Assistenza scolastica ai disabili: tante criticità

Fondi sempre più scarsi per i Comuni e difficoltà gestionali minano un servizio essenziale

Roberto
Roberto Onorati
14 Ottobre 2026 07:26
Assistenza scolastica ai disabili: tante criticità

L’assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli studenti con disabilità rappresenta un pilastro essenziale per garantire il diritto allo studio e un’inclusione scolastica reale nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Negli anni, tuttavia, i Comuni si sono trovati ad affrontare questa responsabilità in un contesto finanziario complesso, caratterizzato da costi crescenti e risorse non sempre sufficienti a coprire l’intero fabbisogno del territorio.

A tracciare i criteri e l’ipotesi tecnica alla base del riparto è stata la Commissione Tecnica per i Fabbisogni Standard, che nella seduta del 22 luglio 2026 ha approvato lo schema di ripartizione sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il quadro finale delle risorse viene definita ed emanata con decreto dal Ministro per le disabilità, adottato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero dell’Interno e il Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, previa intesa in Conferenza Unificata.

I numeri generali mostrano la portata dell’impegno economico: nel 2025 la spesa complessiva sostenuta dai Comuni per i servizi di assistenza ha raggiunto circa 900 milioni di euro, fronteggiata da un contributo statale e regionale complessivo pari a circa 300 milioni. La nuova programmazione incrementa la dotazione statale diretta ai Comuni a 160 milioni di euro all’anno, inserendo novità rilevanti nella gestione del servizio.

Una delle principali trasformazioni è la certezza della copertura finanziaria su scala triennale per gli anni 2026, 2027 e 2028 (a copertura degli anni scolastici dal 2025/2026 al 2027/2028). La stabilità pluriennale consente agli enti locali di programmare le risorse con maggiore respiro, avviando gare d’appalto e affidamenti di lunga durata per i servizi specialistici senza doversi affidare a proroghe o soluzioni tampone ad ogni inizio di anno scolastico.

Il finanziamento mantiene un vincolo di destinazione specifico, ma l’erogazione segue un percorso graduale: per le prime due annualità (2026 e 2027) il mantenimento delle risorse è legato al raggiungimento degli Obiettivi di Servizio comunali, mentre dal 2028 si avvierà la transizione verso i Livelli Essenziali delle Prestazioni. In questa fase a regime, il servizio si affrancherà dai vincoli di bilancio dell’ente locale per diventare una prestazione esigibile, parametrata direttamente alle ore assegnate nei Piani Educativi Individualizzati.

Peraltro, non mancano le criticità relative all’ipotesi di superare l’obbligo di rinnovo annuale del Piano Educativo Individualizzato. L’obiettivo dichiarato è quello di “snellire il carico burocratico che grava su docenti, istituzioni e famiglie. Tuttavia, analizzando la questione da una prospettiva tecnica e normativa, l’idea di rendere il PEI un documento pluriennale o modificabile solo “all’occorrenza” presenta criticità strutturali che rischiano di depotenziare l’efficacia dei percorsi di inclusione.

Considerare la revisione periodica del PEI un mero adempimento formale significa fraintendere la natura stessa di questo strumento. Il PEI, introdotto dalla Legge 104/1992 e disciplinato dal D.Lgs. 66/2017 e dal Decreto Interministeriale 182/2020, non è un contratto statico, bensì un progetto dinamico di vita. La normativa lo definisce come il dispositivo centrale per individuare gli strumenti, le strategie e le modalità didattiche volte ad abbattere le barriere e a valorizzare i facilitatori nell’ambiente scolastico.

L’ipotesi di mantenere invariato il PEI per più anni si scontra con una realtà fondamentale: l’evoluzione cognitiva, affettiva e relazionale di un alunno in età scolastica non è un processo lineare né prevedibile a lungo termine. Ipotizzare che un piano possa restare valido nel tempo implica presupporre una stasi nel percorso di sviluppo dell’alunno, proprio in una fase della vita caratterizzata da trasformazioni profonde e continue. Il funzionamento di una persona è il risultato dell’interazione costante tra le sue caratteristiche individuali e il contesto circostante.

Con il passaggio da un anno scolastico all’altro cambiano le richieste didattiche, i gruppi classe, i docenti e le dinamiche di socializzazione. Di conseguenza, cambiano anche i bisogni e le risposte dell’alunno.

Dal punto di vista procedurale e giuridico, la revisione annuale del PEI costituisce il momento chiave in cui il Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione – composto da docenti, specialisti della salute e genitori – valuta i risultati raggiunti e riprogramma il percorso. È proprio in questa sede che si quantificano e motivano le risorse necessarie per l’anno successivo, tra cui le ore di sostegno, l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione e gli strumenti tecnologici compensativi.

Rendere facoltativa o diradata questa verifica rischia di indebolire la garanzia del diritto allo studio e la personalizzazione dell’insegnamento. La criticità riscontrata nelle scuole non risiede nella frequenza dell’aggiornamento del PEI, ma nelle modalità con cui talvolta viene redatto, che rischiano di scivolare nel formalismo. La risposta a questa criticità non dovrebbe essere il diradamento delle scadenze, ma il miglioramento della qualità della progettazione e della formazione del personale.

Ogni anno scolastico richiede un PEI aggiornato perché ogni anno l’alunno affronta una tappa diversa del proprio percorso di crescita. Garantire una revisione annuale e sistematica significa confermare che la scuola considera la persona con disabilità un soggetto in continua evoluzione, le cui potenzialità vanno continuamente osservate, stimolate e riprogettate.

Difesa Civica — rubrica a cura di Roberto Onorati

Roberto
Roberto Onorati

Potentino di origine, toscano di adozione, laureato in legge, dirigente pubblico, segretario comunale, poi funzionario a Bruxelles per la Commissione Europea, oggi si occupa come consulente di formazione e supporto giuridico per gli enti locali in tema di affidamento e gestione di servizi alla persona e alla comunità - www.robertoonorati.it - onorati66@gmail.com

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