Case popolari e criteri di assegnazione: Toscana in difficoltà con la nuova normativa

Una buona legge che risolvesse i problemi del passato, nelle intenzioni, ma all'atto pratico un testo criticato e rimandato all'ennesima discussione


 Al termine del lungo dibattito sulla proposta di legge che detta nuove disposizioni in materia di alloggi popolari il Consiglio regionale, riunito in seduta antimeridiana mercoledì 5 dicembre, non ha approvato e rimandato ad una successiva aula.
Il Consiglio regionale chiude i lavori alle ore 13 in punto, arrivando ad approvare i primi 7 articoli della proposta di legge sulle disposizioni in materia di Edilizia residenziale pubblica (Erp), dopo aver dato il via libera a 5 ordini del giorno presentati dal M5S ed emendati dal Pd.

Nel corso del dibattito valutazioni quali "si deve pensare prima agli italiani" unite alla richiesta di escludere dalla graduatoria chi possiede "auto di lusso" oltre alle critiche della stessa maggioranza così come la sottolineatura dell'assenza di risorse hanno acceso i toni della discussione.
 
La mancanza di investimenti, così come di terreni edificabili in disponibilità dei comuni sarebbe dovuta anche all'eccessiva burocrazia. Forse fin troppi problemi da risolvere con una sola legge.

Il polso della situazione lo offre la dichiarazione dell'Assessorato guidato da Ceccarelli: "Sono curioso di vedere quale sarà l’attenzione e la dotazione finanziaria che l’attuale Governo riserverà all’edilizia residenziale pubblica perché a parlare si fa alla svelta, ma agire è molto più complicato”.

L’assessore regionale chiude il lungo dibattito sulla proposta che intende ridefinire i criteri di assegnazione delle case popolari “Questa è una legge pensata per dare maggiore equità ed efficienza al sistema dell'edilizia residenziale pubblica, ma anche maggiore autonomia ai Comuni. Possiamo dire, con i fatti, che in Toscana la casa è un diritto. Uno strumento fondamentale per aiutare famiglie in difficoltà, persone che si trovano in condizioni di povertà o sono vicini a questa soglia” ha dichiarato l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli 

Ceccarelli ha ricordato il percorso seguito, rilevando il primo obiettivo che si intendeva ottenere: semplificare e razionalizzare la gestione per generare risparmi e garantire più risorse a manutenzione e ristrutturazione. “Siamo partiti dall’analisi dell’attuale, utilizzando dati noti perché compongono il rapporto annuale sulla condizione abitativa in Toscana” ha detto Ceccarelli. “Abbiamo introdotto maggiore equità nel settore mettendo i singoli Comuni e i soggetti gestori nelle condizioni di poter ottenere il rispetto dei doveri di chi è assegnatario di alloggio e garantire al meglio il rispetto dei diritti di chi è iscritto nelle graduatorie e, quindi, in attesa di assegnazione”.
“Il percorso – ha continuato – è stato lungo e sempre all’insegna di un costante confronto con tutti i soggetti coinvolti. Durante il percorso avevamo immaginato una semplificazione del sistema di gestione e una riorganizzazione che potesse liberare risorse” e in questo senso l’assessore ha ricordato che il testo varato dalla Giunta andava in una direzione poi mutata per “recepire le richieste avanzate dagli enti locali”, ossia dai proprietari del patrimonio immobiliare. “Abbiamo rinunciato alla prospettiva di riduzione dei soggetti gestori, ma non abbiamo rinunciato a perseguire obiettivi di efficienza del sistema anche attraverso una serie di misure alternative”. La legge non prevede alcun aumento strutturale dei canoni, ha voluto sottolineare Ceccarelli che ha invece parlato di un “aggiustamento nel senso dell’equità”. “Chi dà letture non autentiche della legge, sbaglia” ha osservato ancora l’assessore che ha parlato di “interventi ponderati, pensati in positivo senza distinzione di razze o provenienze, e con l’unico obiettivo di creare le premesse affinché siano i più deboli e i più bisognosi ad avere un alloggio popolare. La Toscana non deve inseguire nessuno perché già la legge 41 aveva fissato il requisito dei 5 anni di residenza ben prima di quanto fatto da altre regioni” ha chiarito.

