La Dia: "Toscana terra dove i clan reinvestono"

Relazione sul secondo semestre 2018: "Potenziale territorio di espansione ove reinvestire capitali di provenienza illecita". Anche con l'aiuto di "professionisti locali". Camorra e 'ndrangheta si consolidano. Crescono i gruppi criminali stranieri, soprattutto cinesi ma anche albanesi, romeni e africani


(DIRE) Firenze, 19 lug. - La Toscana "costituisce un potenziale territorio di 'espansione' per le mire criminali, ove reinvestire i capitali di provenienza illecita". E' quanto messo nero su bianco nell'ultima relazione della Dia, riferita al secondo semestre 2018.

Nel territorio, in sostanza, "emerge l'elevata capacità della criminalità organizzata ad agire sottotraccia, favorita, se del caso, dal supporto di qualificati professionisti locali, quali imprenditori, ma anche notai e commercialisti".

Cosa nostra, è spiegato, ha meno presa. Si assiste, infatti, "ad un apparente decremento della presenza di soggetti riconducibili, la cui influenza si fonda su forme o tentativi di condizionamento dell'azione pubblica, funzionali soprattutto al controllo degli appalti pubblici, e dell'economica legale, più che sul tradizionale controllo del territorio". Analoga flessione emerge anche per la sacra corona unita.

Sono invece camorra e 'ndrangheta che "confermano un consolidamento organizzativo". L'analisi, inoltre, evidenza "una consolidata presenza di gruppi criminali stranieri, cinesi in particolare ma anche albanesi, romeni e centro-nordafricani, che operano, con metodologia assimilabile a quella delle organizzazioni di stampo mafioso, a volte in collaborazione con soggetti criminali di nazionalità italiana".

Allo stato attuale, in Toscana sono in corso le procedure per la gestione di ben 367 immobili confiscati e 50 aziende, mentre altri 135 immobili sono già stati destinati (2 imprese). In provincia di Firenze e nel resto della regione "i sodalizi calabresi hanno consolidato la tendenza a diversificare gli investimenti, dimostrando attitudini imprenditoriali in diversi settori, oltre alla capacità di adattamento ai variegati contesti socio-economici, anche mediante condotte collusive". 

Inoltre "è verosimile ritenere che elementi contigui alle famiglie 'ndranghetiste possano facilmente riuscire ad inserirsi in società commerciali e finanziarie, grazie alla disponibilità di consistenti capitali illeciti". (Dire)

"Il contrasto alle infiltrazioni mafiose deve vedere impegnate le autorità di polizia e la magistratura, ma anche e soprattutto la politica, la pubblica amministrazione e la società intera". Così l'assessore regionale alla sicurezza dei cittadini e alla legalità Vittorio Bugli ha commentato la relazione semestrale della Dia che evidenzia il rischio che la Toscana possa essere un potenziale territorio di ‘espansione' per i capitali illeciti della mafia.

"La prevenzione e il contrasto delle mafie, soprattutto in un territorio a recente espansione come la Toscana necessitano innanzitutto di nuovi strumenti di riconoscimento del fenomeno, per rendere più efficace la loro azione" ha continuato l'assessore.
"La relazione della DIA - ha aggiunto - aggiorna un quadro per la nostra regione già chiaro in molti suoi aspetti: esiste un rischio di penetrazione criminale da parte delle mafie anche in Toscana. Questa penetrazione non usa gli strumenti classici dell'intimidazione, ma dei soldi facili, dei capitali illeciti, della corruzione pubblica e privata. Alcuni territori e alcuni settori dell'economia e della società toscana sono più esposti a questi fenomeni rispetto ad altri. Molti di questi aspetti sono già emersi nelle ricerche promosse dalla Regione in questi anni".

La Toscana, ricorda ancora Bugli, promuove azioni per la legalità, decide comunemente al Tavolo regionale della legalità assieme a tutte le associazioni e i soggetti interessati, promuovendo azioni nelle scuole, sostenendo la presenza dei ragazzi ai campi della legalità nei territorio confiscati alle mafie, gestendo il Centro di documentazione Cultura della Legalità Democratica. E si impegna per il recupero dei beni confiscati alla mafia, ultima la tenuta di Suvignano. Inoltre pubblica da tre anni il rapporto sulla crimine organizzato con la collaborazione della Scuola Normale di Pisa.

"Le ricerche promosse dalla Regione in questi anni stanno dando un forte contributo a questo processo collettivo di riconoscimento – ha concluso Bugli – Nel prossimo rapporto, che sarà presentato in autunno, vi saranno degli approfondimenti proprio su alcuni temi sollevati in questa ultima relazione DIA: appalti e imprenditoria mafiosa, criminalità ambientale e mafia, approfondimenti su alcuni territori particolarmente vulnerabili".

Redazione Nove da Firenze