Biblioteche in appalto: la protesta dei lavoratori

Amato (Potere al popolo): "EDA-servizi, è vera crisi o un modo per abbassare le tutele?". Grassi: “Le cooperative non facciano ricadere le loro scelte sbagliate sui lavoratori. Se hanno offerto un ribasso d'asta eccessivo se ne devono assumere la responsabilità”. Silvia Noferi (M5S): “Come al solito si scaricano gli errori dei dirigenti e dell'amministrazione comunale”


“La cooperativa Eda Servizi ha convocato i suoi soci-lavoratori per votare su un cambio di contratto. Da quello del commercio a quello di multiservizi per l'appalto sulla gestione delle biblioteche. E questo perché? Dice di essere in difficoltà e fa ricadere le proprie scelte sbagliate sui dipendenti. Un comportamento da condannare”. Così Tommaso Grassi, capogruppo di Firenze riparte a sinistra, commenta lo stato di agitazione dei lavoratori. E incalza: “L'errore di aver partecipato ad un bando, facendo un'offerta così ribassata, non certo chiesta dal Comune è un errore della dirigenza. Perché adesso gli unici a pagarne le spese devono essere i lavoratori?” “Siamo al loro fianco nella battaglia – continua il capogruppo – e li sosterremo in tutte le forme di protesta. Il Comune faccia lo stesso e dia un segnale forte alla cooperativa. Non si gioca con le vite professionali e personali delle persone solo per fare del profitto”. “Il sacrificio chiesto ai soci-lavoratori è enorme. Soprattutto – conclude Grassi – se si pensa che già da tempo gli stipendi per i servizi di questo tipo sono davvero bassi, quasi da fame, rispetto all'impegno richiesto e alla responsabilità attribuita alle mansioni”.

“La situazione dei lavoratori di Eda Servizi, costretti a decidere in una settimana, se trovarsi disoccupati o rinunciare ad una parte dei loro diritti è l’ennesima prova che la gestione dei servizi comunali dati in appalto è fallimentare. Fallimentare – aggiunge la consigliera del Movimento 5 Stelle e vice presidente del Consiglio comunale Silvia Noferi – perché nasce in modo sbagliato. Il Comune ha emanato dei bandi che prevedevano il contratto del Commercio quando già esisteva il contratto nazionale Federculture, siglato il 9 novembre 1999. Questo tipo di contratto è specifico per i lavoratori del settore culturale ed è di primaria importanza soprattutto per una città d’arte come Firenze. Lo sviluppo di professionalità specifiche per il potenziamento della qualità dei servizi offerti ai cittadini garantisce la crescita dell’offerta culturale della città e passa anche attraverso la motivazione e la tranquillità dei lavoratori che operano nel settore. Il Comune non ha nemmeno organismi di controllo efficienti sulle ditte vincitrici degli appalti e ne è prova l’attuale situazione. La ditta vincitrice dichiara un buco economico e cerca di scaricare gli effetti sulla pelle dei lavoratori che perderebbero in questo modo e per sempre, diritti e retribuzione. Non vediamo come sia possibile – conclude Silvia Noferi – che un’azienda possa cambiare in corsa il contratto dei lavoratori quando era una condizione fondante per vincere l’appalto. Capire cosa ha previsto il Comune nel caso del fallimento dell’azienda sarà importante per tutelare i lavoratori e il servizio”.

"Ho già richiesto che nella Commissione Lavoro del Consiglio comunale di Firenze ci sia un approfondimento su tutta la vicenda e a breve presenterò una mozione per tutelare tutti i lavoratori coinvolti nei bandi di gara d’appalto fatti dall’amministrazione -dichiara Miriam Amato, consigliera aderente a Potere al Popolo- E’ inaccettabile che il 23 maggio 2018 i soci-lavoratori di EDA siano chiamati a deliberare lo stato di crisi della cooperativa e contestualmente ad accettare le modifiche contrattuali proposte dal Consiglio di Amministrazione che prevedono il passaggio dal contratto del Commercio attualmente in essere a quello Multiservizi, che contiene peggiori condizioni retributive e normative. E va notato che recentemente i lavoratori hanno già accettato una riduzione di istituti contrattuali (ROL) e alcuni di loro anche un abbassamento dei livelli di inquadramento. Ai lavoratori, compresi i soci della cooperativa, non è stata fornita adeguata documentazione che possa consentire di valutare l'effettivo stato di crisi aziendale e le cause che lo hanno generato, in assenza di queste informazioni non è possibile comprendere se la crisi è soltanto temporanea e relativa a cause contingenti. La legge 142/2001, infatti, presuppone che siano esplicitati elementi adeguati e sufficienti per poter mettere in campo interventi, anche temporanei, idonei a fronteggiare la crisi. La conseguenza di questa scelta da parte del CDA sarà quella di creare divisioni fra i lavoratori, fra coloro che sono già assunti col CCNL Multiservizi e coloro che hanno un diverso inquadramento, facendo quindi ricadere sui lavoratori stessi che godono di migliori condizioni contrattuali la responsabilità della presunta crisi societaria. Siamo consapevoli che attraverso il sistema degli appalti i lavoratori sono meno tutelati e la precarietà è diventata il loro unico status. Ed essendo l'Amministrazione del Comune di Firenze il principale committente di EDA-servizi, diventa prioritario dare una chiara risposta politica, per scongiurare il peggioramento delle condizioni contrattuali ed occupazionali. Inoltre va sottolineata l’incongruenza col fatto che la gara d’appalto era stata calibrata dal punto di vista economico sui costi dell’applicazione del contratto del commercio. Solo un impegno politico collettivo può ridare dignità al lavoro garantendo ai lavoratori quei diritti che le logiche del mercato neoliberista stanno stravolgendo. Le forze politiche, sociali e sindacali che fanno parte di Potere al Popolo stanno infatti analizzando ciò che è stato fatto sino ad oggi e pianificano le azioni da intraprendere nel breve e medio periodo, per organizzare le strategie e le pratiche da adottare in merito ai problemi occupazionali del nostro territorio".

Redazione Nove da Firenze