E poi qualche dato: nei circa 50mila alloggi presenti in Toscana, circa il 10 per cento è occupato da famiglie straniere, ma per quanto riguarda le graduatorie rinnovate, nelle domande ammesse il 58 per cento sono italiani, nel posizionamento del primo 20 per cento raggiungono il 66 per cento e in corrispondenza del’assegnazione arrivano al 77.
Parallelamente le richieste di famiglie straniere nel primo 20 per cento delle graduatorie sono pari al 33 per cento e raggiungono il 22 nel momento dell’assegnazione. “La legge non ha l’ambizione di risolvere il problema del disagio abitativo in Toscana” ha detto ancora Ceccarelli che ha ricordato anche le risorse: “Ci siamo impegnati per 100milioni in tre anni a partire dal 2017. Ad oggi ne abbiamo impegnati 46milioni e mezzo, entro la fine del 2018 assegneremo altri 15milioni; 27milioni in quattro anni sono stati assegnati grazie alle risorse messe a disposizione dal precedente Governo, 18milioni li avremo in attuazione di un decreto ministeriale che firmerà l’attuale ministro, ma che erano stati assegnati dal precedente. Siamo a 61milioni e mezzo dei 100 previsti, 27 milioni in tre anni per quanto riguarda le ristrutturazioni con la previsione di metterne altri 18” ha detto l’assessore che ha proseguito: “con il progetto GiovaniSì abbiamo messo quasi 50milioni dando la possibilità a circa 40mila giovani di trovare una autonomia abitativa; sui contributi affitto abbiamo messo anche quest’anno 5milioni di euro, solo parte regionale perché non abbiamo risorse provenienti dal ministero, e circa 2milioni per la morosità incolpevole”.

“Siamo ansiosi – ha stigmatizzato poi – di vedere cosa ci riserva questa legge di stabilità, non quella regionale, ma quella nazionale. Sono curioso di vedere quale sarà l’attenzione e la dotazione finanziaria che l’attuale Governo riserverà all’edilizia residenziale pubblica perché a parlare si fa alla svelta, ma agire è molto più complicato”.
“Credo – ha concluso – che con questa proposta di legge e con gli impegni economici previsti, possiamo dire con i fatti che in Toscana la casa è una priorità, ben lungi dall’aver risolto i problemi, ma sicuramente c’è un impegno importante e pesante in una fase non semplice per quanto riguarda i bilanci. Se qualche emendamento la migliorerà ulteriormente sarò contento, ma credo sia già una buona legge e spero in una sua celere approvazione”.

“Con questa legge non esauriamo un diritto importantissimo, che è il diritto alla casa, attorno a cui bisogna costruire gli interventi. Purtroppo, la percentuale di coloro che ottengono un alloggio avendone fatto richiesta si aggira sul 4%”. Così Serena Spinelli (Art. 1-Mdp) ha aperto il suo intervento. “Dobbiamo ragionare in termini di bisogno, non in termini di provenienza - ha proseguito -. Non bisogna dimenticare che gli immigrati ospitati in case popolari non superano l’8% del totale. La sinistra deve avere il coraggio di accogliere i bisogni di tutti e di dire che il mondo è cambiato”. La consigliera si è inoltre detta d’accordo sul provvedimento nel suo complesso, ma non sulla modifica che stabilisce che non saranno ammesse persone ai bandi con condanne penali passate in giudicato per delitti non colposi per i quali è prevista la pena detentiva non inferiore a cinque anni, ovvero avvenuta esecuzione della relativa pena. “Non spetta alla Regione aggiungere una pena” ha detto, annunciando dunque che non voterà l’articolo.

Marco Casucci (Lega) ha osservato che “nel tempo si sono evidenziate chiare inadempienze della Regione Toscana” ad affrontare il problema dell’edilizia pubblica. “Ribadiamo – ha aggiunto – che si deve pensare prima agli italiani, mentre la Regione Toscana pensa prima ai troppi stranieri che fanno concorrenza agli italiani nelle graduatorie pubbliche. Su questo sono d’accordo anche molti esponenti della sinistra, basti pensare a quanto dichiarato dal sindaco Dario Nardella. Noi, dove governiamo, abbiamo riconosciuto i diritti degli italiani e gli elettori per questo ci hanno premiato. I toscani giudicheranno”.

Secondo Maurizio Marchetti (Fi) “esiste un problema gestionale di cui bisogna tenere conto. La gestione dell’edilizia popolare – ha detto – è pachidermica, e questi provvedimenti renderanno il quadro ancora più farraginoso e pesante”. “I costi di gestione e manutenzione delle case popolari sono altissimi, i tempi di realizzazione lunghissimi e ci sono Comuni che devono fare i conti con morosità che arrivano a volte a milioni di euro - ha spiegato ancora il consigliere -. In questo quadro la Regione Toscana ha fatto in modo di bloccare la vendita degli alloggi popolari a coloro che, potendo, sarebbero felicissimi di acquistarli. Così si avrebbero risorse per realizzare nuovi alloggi. Il nostro giudizio su questo provvedimento non può essere positivo”.

