Artigiani a Firenze, l'orologiaio: il futuro di un lavoro senza tempo

Riccardo Pretolani ci apre le porte del suo laboratorio in Borgo Ognissanti


Artigiano di quinta generazione, dentro un laboratorio ricco di ricordi ed ingranaggi che servono a misurare il tempo, Riccardo Pretolani è oggi un punto di riferimento per gli appassionati di orologi e non solo.

Una formazione tecnica presso l'Istituto Leonardo da Vinci di Firenze "Ho frequentato il corso di meccanico in orologeria - ricorda Riccardo - ma soprattutto ho potuto vedere a lavoro mio nonno e mio padre".
Chi è l'orologiaio? "Nel corso degli anni è un mestiere che ha avuto vari ruoli nella società. C'è stato un tempo in cui non si poteva fare a meno di conoscere l'ora ed occorreva saper realizzare a mano tutti gli ingranaggi del sistema. Oggi che ho a che fare con le riparazioni capitano ancora situazioni in cui occorre intervenire sul singolo pezzo, è bello rituffarsi nel passato, ma c'è la possibilità di acquistare i materiali già pronti. Ricorrere all'orologiaio era necessario per tenere in orario tutti gli apparecchi meccanici presenti in casa e così periodicamente capitava di aprire sportelli e regolare lancette. Ma l'orologio non è solo uno strumento - tipo un elettrodomestico - è anche un accessorio che ha avuto ed ha ancora una vita nella società". 

Nel corso degli anni la professione si è dovuta misurare con le mode "Ci sono stati tanti modelli che hanno fatto epoca e tante case produttrici che hanno proposto sul mercato oggetti più o meno di prestigio. Mio padre si è legato ad una marca giapponese in particolare che abbiamo distribuito per anni in esclusiva per l'Italia, ma ho avuto tra le mani vari meccanismi e quadranti. Oggi viviamo un ritorno di alcuni modelli che dettano nuovamente tendenza. Nel tempo ho acquistato sempre meno prodotti, alzando però l'asticella e facendo una selezione sempre più attenta".

Ad un certo punto c'è stato uno slancio imprenditoriale "Assieme ad un socio abbiamo lanciato la personalizzazione dei quadranti, ricevendo tantissime commesse. Abbiamo collaborato con Squadre di Calcio nazionali e clienti di alto livello. E' stato un duro lavoro, ma ho avuto grandi soddisfazioni".

Si impara ancora questa arte? "Non esiste più una scuola come l'ho frequentata io, però posso dire di aver insegnato a bottega ed i risultati sono stati ottimi. Ancora oggi, a distanza di anni, c'è chi mi ringrazia per le lezioni ed i consigli ricevuti. Lo farei volentieri, mi piace insegnare e credo, senza peccare di presunzione, di saperlo fare con la dovuta pazienza e chiarezza".
I giovani chiedono di poter venire a bottega? "Non credo che manchi l'interesse. Sicuramente mancano incentivi perché l'artigiano può mettere il suo sapere a disposizione, ma non può abbandonare il banco di lavoro. A fine giornata un apprendista può portare a termine il lavoro, ma deve essere pagato e per l'artigiano l'investimento è gravoso. Servirebbe uno scambio: io ci metto l'esperienza, il giovane ci mette il lavoro, qualcuno deve pagare la giornata".

Il futuro della professione? "Non credo che morirà. Come tutte le professioni è in fase di trasformazione. L'artigiano è duttile, è creativo. Le riparazioni vivranno fino a quando esisterà qualcosa da riparare, ma c'è di più. Magari ci saranno meno orologiai su strada, ma la qualità non muore e c'è richiesta di mani esperte in varie parti del mondo. Le case produttrici ad esempio preferiscono chiamare personale già formato. Occorre fare una scelta di vita, ma è una opzione che oggi si prende in considerazione molto più che in passato". 

 L'arte di misurare il tempo è parte della famiglia Pretolani fin dall'800 e la testimonianza di Riccardo è oggi un segno tangibile di un artigianato fiorentino senza età, che rischia di prescindere dalla collocazione fisica.

Antonio Lenoci