città significa sfruttamento, umiliazioni, ricatti. Questa campagna di fango ha evidentemente l'unico obiettivo di oscurare le ragioni della protesta pacifica e silenziosa in consiglio comunale di ieri: un altro modo per non parlare del fatto che, dalla Superlativa al Panifico Toscano, i lavoratori sono stati lasciati soli a chiedere ne più ne meno che il rispetto dei contratti nazionali e delle normative. E che l'Ispettorato riconosce tutte le loro ragioni, mentre politica e questura gli fanno la guerra con i manganelli... E ora con il fango. Proviamo una grande tristezza per chi utilizza fake news quando non ha più argomenti per difendere il proprio operato".

Pare che l’uomo denunciato abbia partecipato al presidio fuori dal Comune, ma frequenti la sezione della Federazione toscana del Partito dei CARC, che interviene in merito: “Intendiamo prima di tutto esprimere solidarietà agli iscritti, ai delegati e ai dirigenti del SI COBAS: che autorità e istituzioni borghesi e filopadronali cerchino ogni appiglio per denigrarli è dimostrazione che con la loro mobilitazione hanno intrapreso una strada giusta e coraggiosa e per questo motivo tutti coloro che hanno a cuore la condizione operaia devono schierarsi e fare quadrato contro i tentativi di criminalizzazione e di isolamento. In secondo luogo intendiamo chiarire la dinamica di una vicenda vera, che dimostra allo stesso tempo il misero livello umano e politico di chi la vuole strumentalizzare politicamente (sindaco, dirigenti dei sindacati di regime in primis) e l’oppressione di classe a cui i “semplici lavoratori” sono sottoposti in ogni cosa che fanno e in ogni aspetto della loro vita: sia quando sono costretti a svolgere in ogni condizione il lavoro per cui sono pagati, sia nei momenti di libertà dalla schiavitù del lavoro salariato, sia quando fanno cose giuste, sia quando commettono qualche sciocchezza: il metro di misura per cui vengono giudicati è sempre e solo quello degli interessi della classe dominante. Quindi, in terzo luogo, intendiamo esprimere solidarietà all’uomo fermato e denunciato. Ha fatto una sciocchezza, una di quelle cose che non possono essere condivise o giustificate, ma possono essere comprese. E possono essere messe con facilità nel loro contesto e soppesate, se analizzate senza volerne fare delle speculazioni fantasiose, ridicole e – se il clima nel nostro paese fosse diverso dal dramma sociale, economico, politico che è – comiche”.

Redazione Nove da Firenze