Prato: annullate le delibere sui contratti swap

19 favorevoli (centrodestra più Fli) e 11 astenuti (Pd e Idv). Il presidente Bettazzi, il coordinatore vicario del Pdl Giugni e i consiglieri Longo e Lana: «Un'azione doverosa a tutela delle risorse pubbliche»


DEBITO PUBBLICO — E' stato approvato oggi dal Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pdl, Lega Nord, Lega Toscana, Udc, più Fli) e 11 astenuti (PD e Idv) l'annullamento in autotutela delle delibere relative ai contratti swap. Il gruppo di Fli si è espresso a favore della delibera, al fianco della maggioranza di centrodestra.

Annullati quindi dal Consiglio comunale gli atti dal 2002 al 2006 che hanno portato alla stipulazione e alla rinegoziazione dei contratti swap con Dexia Crediop spa, che solo nel 2010 e nel 2011 hanno comportato per le casse comunali l'accantonamento in bilancio di maggiori interessi rispettivamente di 1.800.000 e 1.781.000 di euro e complessivamente costi impliciti per 4.893.344. Un'azione di autotutela doverosa, come l'hanno definita il presidente del Consiglio comunale Maurizio Bettazzi, il coordinatore vicario del Pdl Alessandro Giugni e i due consiglieri comunali e membri della Commissione consiliare Bilancio Antonio Longo dell'Udc e Vittorio Lana del Pdl, che poco prima della seduta hanno illustrato la manovra.

Si tratta della revoca di 5 delibere approvate dalla precedente Amministrazione comunale per la sottoscrizione di contratti derivati che al 2006 coprivano un sottostante di 67 milioni e 524.000 euro, tra mutui bancari e Boc rinegoziati. L'annullamento, conseguente a quello già deciso dal Consiglio comunale l'anno scorso ed impugnato da Dexia davanti al Tar, attacca questa volta la mancanza dei giusti presupposti giuridici su cui dovrebbe basarsi il procedimento che ha portato alla stipula del rapporto. Diverse le anomalie riscontrate nella procedura: prima fra tutte che Dexia rivestisse il doppio ruolo di advisor del Comune e poi di operatore finanziario, ovvero facendo il consulente che ha consigliato l'acquisto del proprio prodotto finanziario. Seconda la scelta di non adottare procedure selettive, al contrario di quanto prescritto dalla Corte dei Conti, mentre per la scelta dell'advisor venne esperita la gara. Terzo, ma non meno importante, come hanno sottolineto Giugni, Lana e Longo, l'inserimento nel contratto della clausola compromissoria che stabilisce la giuridizione del Regno Unito in caso di controversie legali. «Quel che maggiormente conta è che non si è tenuto in nessun conto l'interesse pubblico, che deve essere invece sempre preminente, dato che si tratta di soldi dei cittadini - ha detto il presidente del Consiglio Bettazzi - La sottoscrizione di questi contratti ha portato a gravi danni per le finanze del Comune, ingessando i bilanci che sono seguiti e che seguiranno per altri 15 anni, fino al 2026, se non vi porremo rimedio con un'azione di autotutela. E' un atto che dobbiamo prima di tutto ai cittadini. Già quando sedevo all'opposizione, ho ammonito sui rischi dei contratti derivati, come hanno fatto anche Giovanni Luchetti e altri consiglieri del centrodestra, che hanno denunciato la scelleratezza dell'operazione. Il voto di oggi è anche a tutela di quei consiglieri dell'allora maggioranza che votarono a favore dei derivati, ma senza una chiara cognizione dei rischi e anche senza una reale convinzione». Come ha evidenziato anche il coordinatore vicario del Pdl Giugni, il contratto con Dexia Crediop era già in una valutazione ex ante fortemente sbilanciato e strutturato a favore della banca: «Quale è stato l'interesse pubblico perseguito nel sottoscrivere una clausola di riserva giurisdizionale che rimanda alla Corte inglese e che ci crea notevoli difficoltà di difesa e costi aggiuntivi? - chiede Giugni - Questo ci espone ad ancora maggiori rischi e maggiori perdite. Siamo di fronte ad un'operazione già molto onerosa dal punto di vista economico e finanziario, per cui non possiamo non promuovere un'azione di autotutela che riteniamo doverosa». «Evidentemente l'intento di chi ha inserito quella clausola vessatoria era proprio di sottrarsi alla giurisdizione italiana» - spiega anche Vittorio Lana. «Oltre alle diverse irregolarità rispetto alle chiare indicazioni della Corte dei Conti - aggiunge Longo - Cosa avrebbero significato oggi per il Comune e per i cittadini 2 milioni all'anno da poter investire in opere pubbliche e servizi?»

Nelle dichiarazioni di voto il coordinatore Alessandro Giugni ha sottolineato «che il Pd decidendo di astenersi ha tolto un po' di forza a questa delibera, ma soprattutto ha perso un'occasione per mettersi dalla parte dei cittadini».

cb

Redazione Nove da Firenze