Artigianato moda: lavoratori esasperati

Non arrivano i soldi degli ammortizzatori sociali dall’ente bilaterale. La denuncia Filctem Cgil Firenze: “Siamo fermi a maggio/giugno, è una vergogna, la politica finalmente intervenga”. Landi, CNA Federmoda: "Le misure individuate non supportano il settore. Subito una strategia della resistenza per preservare il comparto"


Firenze, 5-11-2020- La Filctem CGIL di Firenze denuncia una volta la situazione che stanno vivendo i lavoratori del comparto artigianato, in attesa ormai da mesi dell’assegno di integrazione salariale da parte dell’ente bilaterale FSBA. Si parla di cifre che non arrivano a mille euro al mese; in Toscana - stima sui dati Ebret - sono coinvolte circa 13mila persone nel settore moda e circa 80 mila considerando il settore moda e anche gli altri comparti (dalla meccanica al lapideo fino al legno).

“E’ insopportabile leggere - dice Alessandro Lippi della Filctem CGIL - che si trovino le risorse per vacanze e monopattini e non per rispondere alle legittime aspettative di questi lavoratori che rischiano di sprofondare in un abisso di frustrazione, in attesa di avere e come promesso, il pagamento dell’ammortizzatore sociale fermo a maggio/giugno e siamo ormai a novembre”. “Da noi in CGIL - aggiunge Lippi - vengono e chiamano molti lavoratori disperati, spesso donne, perché - si sa - la crisi e l’inefficienza la pagano quasi sempre in maniera maggiore i soggetti cosiddetti più deboli ma che si fanno carico del peso maggiore legato alla famiglia. Donne sole con figli a carico che non riscuotono quasi nulla da giugno, donne che non ce la fanno più a vivere l'ansia degli impegni quotidiani a cui non riescono più ad adempiere”. Conclude Lippi: “Questo toglie dignità al lavoro ed alle persone. Chiediamo quindi ancora a tutte le forze politiche di adoperarsi per sbloccare velocemente risorse necessarie al fine di risolvere una vergogna che in primo luogo politica e umana”.

Sono 6.195 le imprese attive del tessile, abbigliamento e calzature nella Città Metropolitana di Firenze (e 17.620 in Toscana), per il 61% artigiane: l’1,5% in meno di un anno fa. La fotografia di un comparto, strategico per l’economia fiorentina e regionale, che è però stremato dalle ripercussioni economiche della pandemia in corso. La misura del punto di non ritorno è data dal crollo di nuove imprese registrate a settembre 2020: il 36% in meno rispetto al 2019 in Toscana. A Firenze, invece, se l’abbigliamento resiste, crollano le nuove imprese di tessile (-40% rispetto ad un anno fa) e pelletteria (-26%). Una situazione allarmante, che si conferma anche a livello nazionale, testimoniata attraverso una lettera a firma del Presidente Nazionale CNA Federmoda, Marco Landi e del Responsabile Nazionale, Antonio Franceschini inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Economia e Finanze, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con cui l’Unione delle imprese della filiera moda di CNA illustra la situazione del settore e propone una serie di misure chiedendo inoltre un momento di confronto dedicato al settore. Una Caporetto del fashion, che si traduce in un calo di fatturato del 2020 stimato dal 35% al 60% e in un’ulteriore previsione sulla Primavera-Estate 2021 dal 50% al 70%.

“Stiamo parlando di quattro stagioni, che significano due anni di investimenti senza ritorno – spiega Marco Landi, fiorentino e Presidente Nazionale CNA Federmoda - Le varie misure fin qui introdotte per supportare i diversi settori produttivi non hanno dedicato la dovuta attenzione a questo comparto. É necessario adottare fin da subito una strategia della resistenza per preservare il settore, garantendo una moratoria finanziaria e contributiva per 18 mesi a partire da gennaio 2021, periodo che rappresenta il ciclo finanziario standard per un’azienda di abbigliamento, e l’adozione degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021”.

In aggiunta, essendo la moda un settore ad alta intensità di manodopera, un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale e flessibilità nell’utilizzo dei contratti a termine e taglio contributivo importante per chi stabilizza e forma il personale in azienda.

“Importantissima – prosegue Landi - è l’introduzione di un’agevolazione fiscale sull’acquisto di prodotti Made in Italy che si porrebbe come un naturale volano di una campagna di sensibilizzazione all’acquisto dei prodotti moda Made in Italy, che più degli altri sono il frutto di una sostenibilità sociale economica e ambientale, tematica al centro delle politiche di sviluppo globali".

Fin qui le richieste al Governo centrale, ma per CNA Federmoda Firenze è necessario anche un pronto intervento a livello locale per evitare che l'intera filiera venga smantellata da questa pandemia: dalla Regione Toscana ai singoli comuni, Firenze e Scandicci in primis.

Redazione Nove da Firenze