“Sicuramente questa legge presenta forti criticità e complessità che solo in parte vengono affrontate e in parte invece vengono rimandate, ma non per questo si può dare un giudizio negativo” ha detto Paolo Bambagioni (Pd), aggiungendo che “purtroppo il provvedimento è figlio di questi tempi, in cui il Paese è più povero e ingarbugliato, e dunque è più difficile dare risposte adeguate”. Secondo il consigliere “una regione da sola non può risolvere il problema se non viene data una risposta a livello nazionale”, anche perché “i sindaci non mettono più a disposizione terreni per costruire alloggi popolari perché hanno già troppi problemi a gestire quelli esistenti. Negli anni si è permesso che le case popolari diventassero aree di degrado e troppi cittadini aspettano invano una risposta, tra bandi che scadono e graduatorie che devono essere rifatte daccapo”.

Per Roberto Biasci (Lega) “la parola d’ordine è sburocratizzare. La casa primaria deve avere una corsia preferenziale, si deve riuscire a velocizzare le pratiche perché la casa è un bisogno fondamentale, nella casa sta il futuro delle famiglie”. Importante, secondo il consigliere, anche mettere in vendita gli alloggi per recuperare nuove risorse e creare così una rotazione virtuosa, e rivedere le norme che chiedono agli immigrati di certificare il possesso di immobili all’estero. “Accedere a questi dati spesso non è possibile - ha detto - e questo finisce per mettere in secondo piano gli italiani”.

Marco Stella (Fi) ha sottolineato che “dobbiamo rispondere a una domanda: può una famiglia a cui viene assegnata una casa popolare pensare di occupare quell’alloggio per tutta la vita, come fin qui si è teso a fare? Le condizioni si modificano nel tempo e anche i bisogni delle famiglie cambiano. La politica deve avere il coraggio di dare una risposta alla domanda”. Stella ha, inoltre commentato che “dopo tanti anni ci aspettavano una risposta un po’ più importante alla questione dell’edilizia residenziale popolare e una riforma più ampia. E’ evidente che se non si mettono risorse le leggi non funzionano”. “Un piano di edilizia popolare – ha aggiunto – non si fa senza i soldi del governo centrale. Il governo dovrebbe investire i 10 miliardi stanziati per il reddito di cittadinanza negli alloggi, invece di finanziare chi passa tutto il giorno davanti alla tv. Il reddito di cittadinanza è un errore e questo governo deve avere il coraggio di ammetterlo e di cambiare rotta”.

Elisa Montemagni (Lega) ha preannunciato che il suo gruppo “non ha al momento una posizione predefinita perché il provvedimento è sottoposto a una caterva di emendamenti che possono cambiare molto. Certo questa legge non può rispondere da sola ai bisogni dei cittadini in difficoltà, deve essere inserita in un contesto di interventi più ampio”. Importante, anche secondo la consigliera, che ci siano controlli da parte dei gestori e che “i cittadini che non sono più in stato di bisogno, e che magari continuano ad abitare nelle case popolari sfoggiando auto costose, siano sostituiti da chi ha veramente bisogno”. Montemagni ha, infine, sottolineato l’apertura del gruppo in fase di discussione di emendamenti “purché dall’altra parte non ci sia al contrario una preclusione al dialogo e le nostre proposte siano seriamente esaminate”.

“Il Movimento 5 stelle – spiega il consigliere regionale Andrea Quartini – onora il mandato conferito dagli elettori. Anche in aula, seppur nel rispetto delle decisioni prese, abbiamo ribadito l’impegno a proseguire a oltranza il dialogo sulla proposta di legge. Ma tant’è. Il presidente del Consiglio Eugenio Giani insieme ad altre forze politiche ha tirato dritto: chiusura dei lavori alle 13”. Del resto, questa proposta legislativa nasceva male ed è comunque destinata a finire male. “Non viene per nulla affrontato – prosegue Quartini - il tema centrale: poter contare su risorse certe per soddisfare il bisogno abitativo di circa 25mila famiglie che ne avrebbero diritto e delle altre 50mila che le abitano, spesso in condizioni di fatiscenza, ma che per governo incerto o per mancanza di finanziamenti non ricevono le necessarie attenzioni”. Quello dedicato alle case popolari sarebbe dovuto essere un testo unico capace di: “mettere ordine su un tema sensibile e delicato come il contrasto al disagio abitativo affrontando i temi della organizzazione gestionale del patrimonio Erp (governance); dettare linee d’indirizzo e intervento sui piani per le nuove costruzioni e per il ripristino degli oltre 2mila alloggi sfitti; affrontare equamente il tema delle alienazioni, inserire percorsi per limitare le crescenti tensioni sociali legate alla guerra tra poveri che le scarse risorse investite generano”. Ebbene niente di tutto questo è avvenuto, tranne – sottolinea Quartini – l’approvazione degli ordini del giorno che abbiamo presentato: cosa che apprezziamo, ma che non avendo potere di legge, riteniamo comunque insufficiente”. Gran parte della Pdl deve essere ancora discussa. “E auspichiamo – evidenzia l’esponente penta stellato - si possa ancora migliorare. Ma l’opposizione ai nostri principali emendamenti sulla necessità dei bandi aperti, sul dare maggior valore ai territori, sullo stabilire in legge la necessità di risorse certe nei bilanci regionali destinati alle case popolari, non sta promettendo granché. Il rischio reale – conclude - è di aver perso una grande occasione di concertazione per riscrivere insieme a sindacati, inquilini, comuni, gestori e consiglio regionale una buona legge. Insomma, la solita operazione gattopardesca”.

