Autismo: ricalcolare il contributo per la terapia Aba

Il Consiglio regionale approva la mozione presentata dalla Lega che guarda in particolar modo alle famiglie con minori che hanno iniziato precocemente il metodo di analisi del comportamento


Firenze “Rivedere e in caso ricalcolare il contributo a favore dei pazienti affetti da autismo che ricorrono al metodo Aba”, quella particolare terapia che punta a ridurre i comportamenti disfunzionali. Il Consiglio regionale vota la mozione presentata dalla Lega, che si concentra in particolar modo sulle famiglie con minori in età prescolare che abbiano iniziato la terapia precocemente. Il costo di un intervento terapeutico Aba, si legge nell’atto di indirizzo, è stimato tra i 40 e i 55 euro e comprende il pagamento dello psicologo supervisore, degli educatori e dei materiali didattici. Le spese per un’ora di trattamento si aggirano tra i 25 e i 35 euro. Somme che le famiglie devono anticipare in attesa del rimborso.

Attualmente il sistema sanitario pubblico, pur garantendo un sostegno importante ai soggetti autistici ed alle loro famiglie, non è in grado di assicurare molti dei programmi utili per affrontare la patologia, come i trattamenti intensivi comportamentali, utili per modificare il comportamento personale e renderlo più funzionale alla vita di ogni giorno (alimentazione, igiene personale, capacità di vestirsi) o i programmi basati sull’analisi comportamentale applicata (Applied Behaviour Analysis) per intervenire sulle competenze cognitive, linguistiche e di adattabilità. Per questo il Consiglio regionale, all’unanimità, ha approvato una mozione di Jacopo Alberti (Lega), nel testo sostitutivo concordato con Enrico Sostegni (Pd), che lo ha sottoscritto. L’atto di indirizzo impegna la Giunta regionale ad attivarsi i tutte le sedi opportune affinché il sistema sanitario pubblico arrivi a garantire la totalità dei programmi volti a trattare i casi di autismo. In attesa che il sistema sanitario nazionale se ne faccia carico, la Giunta regionale dovrà predisporre un sistema di accreditamento, che dia sicurezze alle famiglie sulla qualità ed omogeneità dei servizi erogati da professionisti. La Giunta dovrà inoltre garantire un adeguato sostegno economico a favore dei pazienti affetti da autismo che ricorrono a trattamenti di tipo intensivo comportamentale. La Giunta regionale dovrà, inoltre, finanziare quanto prima tutte le domande di sostegno attualmente in attesa a livello regionale per garantire il necessario sostegno alla persona con gravi disabilità e al nucleo familiare interessato, valutando inoltre la possibilità di estendere i requisiti per il riconoscimento della disabilità grave anche ad alcune forme di autismo. “Su un problema concreto e reale abbiamo superato ogni steccato ideologico, ogni barriera di divisione – ha sottolineato Jacopo Alberti al termine dell’illustrazione del testo. – Abbiamo lavorato per cercare di risolvere problemi con i quali migliaia di famiglie toscane sono a combattere tutti i giorni”.

“Sono tre i punti importanti. Impegniamo il sistema sanitario toscano a garantire la copertura del costo dei trattamenti anche alla luce degli sviluppi futuri – ha osservato Enrico Sostegni. – Se non è in grado di garantire tutto questo, deve almeno trovare un sistema di valutazione e accreditamento più efficace. Sulle gravissime disabilità sono rimaste in lista di attesa solo poche decine di casi: chiediamo di intervenire su questo”.

“Abbiamo una visione ambiziosa di cittadini che riescono a guardare oltre la propria disabilità per costruire un obbiettivo di vita grazie ai servizi, alle famiglie, alle realtà territoriali – ha affermato Serena Spinelli (gruppo Misto-Tpt). – E’ una visione ambiziosa, lo so. Se nel passato, però, non l’avessimo avuta, qui in Toscana in particolare, quanti diritti sarebbero stati negati?”.

L’assessore Stefania Saccardi ha ricordato il Rapporto sulla disabilità, presentato nei giorni scorsi. “In questi anni molto è stato fatto e la Toscana è sicuramente un faro a livello nazionale – ha rilevato. – Un dato: sul fronte del ‘dopo di noi’, su 380 esperienze nazionali che sono partite, 179 sono toscane. Questo la dice lunga sul lavoro fatto, non da me, non dalla giunta, ma dalla rete straordinaria delle associazioni, che abbiamo avuto solo la sensibilità e l’intelligenza di coinvolgere in tutte le progettualità”. Una scelta, ad esempio, che ha permesso di far lavorare 150 persone con disabilità utilizzando il fondo sociale europeo. “L’accessibilità vogliamo darla non solo ai diritti – ha concluso - ma anche a tutte le opportunità, non solo sanitarie”.

Redazione Nove da Firenze