Rossi: "Caporalato a Prato, una sentenza storica"

Condannati due cinesi titolari di un'azienda applicando l'articolo 603 bis del codice penale, che dal 2016 punisce non solo i caporali ma anche i datori di lavoro. "Indagine nata grazie a ispettori regionali". Silli (Cambiamo!): "Nel nostro distretto industriale non è più tollerabile la presenza di aziende che mettono in atto una concorrenza sleale, per giunta sulla pelle dei lavoratori”


FIRENZE - "La storica sentenza che a Prato ha condannato, in base alla nuova legislazione sul caporalato, due imprenditori che sfruttavano decine di lavoratori in condizioni disumane è motivo di grande soddisfazione". Così il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, commenta la decisione dei giudici del Tribunale di Prato che ieri ha condannato due titolari di un'azienda applicando l'articolo 603 bis del codice penale, che dal 2016 punisce non solo i caporali ma anche i datori di lavoro che impiegano manodopera destinandola al lavoro in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno.

"Questo risultato è per noi particolarmente importante – spiega il presidente - perché l'intera indagine nasce dall'attività degli ispettori del progetto regionale ‘Prato Lavoro Sicuro', varato all'indomani del rogo di Teresa Moda".

"Rinnovo – prosegue Rossi – i miei ringraziamenti, già rivolti mesi fa al momento dell'operazione che permise l'apertura del processo, alla Procura della Repubblica di Prato, ai Carabinieri, a tutti coloro che hanno lavorato alle indagini e in particolar modo agli operatori della Regione Toscana".

"Non siamo perfetti ma l'impegno della Regione Toscana per il rispetto della legalità e della sicurezza e per la dignità del lavoro e dei lavoratori – conclude Rossi – non è mai venuto meno. In questi anni le attività di controllo messe in campo sono state un successo. ‘Lavoro sicuro' ha dimostrato la sua efficacia. Sono oltre 8 su 10 le aziende sanzionate hanno deciso di mettersi in regola e abbiamo registrato una drastica riduzione delle situazioni di irregolarità, a partire dalle gravissime carenze legate alla promiscuità tra ambienti di vita e di lavoro. Inoltre, il progetto ha funzionato anche da modello, con risultati positivi, nei controlli nelle aziende e nelle cave del marmo sulle Apuane. Per questo penso che entro la fine della legislatura sia necessario approvare una legge per consolidarlo e renderlo strutturale".

I due condannati sono di nazionalità cinese.

“Un plauso di riconoscenza, da parte delle Istituzioni che mi onoro di rappresentare, al lavoro investigativo della Procura di Prato, che con le sue indagini ha perseguito penalmente due imprenditori cinesi che sfruttavano i propri lavoratori”. Il deputato di ‘Cambiamo!’ Giorgio Silli, eletto nel collegio del distretto tessile pratese, elogia il lavoro della magistratura ed il primato di una sentenza che fa scuola. “La sentenza di primo grado emessa ieri in Tribunale a Prato è la prima in Italia che stabilisce che quel reato è stato commesso. Mi auguro che possa aprire una breccia nelle coscienze di chi delinque: nel nostro distretto industriale non è più tollerabile la presenza di aziende che mettono in atto una concorrenza sleale, per giunta sulla pelle dei lavoratori”.

Redazione Nove da Firenze