A presentare in aula gli ordini del giorno il consigliere Andrea Quartini (M5S) che, in vista della “tutela del patrimonio pubblico, che non può essere svenduto”, ha dato il “la” alle illustrazioni, parlando di necessità di armonizzare la normativa regionale e quella nazionale, cui ha risposto il consigliere Enrico Sostegni (Pd), presentando un emendamento che va a modificare l’impegnativa. Da qui la richiesta alla Giunta di “attivarsi in tutti i tavoli istituzionali competenti per arrivare a una modifica della normativa nazionale che porti a un allineamento della stessa a quella regionale, finalizzata a garantire: il principio di tutela del patrimonio pubblico; la necessità di un rinnovo del patrimonio Erp; il legittimo riscatto socio economico che potrebbe riguardare alcuni inquilini; il superamento dei problemi caratterizzanti gli alloggi nei condomini misti; il superamento dei contenziosi annosi tra inquilini e Comuni in merito all’acquisto dell’alloggio”.

E passando al secondo ordine del giorno, la lente è andata sul “problema vero, quello della carenza di alloggi”, come sottolineato da Quartini, impegnando l’esecutivo “a prevedere nel prossimo bilancio pluriennale regionale di continuare con gli investimenti con almeno 15milioni per la costruzione di nuovi alloggi da destinare all’edilizia residenziale pubblica”, come riformulato con l’emendamento illustrato da Sostegni, insieme alla presa d’atto che “gli stanziamenti nel 2018 sono arrivati a 61 milioni di euro”. Nell’impegnativa, inoltre, si chiede a Presidente e Giunta di attivarsi “al fine di istituire a livello nazionale uno specifico fondo per il finanziamento della costruzione o acquisto di nuovi alloggi da destinare all’edilizia residenziale pubblica”; a rendere pubblico nel prossimo rapporto ‘Abitare in Toscana’ il “totale delle risorse destinate al settore Erp distinguendo tra le risorse regionali non spese negli anni precedenti rispetto ai nuovi stanziamenti” e “le risorse di natura europea o nazionale rispetto a quello di competenza strettamente regionale”.

In continuità con il precedente, ha fatto seguito l’ordine del giorno sulla richiesta di specifiche risorse per la riqualificazione degli alloggi sfitti impegnando la Giunta “a prevedere nel prossimo bilancio specifiche risorse aggiuntive rispetto a quelle previste per la realizzazione di nuovi alloggi, pari ad almeno 10milioni di euro l’anno per interventi e lavori di manutenzione degli alloggi sfitti”.

Altro tema caldo, come sottolineato da Quartini, le forti tensioni sociali ora per la convivenza tra culture diverse ora per le domande di assegnazione tra cittadini stranieri e non. Da qui l’atto che impegna l’esecutivo a promuovere e diffondere con il coinvolgimento dei Comuni, dei gestori e delle associazioni di rappresentanza degli inquilini, specifici corsi di formazione propedeutici all’assegnazione dell’alloggio, “finalizzati a trasmettere ai nuovi inquilini la conoscenza dei principi costituzionali e delle norme del codice civile che regolano la vita condominiale”.

Ma per intervenire al meglio, occorre aver ben chiaro il quadro della situazione. In tal senso, con l’ultimo ordine del giorno approvato dopo che è stato accolto un emendamento del Partito democratico, si impegna la Regione a “chiedere ai soggetti gestori uno specifico studio, con il coinvolgimento della Regione, dell’Anci, di Cispel, delle associazioni inquilini e dell’Università toscane, finalizzato a costruire un nuovo modello di governance che tenga conto – indicativamente – di numero di alloggi; del numero di richieste di alloggi per singoli territori; del numero di alloggi necessari per soddisfare la domanda; del numero dei dipendenti attualmente occupati all’interno delle società di gestione; della situazione economica delle società di gestione; delle caratteristiche socio economiche dei vari territori”.

Approvati i cinque ordini del giorno, l’Aula di palazzo del Pegaso ha continuato i lavori, concentrandosi sull’articolato della proposta di legge, arrivando a licenziare i primi 7 articoli.

Redazione Nove da Firenze