Assicurazione a bordo: pirati, sanzioni e truffe

Con la digitalizzazione sono stati scoperti numerosi veicoli privi di RC Auto


La digitalizzazione degli strumenti in uso alle forze dell'ordine ha portato nel 2018 a numerose verifiche che anche a Firenze hanno consentito di identificare veicoli sprovvisti di assicurazione. Una spesa obbligatoria che qualcuno ha forse ritenuto superflua, generando così un problema sociale di non poca rilevanza, se associato al numero di incidenti anche mortali registrati sulle nostre strade. 

 Una questione economica cavalcata dal mercato dei prodotti distribuiti in rete, con offerte sempre più concorrenziali i cui dettagli contrattuali spesso sfuggono ai sottoscrittori, e segnato negativamente dalle false polizze Rc-Auto.

Sul tema dei prezzi troppo bassi interviene il presidente Aduc, Vincenzo Donvito. 

Spiega Donvito "la recente scoperta, da parte dei Carabinieri, di una grande truffa basata sugli acquisti online di false polizze assicurative è occasione per ricordarci di non abbassare mai la guardia per l’acquisto di ogni prodotto che, siccome indispensabile (e obbligatorio, nella fattispecie), è buona occasione per stimolare opportunità, fantasia e creatività dei truffatori di ogni risma; soprattutto nell’ambito delle nuove forme di economia digitale, per la loro volatilità in generale, la scarsa dimestichezza verso lo strumento da parte degli utenti e la difficile operatività da parte delle autorità di controllo".

Prosegue poi "Noi, associazione di consumatori, ne siamo purtroppo ampi testimoni.
Se si pensa che ci sono persone che affidano i propri risparmi a chi promette loro guadagni mirabolanti con cifre a più zeri e in pochi mesi, non ci stupiamo più di tanto che diverse migliaia di automobilisti abbiano potuto abboccare alle “sirene economiche” per adempiere all’obbligo di assicurare il proprio veicolo. Si dice che “la necessità fa l’uomo ladro”, ma potremmo aggiornare questo detto - in era digitale soprattutto - che lo fa anche bischero”.

La raccomandazione è semplice, e la si può trovare ovunque, anche da parte delle forze dell’ordine: "il prezzo troppo basso non è detto che sia sinonimo di un buon affare. E tutti danno i consigli del caso, a partire da una visura camerale sull’esistenza e le caratteristiche delle società che propongono gli affari (www.registroimprese.it), facendo la tara anche su quelle apparentemente in ordine". 

"La velocità delle transazioni; la democrazia delle stesse; l’attenzione, la curiosità e la fiducia nel nuovo mezzo che permette ciò che un tempo era solo appannaggio di eletti, o fortunati, o più esperti. Sono tutti elementi che hanno reso il mercato online un terreno di bande di ogni tipo che, soprattutto, fanno riferimenti a sollecitazioni ed aspirazioni dell’individuo che, prima dell’era digitale, erano rari e, quasi sempre, annoverati nell’ambito della cosiddetta fortuna.
In questo contesto, crediamo che alcune situazioni e alcuni commerci stiano facendo da apripista e consolidamento di questa cultura che usa i “bischeri”.  Questo utente è meno attento e più interessato a tutto ciò che sia economico, conveniente… senza approfondire più di tanto". 

"Un mix di cultura e di “propensione” all’illegalità che - come ci confermano i sequestri dei Carabinieri di oggi – portano al proliferare di offerte illegali.
Qui non siamo per dare ricette salvifiche, ma solo per evidenziare il fenomeno e – speriamo – mettere le radici di una cultura della legalità, del diritto e della qualità che è alla base del nostro essere" conclude il presidente Aduc. 

Redazione Nove da Firenze