Nelle aree geotermiche una buona qualità della vita

Presentato lo studio epidemiologico condotto da Ars sui 16 Comuni interessati. L’assessore regionale Bramerini: "Il quadro sanitario conferma il trend regionale".

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 settembre 2010 19:48
Nelle aree geotermiche una buona qualità della vita

E’ in linea con quello regionale il quadro sanitario della popolazione residente nei comuni geotermici della Toscana. E’ in estrema sintesi quanto emerge dalla ricerca epidemiologica sulle popolazioni dell’intero bacino geotermico toscano condotto dall’Ars (Agenzia regionale di sanità) Toscana con il supporto scientifico del gruppo di epidemiologi del Cnr (Fondazione Monasterio di Pisa). Lo studio è stato presentato oggi alle istituzioni e ai direttori generali delle Asl da Francesco Cipriani, direttore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Ars, alla presenza dell’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini.

L’indagine è stata condotta incrociando dati ambientali e sanitari relativi a 43mila abitanti dei 16 Comuni geotermici toscani. Di questi, 8 si trovano nella provincia pisana e senese e ospitano 26 centrali geotermiche; altri 8 s i trovano nella provincia grossetana con 5 centrali. La ricerca condotta come un’istruttoria epidemiologica ha evidenziato un numero limitato di indizi su cui focalizzare l’attenzione e quindi intervenire. "Lo studio dell'Ars – sottolinea l’assessore Bramerini -, poderoso e importante perché uno dei primi completi che valutano la situazione sanitaria nelle aree geotermiche, evidenzia dati di salute rassicuranti, in generale in linea con l'andamento regionale.

Emergono anche alcune criticità sanitarie che potrebbero far pensare a fattori ambientali più legati a caratteristiche territoriali tipiche delle aree montane e agli effetti della presenza di attività minerarie. Infatti, laddove è maggiore l'emissione di mercurio e acido solfidrico, e cioè l'area di Larderello, è minore l'insorgenza di malattie". "E' stato uno studio abbastanza lungo – ha spiegato Francesco Cipriani - che ha utilizzato tutte le fonti disponibili al momento su eventi sanitari relativi ai residenti nelle aree geotermiche, prendendo in esame tutti i loro atti sanitari indipendentemente dal luogo dove sono stati rilasciati.

Dunque, si tratta di mortalità, ricoveri in ospedale, basso peso alla nascita, malformazioni e altre patologie con minore gravità che non richiedono ricovero. Lo studio è descrittivo e va a cercare indizi e prove di eventuali rischi. Dall'insieme di tutte le analisi non emergono grandi differenze sullo stato di salute della popolazione residente nelle aree geotermiche rispetto a quella che vive nelle altre zone della Toscana. I pochi eccessi di malattie rilevati ci fanno pensare che siano imputabili alle occupazioni minerarie del passato o a stili di vita individuali piuttosto che alla geotermia.

Semmai rimane da approfondire l'eccesso di malattie respiratorie acute e delle vie urinarie rilevato in alcuni comuni dell'area amiatina". Questi risultati sono peraltro coerenti con quelli di studi epidemiologici precedenti condotti dall'Asl di Siena con l’Istituto Superiore di Sanità, che avevano evidenziato livelli elevati di mercurio nel sangue e nell’urina di volontari residenti nell'Amiata senese e di arsenico nell'acqua di queste zone e che concludevano a favore di un legame con la presenza dei due metalli nel territorio naturale del monte Amiata, dove per decenni si è svolta l'attività minerararia, piuttosto che con l’attività geotermica.

Lo studio si conclude con la proposta di attivare iniziative di prevenzione mirate a ridurre alcune delle malattie risultate in eccesso nelle aree geotermiche, con particolare attenzione a quella amiatina. "Lo studio condotto dall'Ars offre un quadro sanitario tranquillizzante - ha dichiarato l'assessore alla sanità Daniela Scaramuccia -. Per quanto riguarda quelle criticità che pur emergono, sarà possibile affrontarle avviando uno specifico Piano di Salute con la collaborazione di molti attori.

Sfruttando le risorse esistenti, pensiamo di intervenire con il supporto di un gruppo di lavoro multiprofessionale che metta insieme le competenze del mondo sanitario, ambientale e della società civile: partendo dall’azienda sanitaria locale, con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, con i responsabili di zona e i nostri esperti". La Regione Toscana organizzerà nelle prossime settimane incontri pubblici per presentare i risultati dello studio ai cittadini e lo stesso faranno le Asl del territorio con gli operatori sanitari della zona. di Chiara Bini

Collegamenti
In evidenza